La Germania spezza l’impunità che protegge il regime siriano e lo porta in tribunale per gli attacchi chimici

Lunedì tre organizzazioni non governative hanno iniziato al tribunale di Karlsruhe in Germania le pratiche per portare a processo il regime siriano come responsabile degli attacchi chimici contro i civili in Siria. La Germania è la prima a rompere dal punto di vista legale l’impunità che protegge le forze del presidente Bashar el Assad, che in questi anni hanno fatto ricorso a un arsenale di armi chimiche che in teoria doveva proteggere la Siria dagli attacchi esterni per prevalere nella guerra civile scoppiata dopo la rivolta del 2011. Il tribunale tedesco sarò chiamato a giudicare su due casi in particolare. Uno è il massacro di circa milletrecento abitanti della periferia della capitale Damasco con l’agente Sarin nell’agosto 2013 – inclusi donne e bambini.

L’altro è un bombardamento aereo sempre con il Sarin che uccise circa cento civili nel villaggio di Khan Sheikoun nell’aprile 2017. Fra i testimoni a disposizione delle tre ong ci sono vittime degli attacchi e disertori che hanno una conoscenza diretta dell’arsenale di armi chimiche della Siria e dei piani per usarlo contro i civili. In una guerra di logorio come è il conflitto siriano, le armi chimiche danno un enorme vantaggio perché permettono di svuotare da ogni presenza, civile o militare, interi settori di territorio senza perdere soldati e consentono di punire aree ribelli che mostrano di essere troppo difficili da sottomettere. C’è una campagna di negazionismo aggressiva, pagata e rilanciata dai media di Damasco e dalla Russia, che nega l’uso di armi chimiche da parte del regime siriano. Non si cura delle centinaia di migliaia di civili uccisi dai bombardamenti convenzionali o durante le operazioni di rastrellamento oppure dalle torture nei centri di detenzione, ma vuole negare in modo specifico le morti causate da armi chimiche perché hanno un impatto maggiore sull’opinione pubblica internazionale. E’ una bizzarria dal punto di vista logico, ma in questi anni abbiamo fatto i conti con il fatto che spesso a contare di più è la percezione e non la realtà sul campo.

A suo modo, la campagna di negazionismo che riguarda le armi chimiche del regime siriano ha fatto da test per le campagne di disinformazione politica successive – l’ultima è quella che riguarda l’oppositore russo Alexei Navalny, finito in coma dopo essere stato avvelenato in Russia con un veleno creato in un laboratorio militare.