Il premier italiano Mario Draghi è il primo leader europeo a volare a Tripoli in Libia per incontrare il primo ministro Abdelhamid Dabaiba e questa mattina si è mosso in fretta perché deve recuperare il ritardo italiano accumulato negli ultimi anni, deve battere altri governi d’Europa che hanno interessi diversi dai nostri e deve sfruttare anche alcune circostanze fortunate che gli sono d’aiuto. “Il momento è unico”, come ha detto in conferenza stampa, perché c’è una finestra di opportunità che rischia di chiudersi in poco tempo.

Draghi vuole ristabilire la leadership dell’Italia sulla questione Libia. Nel luglio 2018 l’allora presidente americano, Donald Trump, incontrò il premier Giuseppe Conte a Washington e gli delegò il dossier – riconoscendo all’Italia un ruolo forte per la vicinanza geografica e i tanti interessi in comune con i libici. In pochi mesi quella delega si polverizzò perché di fatto Trump si disinteressò della questione Libia, mandò segnali contraddittori (un po’ voleva che la guerra civile finisse, un po’ tifava per il generale Haftar) e l’Italia si ritrovò a parlare soltanto per sé – con una voce fiochissima. Così se nel luglio 2018 era sembrato per qualche giorno che fossimo alla guida del dossier libico con l’appoggio pieno degli Stati Uniti nel dicembre 2020 Conte e il ministro Di Maio dovettero andare a Bengasi in penitenza come a Canossa al cospetto del generale Haftar per ottenere indietro i pescatori italiani tenuti in ostaggio da quattro mesi.

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La visita di Draghi a Tripoli segue lo schema contrario. Non c’è alcuna delega all’Italia da parte dell’Amministrazione Biden, non c’è un ruolo assegnato, è necessario prenderselo di fatto e [continua… …]

Di Daniele Raineri. Vai al post di Facebook

Versione integrale pubblicata sul Foglio di mercoledì 7 aprile 2021


Foto Filippo Attili/Palazzo Chigi/LaPresse 06 Aprile 2021 Tripoli – Libia politica Mario Draghi in visita in Libia Nella Foto Mario Draghi incontra il premier del governo di unità nazionale libico, Abdulhamid Dbeibah