Tanti americani vogliono ancora Trump

La pubblicazione della Strategia di Difesa Nazionale del 2026 segna una cesura netta e senza precedenti nella dottrina di sicurezza degli Stati Uniti d’America, rappresentando il passaggio definitivo da un internazionalismo liberale egemonico a quello che il documento definisce realismo pratico. Sotto il titolo programmatico di «Ripristinare la Pace attraverso la Forza per una Nuova Età dell’Oro dell’America», il Dipartimento della Guerra – termine che già di per sé segnala un ritorno alle origini semantiche e funzionali della difesa – delinea una visione del mondo in cui l’interesse nazionale non è più un’astrazione diplomatica, ma un parametro tangibile basato sulla sicurezza dei cittadini, l’integrità dei confini e la prosperità economica. Questa strategia non si limita a riformare le procedure militari, ma ambisce a ricalibrare l’intero posizionamento geopolitico degli Stati Uniti, ponendo fine a decenni di interventi orientati al nation-building e focalizzandosi su una difesa della patria che non ammette ambiguità.

Il confronto tra questa nuova NDS e le precedenti National Security Strategies (NSS) rivela un mutamento significativo del concetto di sicurezza. Mentre le amministrazioni passate concepivano la stabilità globale come un bene pubblico sostenuto quasi esclusivamente dalla potenza americana, la strategia del 2026 introduce il concetto di «Corollario Trump alla Dottrina Monroe». Questo spostamento non è solo geografico, ma filosofico: gli Stati Uniti dichiarano che la priorità assoluta è la protezione dell’emisfero occidentale, identificando la porosità dei confini e l’influenza di attori ostili nelle Americhe come minacce esistenziali superiori alle instabilità in teatri remoti. Se le strategie precedenti vedevano negli Stati Uniti il «poliziotto del mondo» incaricato di sorvegliare l’ordine internazionale basato su regole, la NDS 2026 trasforma la nazione in un «guardiano della propria casa», dove la forza viene proiettata all’esterno solo se ciò garantisce direttamente la sicurezza o il benessere del popolo americano.

Un pilastro fondamentale di questo nuovo paradigma è la revisione drastica del Burden-Sharing, ovvero la condivisione degli oneri con gli alleati. La strategia del 2026 stabilisce un requisito di spesa per la difesa pari al 5% del PIL per i partner internazionali, una cifra che supera di gran lunga il precedente obiettivo del 2% concordato in sede NATO. Questo non è un semplice aggiustamento contabile, ma un cambiamento di missione: gli Stati Uniti non intendono più sussidiare la difesa di nazioni ricche che hanno delegato la propria sicurezza a Washington. Nel confronto con le strategie di sicurezza del passato, emerge una chiara intenzione di trasformare gli alleati da protettorati dipendenti a partner autosufficienti. In Europa, ad esempio, la NDS 2026 prevede che siano le nazioni continentali a detenere la capacità primaria di deterrenza convenzionale contro la Russia, lasciando agli Stati Uniti un ruolo di supporto logistico e strategico di ultima istanza. Questo approccio mira a liberare risorse americane per il teatro prioritario: l’Indo-Pacifico.

La gestione della sfida posta dalla Cina rappresenta l’area di maggiore continuità tattica, ma con una profonda divergenza retorica. La strategia del 2026 evita le ambizioni di trasformazione democratica o di contenimento totale che avevano caratterizzato i discorsi dei decenni precedenti. Al contrario, si propone di stabilire un equilibrio di potere che impedisca l’egemonia cinese senza cercare lo scontro frontale fine a se stesso. L’enfasi è posta sulla «First Island Chain» e sulla creazione di una «difesa di negazione» che renda proibitivo per Pechino qualsiasi tentativo di aggressione. Qui il realismo pratico si manifesta nella rinuncia a visioni messianiche di vittoria ideologica, preferendo una stabilità armata che tuteli le linee di commercio vitali per l’economia statunitense. Rispetto alle NSS precedenti, che spesso oscillavano tra cooperazione economica e competizione strategica, la NDS 2026 è lineare: la Cina è un competitore che deve essere dissuaso attraverso una superiorità tecnologica e militare inequivocabile, supportata da una base industriale domestica rivitalizzata.

La rivitalizzazione della Base Industriale della Difesa (DIB) è, infatti, l’altro grande tema che distingue questo documento dai suoi predecessori. La strategia riconosce che decenni di deindustrializzazione hanno reso la catena di approvvigionamento militare americana vulnerabile e dipendente da avversari stranieri. La proposta di ricostruire «l’Arsenale del Mondo» non è solo una misura militare, ma un progetto di politica economica che integra l’uso dell’intelligenza artificiale e la semplificazione burocratica per accelerare la produzione su larga scala. Mentre le strategie passate si affidavano alla globalizzazione delle forniture, la NDS 2026 impone il reshoring delle capacità critiche. Questo approccio riflette la convinzione che la potenza militare sia indissociabile dalla potenza manifatturiera nazionale, rendendo la difesa un motore per la rinascita industriale americana.

Infine, un aspetto cruciale della strategia è il recupero di quello che viene definito l’ethos guerriero. Il documento critica apertamente le passate leadership per aver introdotto distrazioni ideologiche all’interno delle forze armate, sostenendo che l’unica missione del soldato debba essere quella di combattere e vincere le guerre della nazione. Questo ritorno alla focalizzazione sulla letalità e sulla prontezza operativa si riflette anche nei progetti tecnologici di protezione del territorio, come la «Golden Dome», un sistema di difesa missilistica e aerea integrata progettato per rendere il territorio americano un obiettivo inattaccabile.

In conclusione, la Strategia di Difesa Nazionale 2026 rappresenta il manifesto di un’America che si ritira dai ruoli di mediazione globale superflua per riaffermare la propria sovranità e forza. Il confronto con le strategie precedenti evidenzia il passaggio da un ordine mondiale centrato sulle istituzioni multilaterali a un ordine multipolare basato sulla forza dissuasiva e sulla chiarezza degli interessi nazionali, segnando l’inizio di una nuova epoca in cui la pace non è più il risultato di concessioni diplomatiche, ma il prodotto diretto di una potenza militare incontrastata e focalizzata. La Strategia di Difesa Nazionale 2026 delinea un cambiamento d’epoca che ridefinisce il ruolo degli Stati Uniti nel panorama globale, passando da un’egemonia liberale diffusa a un realismo strategico concentrato e pragmatico. Questa dottrina non rappresenta un ritorno all’isolazionismo, bensì un’evoluzione verso un impegno internazionale più selettivo e sostenibile, in cui la forza militare è finalizzata esclusivamente alla protezione degli interessi vitali dei cittadini americani e alla sicurezza del territorio nazionale.

Attraverso il rafforzamento della base industriale, l’adozione di tecnologie all’avanguardia come l’intelligenza artificiale e l’implementazione della «Golden Dome», gli Stati Uniti puntano a stabilire una posizione di deterrenza inattaccabile. Allo stesso tempo, il nuovo paradigma del burden-sharing impone agli alleati una responsabilità senza precedenti, trasformando il sistema delle alleanze da un modello di dipendenza a uno di reciproca autosufficienza. Questo approccio mira a creare un ordine mondiale più equilibrato, dove le potenze regionali assumono la guida della propria sicurezza, permettendo a Washington di concentrare le proprie risorse sulle sfide sistemiche più urgenti, in particolare nel teatro dell’Indo-Pacifico.

In definitiva, la NDS 2026 si pone l’obiettivo di garantire una pace duratura non attraverso la proiezione universale di valori ideologici, ma attraverso la manifestazione di una forza militare superiore e di una chiarezza d’intenti che non lasci spazio a errori di calcolo da parte degli avversari. È una strategia che scommette sulla sovranità nazionale e sulla resilienza economica come pilastri fondamentali della sicurezza, inaugurando quella che l’amministrazione definisce come una nuova età dell’oro per l’America, fondata sulla stabilità, sulla forza e sulla priorità assoluta del benessere nazionale.