Il 18 ottobre scorso la Fondazione Al-Furqan, ala mediatica dello Stato Islamico (IS), ha diffuso un lungo audio messaggio, della durata di più di 30 minuti, del portavoce del califfato Abu Hamza al-Qurayshi. Il messaggio sarebbe stato registrato a metà settembre e la sua diffusione cade a ridosso del primo anniversario della morte dell’ex leader dell’organizzazione, il defunto Abu Bakr Al Baghdadi, avvenuta tra il 26 e il 27 ottobre del 2019 per mano americana. La catena di comando dell’ISIS, come è noto, è stata smembrata nel corso della campagna militare del 2017-2019. Oltre al Califfo Abu Bakr Al Baghdadi e al suo portavoce Al Adnani, altri 43 dei fondatori dell’organizzazione sono stati uccisi.

“Racconta loro storie del passato, così forse rifletteranno”, questo il titolo del nuovo messaggio audio, a cui gli analisti del Middle East Media Research Institute ( MEMRI ), hanno dedicato un approfondito studio. Nella prima parte, il portavoce attacca i chierici, che predicano contro la ribellione ai cattivi “governanti”, spiegando che questi sono i “tempi confusi” predetti dal profeta Maometto, in cui “si crede al bugiardo e si smentisce l’onesto”.

«Abu Hamza al-Qurayshi – spiega l’analista Daniele Garofalo – insiste sull’incitamento e l’incremento della violenza e ripete numerose volte durante l’audio che l’organizzazione è ancora forte, citando l’impegno e la resilienza dell’ex leader del gruppo Abu Omar al-Baghdadi (2006 -2010), dell’epoca in cui il gruppo soffriva le sconfitte dell’operazione “Surge”». Lo Stato Islamico è determinato a combattere i propri nemici, un concetto che viene ripetuto nella parte finale del messaggio.

Come spiega ancora Garofalo nel suo libro Medio Oriente insanguinato, il portavoce Abu Hamza al-Qurayshi non va confuso con Abu Ibrahim al-Hashimi al-Qurayshi, leader dell’organizzazione. Entrambi si sono assegnati il nominativo di al-Qurayshi ed entrambi si arrogano la discendenza diretta dal clan di Maometto. Darsi questo nominativo è un elemento che aumenta la legittimità.

In uno dei passaggi centrali dell’audio il portavoce si compiace del fatto che gli americani stiano ritirando le proprie truppe “dalle terre musulmane, Iraq, Siria e Afghanistan”, il risultato “dei colpi dei mujahiddin” portati avanti per più un decennio. Il portavoce dell’ISIS, inoltre, schernisce gli Stati Uniti per il loro ritiro. Il portavoce attacca poi Emirati Arabi Uniti e Bahrein per aver normalizzato i rapporti con Israele e si scaglia contro l’Arabia Saudita per aver posto le basi che hanno permesso la normalizzazione delle relazioni. Una parte del discorso è diretta ai giovani sauditi, che vengono esortati ad attaccare gli occidentali e gli interessi occidentali nel paese, esaltando lo Stato Islamico quale unica organizzazione di “resistenza” contro l’Iran e i suoi alleati in Iraq e Siria. Il portavoce esorta i giovani sauditi a colpire le fonti di reddito del paese, in particolare l’industria petrolifera, e le istituzioni statali perché i governanti sauditi hanno trascinati il popolo nella “pace con gli ebrei”. Allo stesso modo, il portavoce esorta i musulmani in Africa a unirsi ai soldati del Califfato e ad attaccare gli obiettivi occidentali e spinge i musulmani di Congo, Nigeria, Ciad, Burkina Faso e Mali ad agire contro i loro stessi governi e contro le “campagne di cristianizzazione”.

Ma la parte più corposa del messaggio audio è diretta ai “soldati” dell’IS nelle diverse Wilayat, o «province». Ai militanti dell’IS nello Yemen (ISY), che hanno subito importanti sconfitte ad opera dei ribelli Houti ad agosto nell’area di Bayda, il portavoce rivolge un invito a resistere. Il portavoce si congratula con i militanti dello Stato Islamico in Afghanistan per l’attacco alla prigione di Jalalabad avvenuto ad agosto, esortando i militanti dell’IS in tutto il mondo a seguire l’esempio dei combattenti della “provincia afghana”, chiamati “fratelli del Khorasan”.

Ad oggi – si legge nel libro I semi del male. Da Al Qaeda a ISIS la stirpe del terrorismo di Stefano Piazza e Luciano Tirinnanzi (che viene presentato online oggi 27 ottobre alle 18:00) – secondo l’intelligence americana e irachena, lo Stato Islamico può contare ancora su non più di 3.500-4 mila «combattenti attivi», 2 mila dei quali sono concentrati in alcune aree dell’Iraq settentrionale e centrale. Altri 8 mila jihadisti (classificati al momento come «inattivi») sarebbero dislocati in 11 diverse aree dell’Iraq in attesa di ricevere ordini. Le Wilayat («province») sono passate da 35 (dato del 2016) a 14, i ministeri da 14 a 5 ai quali va aggiunto un dipartimento per l’immigrazione e l’amministrazione delle Wilayat più remote. Anche la propaganda dell’ISIS prova a risollevare le sorti dell’organizzazione. Nonostante i loro mezzi non siano paragonabili a quelli di un tempo, smantellati grazie alla stretta sui social media e in generale del web, è proprio da qui che intendono ripartire. In epoca di Coronavirus, l’ISIS starebbe reclutando quasi esclusivamente online le nuove leve del terrorismo, affinché si auto-organizzino per compiere attacchi domestici nel nome del Califfato. L’ordine è avere prudenza: compiere azioni laddove ci si trova e senza alcun collegamento diretto con la Siria o l’Iraq.

An Islamic State flag is seen in this picture illustration taken February 18, 2016. REUTERS/Dado Ruvic/Illustration/File Photo

Pubblicato su Il Mattino