Flussi migratori, cambiamenti climatici ed empowerment femminile. Ma soprattutto concitate discussioni sulle posizioni, talvolta divisive, da adottare per tentare di porre un argine alla distruzione in corso della Striscia di Gaza e per garantire la sopravvivenza dei palestinesi. Sono questi i principali temi trattati a Sharm el-Sheikh, in Egitto, dove nei giorni scorsi si sono riuniti i membri dell’Assemblea Parlamentare dell’Unione del Mediterraneo. Si tratta di un organo multilaterale che riunisce i rappresentanti dei parlamenti nazionali dei Paesi dell’Unione Europea, di quelli della sponda Sud ed Est del Mediterraneo e del Parlamento Europeo. Non ha poteri legislativi vincolanti, ma può adottare risoluzioni rivolte ai governi. Dopo ore di discussioni e lunghi negoziati protrattisi fino a notte i partecipanti si sono accordati per la pubblicazione di un documento di raccomandazioni politiche per affrontare in modo condiviso le grandi sfide e i drammi che stanno sconvolgendo la regione mediterranea.

In merito al conflitto israelo-palestinese, il documento sintetizza le diverse posizioni dei partecipanti. Da un lato si condanna l’ostruzione degli aiuti umanitari a Gaza e le ripetute violazioni del diritto internazionale, compresi gli sfollamenti forzati e i trasferimenti di massa coatti; dall’altro si ribadisce che ad Hamas non può essere consentito di mantenere alcun controllo politico o militare nella Striscia. Si condannano poi tutti gli attacchi terroristici nella regione, incluso il recente attentato a Gerusalemme. Si sostengono le sanzioni internazionali contro i coloni violenti nei territori occupati della Cisgiordania e di Gerusalemme Est. Infine, viene rimarcato come la soluzione a due Stati sia l’unica via d’uscita. Un auspicio, questo, diventato però di ancor più difficile realizzazione dopo l’invasione israeliana di Gaza City, iniziata poche ore dopo la chiusura del summit. Un’offensiva, questa, che il governo israeliano concepisce, oltre che per annientare Hamas, anche proprio per allontanare la creazione di uno Stato palestinese, cosa che Tel Aviv reputa minaccia esistenziale per la propria sicurezza.

Il vero dato politico che emerge dal summit è il ruolo di protagonista diplomatico e di mediatore che l’Egitto intende svolgere in questo momento di turbolenti cambiamenti. I lavori, infatti, sono stati diretti e coordinati da Mohamed Abou El-Eleini: vicepresidente del parlamento del Cairo, è anche un importante uomo politico e d’affari. Il Cleopatra Group, una delle più importanti holding del Paese da lui fondata e controllata, è leader in diversi settori chiavi dell’economia egiziana, quali i trasporti, le costruzioni, l’agricoltura, i media, il turismo e lo sviluppo industriale e tecnologico. Membro del parlamento fino dagli anni Novanta, Abou El-Eleini ha sempre mantenuto un ruolo di primo piano nella politica nazionale e internazionale nonostante i grandi cambiamenti avvenuti in Egitto negli ultimi quindici anni, con la caduta prima di Mubarak e poi di Morsi. All’inizio dei lavori ha ricordato come Il Cairo non abbia mai chiuso l’accesso al valico di Rafah, come riportato erroneamente da alcuni media, da dove si accede alla Striscia di Gaza. Il blocco del valico è causato dalle forze armate israeliane che poche ore dopo il 7 ottobre del 2023 hanno occupato il corridoio di terra dentro la Striscia, rendendo così impossibile l’accesso di qualsiasi tipo di merce senza passare attraverso il controllo dei soldati ebraici. Abou El-Eleini ha infine sottolineato come il suo Paese sia pronto ad assumere un grande impegno come mediatore, per una pace definitiva e duratura. «Il nostro Paese è stato, è e sarà sempre un grande promotore della pace in Medio Oriente» ha ribadito.

È stata programmata l’organizzazione di una conferenza sulla cooperazione economica per celebrare il 30º anniversario del Processo di Barcellona, che si terrà al Cairo dal 28 al 29 novembre 2025, durante la quale si svolgeranno le cinque commissioni parlamentari dell’Assemblea.