Un mare di gente è sceso in piazza ieri in Venezuela. Dieci milioni di persone in tutto il paese sudamericano, piene di speranza per uscire da una crisi umanitaria senza precedenti per chiedere «libertà, democrazia e l’entrata degli aiuti umanitari», soprattutto latte per neonati denutriti e farmaci salvavita per malati di cancro.
Aiuti bloccati per ordine espresso del dittatore Nicolás Maduro, sempre più dissociato dalla realtà e dal suo popolo.
Rimarrà nella storia la giornata di ieri, soprattutto la scena in cui il presidente ad interim Juan Guaidó, tentava di rientrare a casa facendosi largo in piedi su una motocicletta guidata da un amico gesticolando tra due ali di folla trasbordante. Senza scorta né guardie del corpo del G2 cubano per proteggerlo, come invece è costretto a fare da mesi Maduro, che mentre parla di pace ieri ha presenziato ad una serie di esercitazioni militari con una truppa così magra (generali a parte) da fare pena. Storico il discorso pronunciato da Guaidó perché ha finalmente definito una data precisa per l’ingresso degli aiuti umanitari: «il 23 di febbraio». Poi ha ringraziato «le ong che coraggiosamente hanno aiutato, nonostante la possibile persecuzione». Aiuti donati dai 70 paesi che hanno già riconosciuto Guaidó tra gli altri Stati Uniti, Canada, tutta l’Europa dei 28 con Francia e Germania in testa meno Italia, Grecia e Slovacchia e quasi tutta l’America latina – da ieri arrivati anche ad Aruba, dove a gestire la logistica sarà l’Olanda. Oltre che a Cucuta al confine con la Colombia e in Roraima, al confine con il Brasile. Una montagna di cibo e medicine, ormai introvabili in Venezuela.
Intanto lunedì notte il presidente in persona ha recapitato a sorpresa i primi aiuti a Caracas, dimostrando una volta di più quanto Maduro sia sempre più isolato, altrimenti i suoi miliziani avrebbero impedito tale consegna. A riceverli è stata l’associazione dei centri sanitari di orientamento cristiano (Avessoc) che ha ricevuto «uno stock di 85 mila integratori utili per 1.700.000 razioni nutrizionali per bambini e per 4.500 integratori per le donne incinte in stato di malnutrizione». Come nelle peggiori dittature, ieri il canale statale VTV ha propagato la notizia falsa che si tratterebbe di cibo avvelenato che causa il cancro. Una propaganda in linea con le dichiarazioni del presidente di Cuba Diaz Canel rilanciato poi dal boliviano Evo Morales: «Il blocco economico statunitense viola i diritti umani del popolo venezuelano. Trump parla di aiuti umanitari e democrazia ma prepara un colpo di stato con l’intervento militare». Piacerebbe molto a Maduro ma la realtà è un’altra, come dimostra la telefonata di ieri sera tra il segretario di Stato statunitense, Mike Pompeo ed il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov (obiettivo la tutela degli interessi di Mosca nel Venezuela post dittatura) e l’incontro della Cina con rappresentanti di Guaidó per recuperare i 60 miliardi di crediti che Caracas deve a Pechino.
Paolo Manzo
articolo pubblicato IlGiornale.it
Redazione
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