L’Arabia Saudita apre al turismo

L’Arabia Saudita apre al turismo

Con uno dei soliti annunci a sorpresa del giovane e ancora inesperto principe ereditario Mohammed bin Salman, ormai noto come MbS, l’Arabia Saudita ha deciso di aprirsi al turismo. Ai cittadini di 49 paesi del mondo, i consolati sauditi garantiranno in sette minuti un visto turistico valido 90 giorni

Cercate su Twitter @VisitSaudiNow e le immagini di un drone vi mostreranno un’isoletta incastonata in un mare cobalto, con l’annuncio «Queste non sono le Maldive»; poi le rocce del deserto disegnate dal vento: «Questo non è lo Utah»; e un antico villaggio in cima a una collina: «Questa non è l’Italia». No, è l’Arabia Saudita, famosa per il suo petrolio, le ambizioni geopolitiche e le sue inutili guerre, la brutalità e l’oscurantismo del suo regime, non per le sue bellezze naturali e storiche. Ancor meno per apparire come una meta turistica.

 

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Le meraviglie del paese

Eppure sotto questo punto di vista apparentemente improprio, il regno saudita ha cose fantastiche da mostrare. Il cratere del vulcano al-Wahbah a Nord Est di Jeddah; le rovine nabatee di Madain Salih sull’antica via delle spezie, e di Al-Ula nel Nord Ovest del paese, in linea d’aria non molto lontano dalla giordana Petra. In quella regione il deserto è bellissimo, è la prosecuzione di quello che vedreste a Wadi Rum, sempre in Giordania, dove girarono Lawrence d’Arabia: forse il più bel deserto del mondo.

E come turismo d’avventura cosa ci può essere di più ardito di un’escursione in cammello nel Rub al Khali, “il Quarto vuoto”: dopo cielo, terra e mare, l’indistinguibile nulla di sabbia. E poi c’è Taif, in direzione della Mecca, la montagna di 1.900 metri, dove la nobiltà e i ricchi trascorrono le estati torride: quando non si trasferiscono nel Sud della Francia. E ancora la magnifica oasi di Diriyah, la prima capitale della dinastia saudita dove 250 anni fa, per consolidare il loro potere, gli al-Saud si allearono con Sheikh Muhammad ibn Abdul Wahab, l’uomo di fede, fondatore della versione più oscura, intollerante e brutale dell’Islam: il wahabismo che continua a permeare la vita del regno. Ci sarebbero anche Mecca e Medina ma quelle sono vietate ai non musulmani.

Visto in sette minuti

Con uno dei soliti annunci a sorpresa del giovane e ancora inesperto principe ereditario Mohammed bin Salman, ormai noto come MbS, l’Arabia Saudita ha deciso di aprirsi al turismo. Ai cittadini di 49 paesi del mondo, i consolati sauditi garantiranno in sette minuti un visto turistico valido 90 giorni; alle donne non sarà più imposto d’indossare l’abaya, la lunga veste nera che portano le saudite; verrà solo chiesto di vestire “con modestia”. Nell’ansia di modernizzazione più nevrotica che frenetica, MbS vuole portare la voce economica del turismo dall’attuale 3% del Pil (garantito dai pellegrinaggi dell’Hajj e dell’Umrah, a Mecca e Medina: 2.5 milioni di fedeli nel 2019) al 10 entro il 2030.

Dissidenti in carcere

Chiunque abbia mai chiesto un visto saudita senza essere musulmano, non può che restare sorpreso pensando ai sette minuti necessari per averne uno turistico. Stupore e anche scetticismo, pensando al wahabismo che regola la vita e i comportamenti dei sauditi e di chiunque visiti il loro paese. C’è un certo contrasto fra la celerità con la quale una turista può ottenere il visto e i lunghi 17 mesi fino ad ora passati in prigione da Loujain al-Hathloul, l’attivista per i diritti delle donne, torturata e rinchiusa in carcere a tempo indeterminato, con un’altra dozzina di giovani donne. Loujain era stata arrestata per aver guidato l’auto una settimana prima che MbS eliminasse questo stupido divieto. Ma la giovane non è stata scarcerata: è diventata il prezzo che il principe ha pagato volentieri perché il potente clero wahabita avallasse la sua nuova legge.

Pubblicato su Il Sole 24 ore. Continua a leggere qui