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Esce dal 3 ottobre Il prezzo della guerra, libro che racconta quanto costa fare la guerra, chi la finanzia, chi ci guadagna e chi ne subisce le conseguenze.

In un’epoca segnata dai conflitti bellici e dal riarmo europeo, Il prezzo della guerra, di Andrea Bignami e Paolo Balduzzi, offre uno strumento unico per comprendere le trasformazioni economiche che ne conseguono. Un saggio rigoroso e divulgativo, scritto a quattro mani da un economista e un giornalista economico, che conduce il lettore attraverso secoli di guerre per riflettere su una domanda: cosa accade davvero all’economia di un Paese quando scoppia una guerra? 

Questo saggio – documentato come una lezione universitaria, ma scritto con il passo incalzante della cronaca – non parla di battaglie, ma di bilanci; non di eroi e generali, ma di dati di produzione e catene di approvvigionamento: perché la guerra è un fatto economico e l’economia è un fatto di guerra. Un libro necessario per chi vuole capire il lato meno indagato dei conflitti passati e contemporanei: l’impatto economico.

«Quando scoppia un conflitto, una società non mobilita soltanto uomini e mezzi militari; essa rialloca il capitale, ridefinisce le priorità tecnologiche, riconfigura le catene di approvvigionamento e i processi produttivi, accetta il razionamento dei consumi e l’imposizione di nuove tasse, e infine sconvolge gli equilibri del debito pubblico e della moneta. La guerra, in altre parole, non è un’interruzione dell’ordine economico, ma una sua violenta e radicale riorganizzazione». 

Le guerre, anche quando all’apparenza sono molto lontane da noi, improvvisamente possono diventare vicinissime. Così i conflitti s’insinuano nella vita quotidiana, nei prezzi al supermercato, nelle bollette, nei bilanci pubblici e nei salari. Perché, scrivono gli autori, «anche le guerre meno convenzionali, come la guerra al terrorismo, hanno comportato significative spese militari e di sicurezza che hanno rimodellato le priorità economiche nazionali».

Dalle guerre puniche alle sanzioni alla Russia fino al piano ReArm Europe, pagina dopo pagina, il lavoro mostra come ogni guerra, antica o contemporanea, lasci un’impronta duratura sull’economia. Debito pubblico, inflazione, crisi energetiche, mercati neri.

Se dobbiamo investire in difesa meglio farlo investendo nel proprio tessuto industriale e in tecnologia che diano un vantaggio anche al settore civile, il cosiddetto “dual use”.