Nella sequenza – mensile? settimanale? – di scandali che dovrebbero danneggiare il presidente americano Donald Trump venerdì ne è arrivato uno che potrebbe danneggiarlo più del solito, a meno di due mesi dalle elezioni. Il sito del mensile Atlantic ha pubblicato un pezzo del direttore, Jeffrey Goldberg, che racconta come nella primavera 2018 mentre era in Francia per il G7 Trump rifiutò di andare a visitare il cimitero militare di Aisne-Marne, dove sono sepolti molti soldati americani morti durante la Prima guerra mondiale, perché temeva che la pioggia gli avrebbe appiattito i capelli e perché non considerava così importante andare a onorare la memoria dei caduti. ″Perché dovrei andare al cimitero? È pieno di perdenti”, disse al suo staff, secondo quattro fonti che secondo Goldberg “hanno una conoscenza di prima mano di quella discussione”. Durante lo stesso viaggio, Trump disse che i 1.800 marines che persero la vita alla battaglia di Belleau Wood, in Francia durante la Prima guerra mondiale, sono dei “coglioni” (“suckers!”) perché si sono fatti uccidere. Belleau Wood è considerata dai marines americani una battaglia leggendaria.

Le fonti come si è detto sono anonime, ma c’è da notare che molti uomini che nel novembre 2018 ricoprivano posizioni importantissime attorno a Trump, come il capo della Difesa Jim Mattis o il consigliere per la Sicurezza nazionale John Bolton, oggi sono suoi oppositori e lo criticano con durezza. Associated Press conferma l’articolo dell’Atlantic con altre fonti anonime. Il Washington Post aggiunge la testimonianza di un funzionario di alto livello della Casa Bianca il quale dice che il presidente non capisce perché mai il governo si sforza così tanto per recuperare i soldati persi in guerra, perché se si sono persi si meritano quello che gli succede, e che considera i militari che andarono in Vietnam dei “perdenti” perché non sono riusciti a evitare la chiamata alle armi.

Trump nega con toni furiosi e si dice pronto a giurare su qualsiasi cosa che lui i soldati li chiama soltanto “eroi”. Il rispetto per i militari è uno dei pilastri che fa funzionare gli Stati Uniti, nel momento in cui il presidente li chiama “coglioni” e si chiede perché vanno in guerra allora il pilastro sta per crollare. Il problema per Trump è che ha espresso concetti molto simili in pubblico in altre occasioni. Quando andò al cimitero di Arlington con il suo ex capo di staff, John Kelly, davanti alle tombe disse: “Non capisco cosa questi ragazzi speravano di cavarci”. Il senso era: se non c’è un guadagno, perché lo fanno? Tra le tombe di Arlington c’è anche quella del figlio di Kelly, ucciso in Afghanistan. Lui racconta che sul momento non realizzò il significato delle parole del presidente. Trump disse anche che per lui John McCain non era un eroe perché si è fatto catturare. E una volta dopo avere incontrato il capo di Stato maggiore Joseph Dunford chiese ai suoi: “E’ così intelligente, perché si è arruolato?”.

In teoria i militari fanno parte della base di elettori di Trump. Nelle forze speciali ci sono molti suoi fan – un convoglio dei Navy Seal issò una bandiera di Trump su un veicolo durante un trasferimento, nel 2016 – anche grazie al fatto che il presidente è intervenuto di persona per graziare alcuni soldati accusati di crimini di guerra. Ma un sondaggio del Military Times di questa settimana dice che il 50 per cento dei militari disapprova Trump e il 40 per cento “lo disapprova fortemente”. Soltanto il 38 per cento lo approva e Biden ha su di lui un vantaggio di quattro punti, impensabile per un democratico. Nello stesso sondaggio quattro anni fa Trump aveva il doppio dei consensi di Hillary Clinton.

Pubblicato su Il Foglio sabato 5 settembre