A trent’anni dagli Accordi di Dayton Paesi Edizioni presenta Sarajevo di Joshua Evangelista, nuovo titolo della collana Città Geopolitiche, un viaggio nel cuore ferito e resiliente dei Balcani, dove la storia europea è ancora scritta sui muri e nelle vite delle persone.

Per Evangelista, Sarajevo è «un laboratorio fragile dei Balcani, un metronomo d’Europa». Una città in cui «una moschea, una chiesa cattolica, una ortodossa e una sinagoga condividono la stessa linea d’orizzonte», e dove «il socialismo di Tito convive con il neocapitalismo islamico».

Il libro intreccia reportage, memoria e narrazione storica, spostandosi tra cimiteri e locali notturni, luoghi di culto e gallerie d’arte. Non si limita a raccontare il dark tourism dei luoghi della guerra («​​per il turista goloso di drammi, Sarajevo è una sorta di Eldorado», scrive l’autore) ma segue anche una storia nella storia: quella della Haggadah di Sarajevo, il manoscritto ebraico medievale più prezioso al mondo, sopravvissuto all’Inquisizione, all’Olocausto e all’assedio del 1992.  L’Haggadah di Sarajevo attraversa il libro come un filo segreto e ci ricorda che la cultura può sopravvivere solo se qualcuno sceglie di proteggerla.

In questo saggio, Sarajevo non è una città martire ma un organismo vivo. Spiega l’autore, «Volevocapire cosa resta, trent’anni dopo gli accordi di Dayton, di una pace che ha fermato la guerra senza ricomporla».

Sarajevo continua ad evolversi e insieme al turismo del trauma della guerra, cresce una città piena di bar underground, festival, street art, musica elettronica e caffè. Tra le tante voci che popolano il libro, anche quella della scrittrice Indira Kučuk Sorguč: «Durante la guerra, alcune persone pensarono che le tracce andassero preservate. Perché siamo quel che siamo solo grazie a esse».

Sarajevo ci mostra come la democrazia europea resti fragile e come la pace non si mantenga da sola. Come scriveva Alex Langer,« l’Europa muore o rinasce (anche) a Sarajevo».

«La prima volta che sono arrivato a Sarajevo era inverno», racconta l’autore. «Dal finestrino del taxi vedevo le case risalire i pendii come in un anfiteatro di luci tremolanti. Mi sembrò di camminare in tre città insieme: Vienna, Istanbul e Belgrado. Ma anche in due secoli: quello iniziato con l’attentato del 1914 e quello finito con l’assedio più lungo della storia europea recente»

L’autore

Joshua Evangelista è giornalista e responsabile della comunicazione della Fondazione Gariwo, per la quale ha partecipato alla creazione di GariwoMag e all’ideazione del podcast «Storie di Giusti». Ha scritto reportage e interviste da Medio oriente, Europa orientale, Africa e Sud America per, tra gli altri, La Stampa, Avvenire, l’Espresso, Panorama, Venerdì di Repubblica, Internazionale, Domani, The Local, The New Humanitarian e Middle East Eye.