A luglio la vedova del Premio Nobel Liu Xiaobo ha potuto lasciare la Cina per recarsi in Germania, dove ha ottenuto asilo politico. Si conclude così una vicenda che aveva parzialmente scosso i forti legami politici ed economici tra Berlino e Pechino.

1. LIU XIA IN GERMANIA

Il 10 luglio scorso la moglie del Premio Nobel Liu Xiaobo, Liu Xia, è stata rilasciata dagli arresti domiciliari ai quali era stata condannata da diversi anni. La sentenza era stata infatti decisa a seguito dell’assegnazione del Nobel per la Pace al marito nel 2010, nonostante la donna non fosse in alcun modo legata alla politica. Gli arresti l’hanno costretta a un completo isolamento dai rapporti esterni, senza neppure avere la possibilità di rivedere il marito negli ultimi giorni di vita. Dopo 18 anni, Liu è riuscita ad arrivare a Berlino, grazie alla probabile mediazione della cancelliera Angela Merkel, che pochi giorni prima aveva incontrato il primo ministro cinese Li Keqiang in Germania. Questo incontro ha fatto passare la vicenda su un piano di relazioni bilaterali tra i due Paesi, legati dal punto di vista economico, ma in collisione su alcune vicende politiche interne.

2. LIU XIAOBO E I DIRITTI UMANI

Liu Xiaobo, deceduto nel 2017, è stato un grande attivista politico nel campo dei diritti umani. Il suo nome è giunto in ogni angolo del mondo per il suo impegno riversato alla difesa dei diritti umani nel suo Paese, ma il percorso non è stato semplice. Liu è stato incarcerato quattro volte prima di essere condannato nel 2009 a 11 anni di prigione. L’accusa ufficiale è stata di incitamento alla sovversione del potere dello Stato, a seguito della redazione e pubblicazione della Charta 08 nel 2008. Il documento, il cui nome riprende quello della carta redatta negli anni Settanta dai dissidenti cecoslovacchi, Charta 77, è stato pubblicato nel 60° anniversario dell’adozione della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. La redazione del testo ha coinvolto 350 attivisti politici, accademici e attivisti per i diritti umani, che chiedevano riforme interne a livello governativo, sociale e giudiziario. La fama del documento è arrivata in ogni angolo del mondo, ricevendo un forte interesse da parte della società civile estera e di figure di spicco, come il Dalai Lama, al punto da far vincere il Nobel per la Pace a Liu nel 2010. Purtroppo il Governo cinese non permise mai a Liu di partecipare alla cerimonia di premiazione a Oslo, mentre i familiari furono costretti agli arresti domiciliari per evitarlo. Quando la comunità internazionale si mosse per il Nobel a Liu, egli era già in carcere, dove è rimasto fino alla fine. Malato per un cancro al fegato, aveva richiesto di poter uscire negli ultimi giorni di vita, ma anche questo gli fu vietato. Così, il 13 luglio 2017, morì in un ospedale di Shenyang, da solo.

 
3. GERMANIA E CINA: RAPPORTI ALTALENANTI

Nel corso degli anni Germania e Cina hanno vissuto relazioni altalenanti, caratterizzate da momenti di grande vicinanza e momenti di allontanamento. Nel 2008, anno in cui Pechino ospitò le Olimpiadi, Angela Merkel dichiarò che non avrebbe partecipato all’evento, schierandosi pubblicamente contro i soprusi del Regno di Mezzo contro la popolazione tibetana. Sul piano politico Berlino è stata spesso critica nei confronti di Pechino, per la difesa dei diritti umani e dello Stato di diritto nel Paese asiatico. Negli ultimi anni, però, i rapporti sono migliorati, spinti soprattutto da interessi di cooperazione economica. La Germania è infatti diventata il primo partner commerciale della Cina in Europa e Pechino ha raggiunto la posizione di secondo partner di Berlino, subito dopo gli Stati Uniti. Le relazioni si sono poi espanse, includendo anche discorsi sulla sicurezza, con l’assunzione di maggiori impegni tra i due Paesi per una maggiore comunicazione e cooperazione nell’ambito. In ultimo, la guerra commerciale di Trump contro Pechino, ma anche verso i prodotti importati dall’Unione Europea, ha portato Germania e Cina ad avvicinarsi sempre di più per contrastare il pericolo delle tariffe statunitensi. In questa cornice è avvenuto il dialogo tra la Cancelliera e il primo ministro Li Keqiang che ha portato alla liberazione della vedova di Liu.

Giuditta Vinai