Sentenze da manuale: dittatori buoni e dittatori cattivi

Nuovo colpo di scena nella vicenda dell’omicidio di Jamal Khashoggi ucciso il 2 Ottobre 2018, all’interno del consolato saudita di Istambul. Se del suo corpo non c’è alcuna traccia, si delineano sempre piu’ i contorni di un’operazione a dir poco scellerata ordita in Arabia Saudita. Alcuni importanti giornali americani tra i quali il “Washington Post” e il “New York Times” in queste ore, parlano apertamente del coinvolgimento diretto del principe ed erede al trono dell’Arabia Saudita, Mohammed bin Salman ( MBS) come del mandante dell’omicidio del giornalista. Le rivelazioni arrivano dopo che i sauditi ( che ci hanno messo piu’ di un mese per dare delle rispsote ), hanno comunicato che cinque delle 11 persone sospettate di essere parte del commando che ha agito all’interno del consolato saudita di Istanbul, verranno processate e mandate a morte come da consuetudine.

La versione dell’Arabia Saudita

Il vice procuratore capo dell’Arabia Saudita, Shalaan Al Shalaan che indaga sul caso è arrivato alle seguenti conclusioni: i membri del gruppo partito dall’Arabia Saudita avevano l’incarico di sequestrare Khashoggi senza fargli violenza o peggio di eliminarlo. Questa ultima dichiarazione pero’ lascia alquanto perplessi visto che nel commando vi era anche un medico anatomo-patologo. Sempre secondo i sauditi, principe ereditario Mohammed bin Salman non ha mai saputo nulla di questa azione. Secondo la tesi del procuratore Al Shalaan, i dettagli dell’operazione sarebbero stati discussi in una riunione il 29 settembre 2018 alla quale avrebbero partecipato Ahmed al Assiri vice capo del Al-Mukhabarat al-‘Amma (i servizi segreti sauditi), e il consigliere del principe Saud al Qahtani due uomini sacrificati alla ragion di stato. Jamal Khashoggi doveva essere rapito e riportato a casa per i suoi legami con la Fratellanza Musulmana e aanche per punirlo per i suoi articoli nei quali criticava la casa reale. Secondo i sauditi gli uomini che hanno agito all’interno del consolato si sono fatti prendere la mano; Secono la Procura saudita dopo una violenta lite, lo avrebbero sedato al punto che il povero Kashoggi sarebbe passato dalla vita alla morte senza mai risvegliarsi. Poi il suo corpo sarebbe stasto fatto a pezzi e consegnato ad un complice turco del quale la Procura conoscerebbe l’identità, che lo ha ha fatto sparire. Il teorema saudita è quello di essere stati vittima di una cospirazione contro Mohammed bin Salman. Il regno sarebbe stato l’obbiettivo di un piano ordito da uomini vicinissimi a MBS per offuscarne l’immagine a livello mondiale per ridare il potere ai suoi avversari in patria. A cospirare quindi ci sarebbero stati pezzi di servizi segreti, il personale dell’ambasciata e i nemici di MBS che non vogliono le riforme. I turchi non credono ad una sola parola di questa tesi e continuano a ripetere che il mandante dell’omicidio è l’erede al trono.

Le gole profonde della CIA

Per tornare ai media americani quali nuove prove sarebbero emerse e soprattutto chi li avrebbe raccolte ? Secondo la “Central Intelligence Agency” (CIA), ci sarebbero due interecettazioni che mettrebbero in grossi guai MBS; nella prima l’ambasciatore saudita a Washington Khalid bin Salman al Saud (fratello di MBS), avrebbe detto a Khashoggi che l’unico modo per avere i documenti che gli servivano per potersi risposare in Turchia era quello di andare al consolato di Istambul. Secondo i media americani che hanno ricevuto la “velina” da “fonti interne” della CIA Khalid bin Salman lo avrebbe fatto di proposito per mandarlo incontro ai suoi assassini. Se fosse vero sarebbe ancora piu’ grave perché oltre al principe ereditario, sarebbe coinvolto nell’omicidio anche l’ambasciatore saudita a Washington! Il Fratello di MBS ha subito pubblicato sul suo profilo Twitter la smentita ufficiale dell’ambasciata saudita( https://twitter.com/kbsalsaud) e ha anche scritto; “l’ultimo contatto che ha avuto con il signor Khashoggi è stato con un testo il 26 ottobre 2017 e non ha mai suggerito al signor Khashoggi di andare in Turchia. Ed ancora; “ Non ho mai parlato con lui per telefono e certamente non gli ho mai suggerito di andare in Turchia per nessuna ragione”. Khalid bin Salman ha anche chiesto “al governo degli Stati Uniti di prendere posizione ufficiale in merito” Sempre secondo la stampa americana, la “pistola fumante” sarebbe nella seconda intercettazione, quella del 2 Ottobre 2018 poco dopo la morte di Kashoggi. Al telefono ci sarebbero Maher Abdulaziz Mutreb (ufficiale di sicurezza che era con MBS a Houston, Boston e alle Nazioni Unite nell’Aprile 2018 ), sospettato di essere uno dei 15 sauditi arrivati Istanbul per eliminare Khashoggi e “un assistente del principe” al quale Mutreb avrebbe detto in arabo ; “di al tuo capo che la missione è compiuta” o a secondo della traduzione, la frase sarebbe “l’azione è stata fatta”. Si vocifera anche di tentativi andati a vuoto (ordinati da MBS) per far rientrare a Riad con un scusa Jamal Khashoggi che ben conoscendo l’aria che tirava nel suo paese, se ne sarebbe guardato bene di farlo. La teoria pubblicata in queste ore negli Stati Uniti si fonda anche sul “ non poteva non sapere” ovvero che il principe Mohammed bin Salman che detiene un potre enorme, non poteva essere all’oscuro di quanto stesse per accadere al giornalista saudita che criticava senza tregua il regime di Riad dalle colonne del Washington Post. Se tutto questo venisse dimostrato darebbe ragione ai turchi che hanno sempre sostenuto, fina dalle prime ore che MBS sarebbe il mandante dell’omicidio Khashoggi.

Quanto affermato sulla stampa americana che ha ricevuto l’imbeccata dalle “gole profonde” della CIA ed in particolare quanto scritto dai giornali ostili a Donald Trump, è l’ennesima puntata dello scontro tra l’intelligence e il Presidente. Il Presidente americano si è investito molto nel rapporto con l’Arabia Saudita delegando al genero Jared Kushner, la costruzione di un rapporto privilegiato con MBS sfociato anche in una vera e propria amicizia. Relazioni privilegiate che hanno certamente agevolato grossi affari sulla rotta Riad- Washington in campo commericiale. Quello delle armi e dei sistemi di difesa in particolare che con Trump alla casa Bianca hanno ripreso vigore. Durante la visita di Donald Trump in Arabia Saudita (maggio 2017) lui e Mohammed bin Salman, hanno firmato un primo accordo che prevede la fornitura di armi e sistemi di difesa americani per un valore di 110 miliardi di dollari. Ma non è tutto, nei prossimi dieci anni i miliardi dovrebbero diventare 350. Questo oltre ad ad altri contratti commerciali che hanno visto come in quello delle armi, la supervisione dell’onnipresente genero-consigliere per gli affari del Medio Oriente Jared Kushner. La diffusione di queste indiscrezioni da parte delle gole profonde della Cia è l’ennesima polpetta avvelenata servita al tavolo di Donald Trump con il quale il rapporto è sempre piu’ difficile. Il Presidente aveva mostrato di voler accettare la versione saudita mantenendo anche nelle ore piu’ difficili, i contatti con MBS ed il suo entourage.

E’ partita cosi’ la caccia all’interno dell’agenzia d’intelligence americana di coloro che hanno passato i documenti ai giornali, ma l’esito è abbastanza scontato, non li troveranno e probabilmente questa nuova alzati di scudi della CIA potrebbe essere proepedeutica ad altre fughe di notizie, ad esempio sugli affari della famiglia di Donald Trump in Arabia Saudita un tema che interessa moltissimo ai Democratici rinvigoriti dalle ultime elezioni di medio-termine.

Comunque andrà a finire questa vicenda, l’immagine che Mohammed bin Salman si era costruito anche grazie al lavoro di consulenti d’immagine che gli hanno confezionato l’abito del un monarca visionario che riusciva a coniugare tradizione e modernità, un principe riformatore che vuole uscire dalla monocultura della vendita del petrolio e che guarda alle energie rinnovabili, l’uomo che vuole aprire le porte dell’Arabia Saudita al resto del mondo attraverso il turismo, è andata distrutta. Tutto questo potrebbe contribuire a far fallire l’ambiziosissimo piano “Vision 2030” https://vision2030.gov.sa/en/foreword che dovrebbe cambiare il volto dell’Arabia Saudita che nonostante i miliardi guadagnati nel tempo, soffre da tempo di crisi di liquidità a causa del saccheggio delle casse della Stato da parte delle migliaia di principi e dignitari, e dalla corruzzione ad ogni livello. A finanziare “Vision 2030” avrebbe dovuto pensarci il collocamento in borsa a New York, Londra e Hong Kong del 5% delle azioni della compagnia petrolifera saudita ”Saudi Aramco, operazione decisa nel 2016 che era stata salutata come “il più grande affare della storia” visto che l’incasso sarebbe stato di 2mila miliardi di dollari.

Anche su questo c’è grande mistero, l’operazione è stata sospesa e non esiste un piano alternativo per finanziare il piano nazionale voluto da MBS. La folle guerra nello Yemen, la vicenda Hariri e la morte di Jamal Khassoggi potrebbero diventare per MBS ostacoli insormontabili per la sua ascesa al trono. Ma non solo, se Donald Trump dovesse abbandonarlo al suo destino per non affondare insieme a lui, il suo destino come quello dell’Arabia Saudita sarebbe segnato. Solo l’idea fa tremare i polsi.