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Elezioni in Svezia, l’estrema destra non sfonda

Elezioni in Svezia, l’estrema destra non sfonda

La temuta spallata non è arrivata ma in Svezia dopo il voto di ieri, nulla sarà piu’ come prima. I risultati finali del delicatissimo passaggio elettorale dicono che il partito di estrema destra “Sverige Demokraterna” del leder Jimmie Akesson, ha conquistato il 18% dei consensi. Un risultato che gli assicura 62 seggi in Parlamento e c’è da credere che Akesson voglia contare sempre di piu nella vita politica del paese’. “Abbiamo aumentato i nostri seggi in parlamento e faremo in modo di aver un enorme peso su ciò che accadrà in Svezia nelle prossime settimane, mesi ed anni”. Ora formare un nuovo governo sarà complicatissimo anche se per avere i risultati definitivi delle elezioni bisognerà aspettare mercoledì, giorno nel quale si saprà come hanno votato i 200mila svedesi all’estero. I quattro partiti definiti “borghesi“ (moderati, centristi, democristiani e liberali) hanno conquistato il 39,6 % dei consensi (valgono 143 seggi) e uno 0,2% in più della coalizione uscente dei socialdemocratici-verdi, fermatasi al 39,4% (valore 144 seggi). In ogni caso nessuno ha raggiunto quorum del 50% e dei 349 seggi che occorrono per governare il paese. “Sverige Demokraterna” rappresenterà una spina nel fianco non solo per la Svezia ma per tutta l’Unione Europea, il successo elettorale è arrivato con un programma elettorale fatto di proposte come respingimenti in massa dei migranti ,frontiere chiuse, parola al popolo sul futuro dei rapporti con l´Unione Europea e tutte le ricette classiche dei partiti xenofobi. Sverige Demokraterna ( SD) benchè si sia dato una ripulita e i suoi leader oggi indossino giacca e cravatta contiene in se pulsioni di tipo razzista e di stampo neonazista. Il centrosinistra svedese incassa la pesente sconfitta ma non è chiaro se abbia compreso come il paese sia arrivato a premiare i neonazisti di SD, e tutto questo in un clima di sostanziale tenuta dell’economia e di un welfare considerato il migliore del mondo.

Ma quindi perché la Svezia ha votato cosi’? Non è cosi’ difficile capirlo, chi è stato a Stoccolma, Göteborg, Örebro, Malmö, Hässleholm, Halmstad, Arlöv, Landskrona, Norrköping e Umeå e non si è limitato alle zone turistiche ha visto un paese che si è sostanzialmente dissolto sotto l’incessante fenomeno migratorio che sta spazzando via la Svezia che conosciamo. La Svezia è rimasto il paese con il rapporto più alto tra rifugiati presenti sul suo territorio e la sua popolazione tanto che 2017 i rifugiati erano 230.164, praticamente 23.4 ogni 1.000 abitanti un dato impressionante. In Svezia più del 15% della popolazione totale (circa 10 milioni) è di origine straniera e quasi due milioni di persone vivono in quartieri come Rinkeby alla periferia di Stoccolma, abitato da 16mila persone di 60 etnie differenti e dove si parlano più di 40 lingue. Da queste parti gli svedesi sono sempre di meno: uno ogni venti abitanti, soppiantati da somali, iracheni, siriani, etiopi, turchi, bosniaci, romeni, bengalesi e anche sudamericani. Non si contano piu’ i rapporti dell’intelligence dove si evidenzia l’aumento esponenziale del tasso di criminalità e si spiega come le organizzazioni criminali da anni abbiano in dotazione un quantitativo sempre maggiore di armi automatiche. La disoccupazione e l’emarginazione di giovani donne e uomini, spesso privi di una formazione professionale e che spesso non parlano nemmeno lo svedese, sono il contesto ideale per i predicatori dell’estremismo islamico radicale.

Le “Sharia Zone” si estendono così a vista d’occhio, con le ronde islamiche organizzate da uomini barbuti con pantaloni all’afgana che fermano e minacciano le donne non velate, mentre nelle scuole islamiche maschi e femmine sono costretti a frequentare classi e ambienti separati. L’ultimo in ordine di tempo è stato redatto dai ricercatori della Swedish Defense University che hanno analizzato la presenza crescente di islamisti nel Paese. Nelle 265 pagine del dossier si trovano centinaia di nomi, sigle e ampie descrizioni della metodologia che viene utilizzata per promuovere la versione più estrema dell’Islam in Svezia. Secondo l’indagine il numero degli estremisti islamici in Svezia è aumentato di dieci volte in altrettanti anni e il fenomeno, se non verrà contrastato seriamente, è destinato a crescere ulteriormente visto che i soggetti attenzionati dalle autorità sono passati in pochi anni da 200 a 2.000. Si tratta in molti casi di convertiti svedesi che si sono posti come missione la propaganda dell’islam rigorista e violento in diverse città svedesi. Il fenomeno dilaga non solo nella capitale Stoccolma, ma come scritto in precedenza a Göteborg, Örebro, Malmö, Hässleholm, Halmstad, Arlöv, Landskrona, Norrköping e Umeå. Analizzare il voto svedese è facile perché la SD non ha fatto altro che denunciare quanto accade nelle “no-go-zone” come Rosengård, Rinkeby e nelle altre 53 aree urbane che di fatto sono delle repliche delle tristemente note “ZUS” francesi (zone urbaine sensible). Non c’è solo islam radicale a far paura agli svedesi, l’aumento delle violenze, i reati commessi dalle gang criminali e l’impennata degli stupri, hanno spinto gli svedesi ad interrogarsi sul futuro del loro paese che non riconoscono piu’. Inutile negare che Socialisti e i Verdi svedesi abbiano modificato geneticamente il Paese accogliendo anche al loro interno numerosi esponenti della Fratellanza Musulmana. Costoro hanno accompagnato la Svezia vicina alla completa dissoluzione. Il successo di “Sverige Demokraterna” si spiega analizzando i dati. In Svezia per votare non serve avere la cittadinanza, basta essere residenti, a Rinkeby, quartiere-ghetto di Stoccolma abitato per il 90% da stranieri, una delle 53 “no-go zone” svedesi dove persino la polizia non osa più entrare, la sinistra ha vinto con il 77% dei voti. Cifre che valgono piu’ di un miliardo di parole.