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L’impatto multidimensionale delle politiche della Amministrazione Trump

L’impatto multidimensionale delle politiche della Amministrazione Trump

Qualche giorno fa il Vice Presidente Americano Pence ha annunciato la nuova strategia nazionale per lo spazio. Nel prossimo budget l’amministrazione Trump intende inserire i costi per la costituzione di una forza militare spaziale. E’ il segnale che si sta arrivando ad un escalation nelle relazioni internazionali e che speriamo non porti ad uno show down. Questa è solo una delle decisioni che l’attuale inquilino della Casa Bianca sta mettendo in opera al fine di supportare la strategia denominata America First. Essa ha come perno centrale il recupero della competitività politica ed economica del Paese, dopo anni di “letargia strategica”, come ben sottolinea il documento firmato dal generale Mattis e pubblicato ad inizio agosto. Pertanto, la strategia nazionale per lo spazio deve essere letta in rapporto al documento sulla difesa, la National Security Strategy, e correlata con le decisioni di politica economica assunte dal Presidente Trump.

La sfida lanciata dalla Cina e dalla Russia alla leadership americana viene raccolta dall’Amministrazione Trump che utilizza un ventaglio piuttosto ampio di opzioni strategiche per affermare la volontà americana e per dimostrare che non è solo velleitarismo, ma che dietro di essa ci sono forze reali in grado di sostenere e mantenere le decisioni assunte. Una sfida ambiziosa che intende riportare in auge l’unilateralismo americano, mettere il multilateralismo con le spalle al muro e promuovere il bilateralismo a trazione USA.

La National Security Strategy individua la Cina come principale competitore americano, sia politico che economico ma anche culturale perché mette in discussione l’American Way of Life. A seguire vengono la Russia, che porta minacce militari convenzionali e non, l’Iran che destabilizza sistematicamente il vicino e medio oriente, rappresentando una forte minaccia alla pace, e la Nord Corea con cui l’attuale amministrazione è giunta ad un accordo ancora troppo incerto.

Il documento di Strategia della Difesa si basa sulla necessità di accelerare gli investimenti al fine di rendere maggiormente adeguate le forze militari USA, rispetto al nuovo scenario in cui si moltiplicano gli attori che potenzialmente possono portare sfide agli interessi economici, politici e culturali statunitensi.

La strategia è costruita partendo dalla consapevolezza che gli USA stanno perdendo capacità competitiva e che nel medio periodo rischiano di rendere evanescenti i vantaggi di cui godevano. La ragione di tutto questo è da rintracciarsi nella “atrofia strategica” che ha praticamente paralizzato le amministrazioni precedenti rendendole accondiscendenti verso gli organismi internazionali, gli alleati e verso quei Paesi che avevano promesso di percorrere la strada dell’economia di mercato come la Cina senza però rispettarne le regole, che al contrario hanno contestato e alterato.

La creazione di una forza militare spaziale arriva proprio quando l’economia americana si sta progressivamente rafforzando e sta gettando le basi per una “nuova economia manifatturiera”, dimostrando la volontà di proteggere il sistema economico americano anche dalle minacce più insidiose come quella del controllo dello spazio. Il nuovo scenario che va profilandosi oltre a stravolgere gli attuali assetti di potere influenzerà la gerarchia produttiva mondiale. I dazi e le sanzioni, infatti, costituiscono i principali strumenti politici che aprono la strada al riemergere degli USA come potenza manifatturiera da cui il Paese aveva abdicato per essere potenza finanziaria.

La maggior minaccia viene dalla Cina e dalle sue legittime ambizioni economiche e tecnologiche che si sostanziano nei progetti della Nuova Via della Seta e Make in China 2025; nonché da una visione egemonica che costituisce un elemento costante della politica estera cinese come anche Henry Kissinger, celebre conoscitore di quel mondo, riconosce.

La Russia ha una dimensione economica limitata e non adeguata a sfidare la potenza americana, se non militarmente. Ha interessi comuni con gli USA, legati alla sicurezza internazionale, e condivide un sistema di valori di matrice occidentale .

In questo contesto gli USA hanno dimostrato che possono colpire i Paesi – che entrano in rotta di collisione con la propria linea politica o che ambiscono ad essere dei competitori – con armi economiche piuttosto efficaci. Gli interessi cinesi e russi sono stati presi di mira direttamente al fine di spingere questi due Paesi verso comportamenti più in linea con le regole del diritto e del commercio internazionale. A tal riguardo basti pensare al caso ZTE dove il bando, poi parzialmente ritirato da parte dell’amministrazione Trump su richiesta del Presidente cinese, avrebbe messo in seria difficoltà l’azienda e costretta al fallimento. Lo stesso si può dire per il bando verso le società dell’oligarca russo Oleg Deripaska, magnate dell’alluminio, che lo ha indotto a ridurre in modo rilevante il proprio ruolo all’interno del gruppo En+Group da lui controllato e inflitto pesanti perdite alla quotazione di borsa. Le sanzioni verso l’Iran stanno inoltre dimostrando che sebbene l’Europa intenda mantenere l’accordo con questo Paese le aziende europee preferiscono non perdere il mercato USA piuttosto che mantenere quello iraniano. Di fatto la volontà Europea di resistere alla decisione americana svanisce o almeno risulta fortemente compromessa.

Il piano strategico della difesa e le decisioni in esso contenute, tra le altre un nuovo assetto organizzativo rivolto ad accelerare lo sviluppo e l’impiego dell’intelligenza artificiale, dimostrano come l’amministrazione Trump stia totalmente ripensando il ruolo degli USA nel mondo.

Tale nuovo scenario impone un ripensamento delle strategie dei Paesi alleati ed in particolare dell’Europa. Il dilemma è: stare a fianco degli USA portatori di un sistema valoriale “usurato e da rinnovare” oppure avvicinarsi alla Cina animata da un capitalismo a forte guida statale impregnato di valori che entrano in frizione con quelli delle moderne democrazie occidentali. Il progetto che la Cina sta portando avanti di creare – grazie all’integrazione di big data e intelligenza artificiale- una classificazione dei cittadini in buoni e cattivi fa immaginare una società in aperto contrasto con i valori occidentali e di ispirazione confuciana con tratti che richiamano il modello del “dispotismo orientale”.

E’, dunque, arrivato il momento di uscire dall’ambiguità perché il futuro chiede chiarezza di decisioni.

di Alberto Cossu, Analyst of Vision & Global Trends