Prosegue lo spostamento di truppe americane. Tocca adesso alla Germania. Se il piano funziona, si sposteranno in Italia dove ci sarà più Nato di prima (grazie sovranismo)

Martedì, il Pentagono ha annunciato che ritirerà circa dodicimila soldati dalla Germania, ma una settimana fa il senatore repubblicano Jim Inhofe aveva partecipato, grazie al suo incarico di capo della commissione Difesa del Senato, a un briefing a porte chiuse tenuto dai militari sulla diminuzione delle truppe americane nel paese europeo e quando era uscito aveva detto: “Ci vorranno anni”.

Considerato che mancano soltanto tre mesi alle elezioni presidenziali, questa decisione dell’Amministrazione Trump, che costerà miliardi di dollari in nuove infrastrutture e che molti attribuiscono al rancore personale di Trump contro la Germania della cancelliera di Angela Merkel, potrebbe non concretizzarsi mai.

Trump ha già ordinato altri ritiri militari, dalla Siria e dall’Afghanistan, e non sono stati totali e rapidi come se li aspettava. Quello dalla Germania sarebbe ancora più lento, perché i soldati americani nelle basi europee conducono una vita normale, con le famiglie al seguito, i bambini iscritti a scuola e contratti per la casa. Se in teoria è possibile caricare il corpo di spedizione americano in Afghanistan sugli aerei e portarlo a casa in poco tempo, con i militari in Germania le operazioni saranno per forza di cose più lente. E quindi potrebbe suonare a vuoto la vendetta di Trump, che rimprovera alla Germania di non essere ancora arrivata a spendere per la difesa il due per cento del proprio prodotto interno lordo come dovrebbe fare secondo un accordo del 2014. Questo accordo però specifica: la percentuale è da raggiungere entro il 2024. Berlino adesso è a quota 1,5 per cento.

Il Pentagono porterà a casa 6.400 soldati e ne sposterà altri 5.400 in altri paesi europei. Inhofe dopo il briefing ha citato posti come la Polonia, la Romania, la Bulgaria e l’Ucraina, ma la Difesa americana ha parlato di Belgio e Italia come probabili destinazioni delle truppe che lasceranno la Germania. Entrambi i paesi spendono una percentuale inferiore alla Germania, il Belgio non arriva all’un per cento e l’Italia è a quota 1,2 per cento e questo suggerisce che potrebbe essere proprio una scelta d’impulso di Trump. Il presidente americano vede con molta antipatia la Germania e la Merkel, che in questi anni sono diventati il polo naturale di opposizione al sovranismo.

Per l’Italia la mossa di Donald Trump – se si realizzasse sul serio – porterebbe a un aumento di truppe americane (strano risultato, dopo anni di governi che a Washington e a Roma proclamavano la necessità di diminuire l’impegno con la Nato). Uno squadrone di caccia sarebbe di sicuro trasferito nella base di Aviano. Inoltre c’è la possibilità che uno dei due grandi comandi del Pentagono in Europa, Africom, che si occupa delle operazioni in Africa, sia spostato a Napoli. Si sa già che l’altro comando, Eucom, che si occupa dell’Europa, sarà trasferito in Belgio.

La mossa di Trump è una delle ragioni di litigio con il Partito repubblicano, che di solito è molto ossequioso con il presidente. Ventidue senatori repubblicani a giugno avevano chiesto a Trump di ripensarci, perché la diminuzione rischia di rendere molto vulnerabile l’assetto militare alleato in Europa. Il numero di truppe americane in Germania era stato fissato a quel livello per conservare un certo grado di rapidità d’intervento anche tenendo conto della rotazione dei reparti, che passano un po’ di tempo negli Stati Uniti e un po’ di tempo all’estero. Se abbassi troppo il numero dei soldati non è più possibile fare i turni, come in un ufficio durante le ferie agostane. Con la differenza che la presenza americana in Europa serve da primo intervento in caso di problemi in medio oriente, in Africa e nei paesi che condividono un confine con la Russia.

Pubblicato su Il Foglio

PHOTO: U.S. Secretary of State Mike Pompeo talks to U.S. soldiers based in Grafenwoehr, Germany, on Nov. 7, 2019. (Jens Meyer/AP)