Le milizie sciite in Iraq: forza in ascesa o in declino?

Le milizie sciite rappresentano ormai da tempo una forza e un “pericolo” in Iraq per molti attori nazionali e internazionali. La crisi attuale sembra offrire nuove opportunità a questi gruppi, ma le pressioni politiche ne stanno limitando i poteri.

1. L’ASCESA DELLE MILIZIE SCIITE

La formazione delle milizie sciite in Iraq risale al 2014, quando il Grande Ayatollah al-Sistani, la più alta carica sciita irachena, emise una fatwa invitando gli sciiti a unirsi alle forze di sicurezza per combattere il crescente Stato Islamico. Vennero dunque formate le Forza di Mobilitazione Popolare (al-Hashd al-Sha‘bi), un’organizzazione “ombrello” che riuniva diversi gruppi paramilitari, tra cui una serie di potenti milizie filo-iraniane, come Kata’ib Hezbollah e l’Organizzazione Badr. Grazie alla legittimazione da parte dell’allora Primo Ministro al-Maliki e al supporto finanziario e militare iraniano, le milizie sciite sono cresciute in maniera esponenziale nel Paese, arrivando a rappresentare una vera forza politica.
Benché il Governo abbia cercato di ridimensionarne le ambizioni politiche, i gruppi paramilitari sciiti rappresentano oggi una minaccia alla stabilità dell’Iraq. In primo luogo il ruolo attivo che hanno svolto nella guerra a IS e la loro capacità di rispondere alle esigenze della popolazione ha permesso alle milizie di acquisire un vasto consenso. Inoltre, rappresentando la “mano invisibile” iraniana, le milizie espongono l’Iraq a una serie di pressioni internazionali che rischiano di esacerbare le tensioni già esistenti, trasformando il Paese nel teatro di scontro tra Teheran e Washington. In quest’ottica le Forze di Mobilitazione Popolare rappresentano una minaccia per lo Stato centrale, che vede privarsi del monopolio della violenza e assiste all’erosione della sua sovranità.

 

Fig. 1 – Miliziani sciiti durante una manifestazione a Basra, maggio 2019

2. NUOVI SPAZI E NUOVE OPPORTUNITÀ

L’assassinio di Qasem Soleimaini e del capo di Kata’ib Hezbollah al-Muhandis a inizio gennaio 2020 ha avuto conseguenze concrete sul contesto politico iracheno. Temendo di diventare terreno di una guerra per procura, il Governo iracheno ha richiesto l’espulsione delle truppe statunitensi, ritenute responsabili delle ingerenze iraniane sul territorio. La pandemia di coronavirus ha accelerato le trattative, obbligando il ritiro immediato di diversi contingenti, ma il vuoto securitario che va profilandosi nel Paese rievoca l’Iraq post-2011, quando questo si trovò lacerato da conflitti interni. Attualmente una serie di nuovi teatri d’azione si stanno aprendo alle forze in gioco in Iraq, e le Forze di Mobilitazione Popolare potrebbero trarne vantaggio.
L’inizio del ritiro delle truppe americane ha dato infatti carta bianca agli interessi di Teheran, che, nonostante la crisi che sta attraversando, continua a finanziare le milizie sciite. La legittimità dei gruppi filo-iraniani, inoltre, potrebbe venire ulteriormente confermata dalle loro capacità militari nella lotta contro IS, che, sfruttando la crisi politica del Paese, sta cercando di riaffermarsi in Iraq. Mentre, dunque, l’azione del Governo e della presenza americana in Iraq era volta a limitarne l’ascesa, i recenti sviluppi interni spingono a pensare che le milizie sciite si rafforzeranno durante questa crisi.

 

Fig. 2 – Il Primo Ministro al-Khadimi in visita a Kirkuk per seguire le operazioni anti-IS, giugno 2020

3. UNA LEGITTIMITÀ COMPROMESSA: LA BATTAGLIA DELLE MILIZIE

Nonostante le capacità e le opportunità delle milizie sciite in questa fase critica, le pressioni cui sono soggette da mesi le stanno lentamente indebolendo. Il ruolo reattivo che i gruppi filo-iraniani hanno avuto nelle proteste pre-pandemia, durante le quali hanno risposto con la violenza contro i civili, ne ha eroso la legittimità. Alla perdita di consenso popolare si affianca poi una crescente rivalità con la classe politica irachena a causa della vicinanza delle Forze di Mobilitazione Popolare con Teheran, le cui ingerenze contribuiscono all’instabilità sistematica del paese. È nel tentativo di limitare il potere delle milizie che vanno dunque lette le recenti manovre dell’élite politica: dopo la delegittimazione religiosa da parte di al-Sistani di questi gruppi sciiti, il neo-eletto Primo Ministro al-Khadimi sta cercando di riportare le milizie sotto la giurisdizione dello Stato centrale, congelandone i finanziamenti e redistribuendo i poteri all’interno di un esercito più eterogeneo. La nuova strategia di Baghdad sembra voler dunque riconquistare la sua fragile sovranità, ma il nemico che cerca di combattere risulta estremamente resiliente.

Immagine di copertina: Photo by Kaufdex is licensed under CC BY-NC-SA

Di Claudia Annovi, pubblicato su Il Caffè Geopolitico