È di almeno 35 morti e più di 90 feriti il bilancio provvisorio di due attentati kamikaze avvenuti nella mattina di oggi, lunedì 15 gennaio, a Baghdad nella centralissima piazza Tayaran. Secondo quanto comunicato dal portavoce del ministero degli Interni iracheno Saad Maan, a farsi saltare in aria sono stati due uomini che indossavano cinture esplosive. Piazza Tayaran non è stata scelta a caso dagli attentatori. Teatro di altri attentati in passato, è un luogo molto affollato specie alle prime ore della mattina, quando centinaia di operai e braccianti si ritrovano qui prestando la loro manodopera al miglior offerente.

Poco dopo la strage, un’altra esplosione si è verificata sempre a Baghdad nel distretto nord-orientale di Jamila, dove sono morti due civili e altri sei sono rimasti feriti.

 

ISIS_Baghdad

 

L’ombra di ISIS

L’attacco a piazza Tayaran non è stato ancora rivendicato, ma tutti i sospetti rimandano allo Stato Islamico. Nel dicembre scorso il premier Haider Al Abadi aveva annunciato la «fine della guerra» contro il Califfato, dichiarando che tutti i territori di cui l’esercito aveva perso il controllo dal giugno del 2014 erano stati riconquistati. Dichiarazioni che rispondono solo in parte al vero. Sacche di resistenza jihadiste sono infatti ancora annidate a nord della capitale, nelle vicine province di Diyala e Salahuddin, a sud di Mosul e tra la provincia di Ninive e l’area di frontiera con la Siria. Qui i jihadisti hanno ancora possibilità di ricevere, seppur con minore intensità rispetto al passato, rinforzi e forniture di armi dai territori controllati da ISIS nella parte orientale della Siria.

Nelle ultime 48 ore nell’area di Baghdad si sono verificati altri due attentati. Sabato 13 gennaio diverse persone sono state uccise e altre, compresi agenti della polizia, sono rimaste ferite in un attentato suicida che ha colpito un posto di blocco nei pressi di Aden Square, a nord della capitale. Domenica 14 gennaio otto persone sono state uccise in un attentato kamikaze nella zona di Al-Tarmiyah, sempre nella parte settentrionale della capitale.

Per l’Iraq del dopo Califfato si sta dunque materializzando il calvario di uno stato di terrore permanente, con attentati kamikaze e attacchi con autobomba improvvisi. Uno scenario rispetto al quale i servizi di intelligence iracheni, e gli alleati della coalizione internazionale che combatte contro lo Stato Islamico in Iraq, si stanno dimostrando totalmente impreparati.

 

 

I più recenti attacchi jihadisti in Iraq

Novembre 2016: oltre 125 morti, molti dei quali pellegrini sciiti provenienti da Iran e Afghanistan, in un attentato con autobomba nell’area di Hilla, a sud di Baghdad, rivendicato da ISIS;

Luglio 2016: oltre 300 civili uccisi e centinaia di feriti in un attentato suicida rivendicato da ISIS nel distretto sciita di Karrada, a Baghdad. Si è trattato dell’attacco più violento compiuto da un singolo attentatore dall’invasione USA del 2003;

17 maggio 2016: tre attentati a Baghdad uccidono 77 persone, 41 nel distretto di Shaab e 30 a Sadr City

11 maggio 2016: attentati in serie a Baghdad colpiscono distretti sciiti nell’area di Sadr City, uccidendo 93 persone. ISIS rivendica due degli attacchi;

Luglio 2015: camion bomba contro il mercato di Khan Bani Saad, nel governatorato di Diyala Diyala. Oltre 120 morti, rivendicazione di ISIS.