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Disputa Tōkyō-Seoul, implicazioni strategiche

Disputa Tōkyō-Seoul, implicazioni strategiche

I rapporti tra Giappone e Corea del Sud sono avvelenati dalle tensioni commerciali e dalle questioni storiche non risolte radicate nel passato coloniale. La frattura tra i due più importanti alleati di Washington nel Pacifico non si esaurisce però alla sfera economica e commmerciale, né alla richiesta da parte di Seoul di veder pagate le riparazioni di guerra per il lavoro forzato a cui i cittadini coreani furono costretti durante il periodo dell’occupazione nipponica, ovvero tra il 1910 e il 1945. Più precisamente dal 1905, anno in cui ebbe inizio l’occupazione informale della Corea. Per il Giappone, la questione è stata archiviata dall’accordo del 1965, che invece non ha soddisfatto la Corea del Sud.

La disputa riguarda anche l’aspetto militare e quello della sicurezza, con i sudcoreani che hanno annunciato di voler considerare l’uscita dal patto firmato con il Giappone nel 2016, che permette la condivisione di informazioni di intelligence tra Tōkyō e Seul in funzione anti Corea del Nord. Il ministero della Difesa giapponese, invece, sembra voglia abbassare la posizione della Corea del Sud nella cooperazione di sicurezza. Nelle Linee guida di difesa 2019 la Corea del Sud verrebbe spostata dal secondo al quarto posto, dopo quindi Paesi come Australia, India e membri Asean. Il General Security of Military Information Agreement (GSOMIA) è cruciale per la sicurezza dei due vicini asiatici ed è stato siglato tra il premier Abe Shinzō e l’ex presidente sudcoreana Park Geun-hye. Con Moon, il patto è stato ristretto ai dati relativi ai programmi atomico e missilistico della Corea del Nord e costituisce una cornice vitale per rispondere alle minacce di Pyongyang, creando un traingolo tra Washington, Seoul e Tōkyō. Seoul minaccia di uscire perché alla fine del mese di agosto 2019 sarà il momento di rinnovare l’accordo. O meglio, il patto si rinnova automaticamente ogni anno, a meno che una delle due parti non decida di uscire. In tal caso, la notifica dovrebbe arrivare entro 90 giorni dal rinnovo, la data coincide con il 23 agosto.

Se la Corea del Sud dovesse passare dalle dichiarazioni ai fatti, Cina e Russia avrebbero da festeggiare il rafforzamento della presenza in Asia orientale, a discapito dell’influenza eserciata da Washington e considerata la frattura tra i due maggiori alleati Usa nella regione. Gli Stati Uniti, dal canto loro, non sono apparsi molto interessati ad appianare lo scontro tra giapponesi e sudcoreani. Ciò va a vantaggio della Cina, anche se il patto Security of Military Information Agreement non è stato pensato per contenere Pechino. Non è un caso che proprio mentre la disputa commerciale tra i due alleati americani si faceva più seria, gli aerei da guerra di Russia e Cina abbiano compiuto il loro primo pattugliamento congiunto sul Mar del Giappone, sorvolando quello che la Corea del Sud ritiene sia il suo spazio aereo. Secondo i Capi di Stato maggiore di Seoul, gli aerei russi avrebbero violato per due volte lo spazio aereo sudcoreano; mentre Mosca insiste nel dire di aver sorvolato una zona lontana oltre 25 km dalle isole di Dokdo (Takeshima in Giappone, territori contesi tra Corea del Sud e Giappone) e che non ci sarebbe stata alcuna violazione dei confini aerei da parte della Russia.

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Giappone e Corea del Sud hanno da tempo iniziato a fare meno affidamento l’uno sull’altra per proteggersi dal pericolo della Corea del Nord, né tantomeno sembrano voler contare troppo sugli Stati Uniti. Tōkyō va verso la creazione di un proprio servizio di intelligence estero su modello CIA e punta a migliorare i rapporti con la Cina, mentre Seoul investe nel monitoraggio delle attività nordcoreane e sta focalizzando la propria attenzione alle relazoni intercoreane e all’integrazione tra Nord e Sud. Un progetto, quello dell’integrazione, che non può non tenere conto del sentimento anti giapponese molto diffuso ad entrambi lati del 38esimo parallelo. Sia Giappone che Corea del Sud sanno che le tensioni danneggiano entrambi e si mostrano intenzionati a stemperare. Il Ministro del Commerio giapponese Hiroshige Seko ha detto ai giornalisti che il governo ha permesso l’esportazione di materiale per semiconduttori per la prima volta da quando il mese scorso sono state  imposte limitazioni. Moon, invece, sembra aver messo da parte i toni provocatori e la richiesta di compensazioni da parte del Giappone per i danni della guerra commerciale. Nella sostanza, nessuno dei due Paesi sembra stia lavorando per eliminare del tutto gli ostacoli storici a una proficua relazione, quella che servirebbe per arginare il pericolo Kim Jong un.

 

Photo: a protester holds a defaced image of Japanese Prime Minister Shinzo Abe during a rally denouncing the Japanese government’s decision on their exports to South Korea in front of the Japanese Embassy in Seoul, Wednesday, July 17, 2019. In his strongest comments yet on a growing trade dispute, South Korean President Moon Jae-in urged Japan on Monday to lift recently tightened controls on high-tech exports to South Korea, which he said threaten to shatter the countries’ economic cooperation and could damage Japan more than South Korea. (AP Photo/Ahn Young-joon)