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Intervista del deputato venezuelano rifugiato nell’ambasciata italiana a Caracas

Intervista del deputato venezuelano rifugiato nell’ambasciata italiana a Caracas

Américo De Grazia stava indagando sulle possibili correlazioni tra traffici illeciti del regime e finanziamenti a forze straniere: “C’è sicuramente non conoscenza dei fatti, in molta gente che parla di Venezuela. Ma forse c’è anche complicità in affari”

I senatori Cinque stelle dicono che fanno bene ad arrestarvi. Un commento? “C’è sicuramente non conoscenza dei fatti, in molta gente che parla di Venezuela. Ma forse c’è anche complicità in affari. Specialmente da parte di elementi dei Cinque stelle”. A domanda brutale, risponde al Foglio in modo secco Américo De Grazia, uno dei 10 deputati venezuelani a cui il Tribunale supremo di Giustizia ha appena tolto l’immunità parlamentare. Poco dopo aver rilasciato questa intervista, De Grazia si è rifugiato nell’ambasciata italiana a Caracas. “Non darò il gusto, alla #NarcoDittatura, che mi esibisca come trofeo e mi usi come ostaggio, in cambio di condonargli i suoi crimini di lesa umanità, violazione dei Diritti Umani, corruzione, narcotraffico e terrorismo. Continuo nella lotta #VenezuelaValeLaPena. E ringrazio l’accoglienza dell’Italia”, ha spiegato via Twitter. Segretario generale della Commissione di Energia, Miniere e Petrolio dell’Assemblea Nazionale e membro della sottocommissione speciale mista che indaga sulle irregolarità amministrative verificatesi nel fondo pensioni della Pdvsa, al Foglio aveva spiegato che stava indagando sulle possibili correlazioni tra traffici illeciti di esponenti del regime venezuelano e eventuali finanziamenti a forze politiche straniere. In particolare aveva accennato a conti a Andorra e al misterioso carico di coltan sequestrato a Trieste.

“Il regime ti minaccia perché vuole che tu ti nasconda”, aveva detto al Foglio commentando la revoca dell’immunità. “Vuole che tu fugga, che ti nasconda, che ti dichiari in clandestinità, che ti esili in una ambasciata, che ti inibisca di prendere azioni, prendere misure, convocare manifestazioni in strada, che non senta tranquillità in nessun posto dove ti trovi. Che tu non possa fare vita politica in maniera normale, come si potrebbe fare in qualunque altro paese dove esista stato di diritto, democrazia o libertà” Poco prima di questa intervista era stato arrestato Edgar Zambrano, primo vice-presidente dell’Assemblea Nazionale. Gli uomini del Servizio Bolivariano di Intelligenza (Sebin) gli hanno circondato l’auto, lui ha rifiutato di scendere, e allora hanno portato via lui e vettura con una gru.“È un sequestro”, ha commentato Guaidó. Un’altra dei dieci si era rifugiata nell’ambasciata italiana prima di lui: è Mariela Magallanes, che ha marito e figli con cittadinanza italiana. Già ad aprile le era stato tolto il passaporto per impedirle di recarsi all’Unione Interparlamentare Mondiale in Qatar. Il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, aveva llora criticato a “palese violazione dell’immunità parlamentare”: “episodi come questo non contribuiscono affatto al superamento delle forti contrapposizioni interne”. “Le sarà garantita ogni possibile tutela e ospitalità, in piena conformità alle convenzioni diplomatiche”, aveva assicurato ora la Farnesina.

“La più ferma condanna per decisioni che violano le basilari immunità parlamentari e i principi dello stato di diritto” espressa da Moavero aveva suscitato le ire dei senatori Cinquestelle Alberto Aurola e Gianluca Ferrara: “finora, rispetto al Venezuela, il governo italiano ha avuto il coraggio e la coerenza di mantenere una ferma posizione di neutralità a favore di una soluzione pacifica e politica della crisi in atto”, era stato il loro comunicato. “Sorprende quindi la presa di posizione del ministro Moavero, che invece di condannare il gravissimo tentativo di golpe messo in atto dalle opposizioni, si scaglia contro la reazione giudiziaria del governo nei confronti degli esponenti politici che hanno sostenuto la cospirazione sovversiva”. Traduzione, appunto: arrestateli tutti! De grazia è anche lui come Mariela Magallanes legato all’Italia. “I miei genitori sono italiani, anche se non ho mai chiesto la cittadinanza perchè quando ho iniziato a fare politica la doppia cittadinanza escludeva dalle cariche elettive”. Entrambi sono esponenti della Causa Radical: un partito di sinistra fondato da ex-guerriglieri che in principio appoggiò il chavismo, per poi rompervi completamente. “Purtroppo il chavismo ha dilapidato una occasione storica per cambiare il paese, e lo ha invece consegnato a terroristi e narcos”, commenta amareggiato. Mariela, spiega, “si è rifugiata in ambasciata perchè le detenute politiche nelle carceri venezuelane vengono sistematicamente stuprate”.  tato un grave scandalo quello della giudice María Lourdes Afiuni, che Chávez volle in galera per una sentenza a lui sgradita. In galera rimase incinta e abortì. “Ma non solo lei. Anche le leader studentesche arrestate sono state stuprate in modo sistematico”, denuncia Di Grazia.

Torniamo ai traffici. “Gian Carlo Di Martino, già sindaco di Maracaibo, è ora console a Milano. Rafael Lacava, ex-ambasciatore in Italia, è ora governatore di Carabobo. Noi riteniamo che siano stati soprattutto loro gli uomini dei contatti. E noi sappiamo che il regime compra amicizie a suon di soldi. In Argentina con i Kirchner, in Spagna con Podemos, in Nicaragua con Daniel Ortega”. In quei casi però il flusso di denaro è stato dimostrato. Con l’Italia non ci sono evidenze del genere. “Per ora no, ma sappiamo come si muovono Di Martino e Lacava. Stiamo preparando un dossier. Non è ancora stato reso pubblico, ma lo sarà presto”.

Foto Reuters, Articolo pubblicato su Il Foglio