Seleziona Pagina

Perché l’uomo è stato davvero sulla Luna

Perché l’uomo è stato davvero sulla Luna

«Un piccolo passo per un uomo, un grande passo per l’umanità». Lo disse Neil Armstrong dopo aver poggiato il piede sulla Luna.
Il prossimo 20 luglio sarà trascorso mezzo dallo storico sbarco. A distanza di 50 anni si discute ancora di cospirazioni e complotti. Perché, invece, sulla Luna ci siamo stati davvero. Dall’archivo:

Gli umani hanno camminato sulla Luna e sono stati in dodici a farlo. Tuttavia, ancora oggi, non sono poche le persone che credono al fatto che l’allunaggio di astronauti statunitensi sul nostro satellite naturale sia stata una montatura articolata, con scenografie e trame degne di un film di Stanley Kubrick (citato non a caso, essendo il regista di “2001: Odissea nello Spazio”). Partiamo da qualche dato oggettivo: negli scorsi anni due sonde, il Lunar Reconnaissance Orbiter della NASA e la Kaguya della JAXA (agenzia spaziale giapponese) hanno più volte fotografato i siti di allunaggio delle sei missioni Apollo che hanno raggiunto la Luna tra il 1969 e il 1972. Dalle foto si possono chiaramente distinguere dettagli della presenza (passata) umana in quei luoghi. Altre “prove” che smentiscono le teorie del complotto si possono trovare grazie ad alcuni strumenti scientifici lasciati dagli astronauti e ancora funzionanti. Ad esempio, l’equipaggio dell’Apollo-11 ha lasciato nel Mare della Tranquillità uno specchio in grado di riflettere raggi laser mandati dalla Terra (per misurare la distanza tra il nostro pianeta e la Luna e verificarne eventuali variazioni non previste) che è stato usato (e continua a essere usato) anche da molti astronomi amatoriali dotati delle necessarie apparecchiature. Cinque delle sei missioni allunate hanno lasciato sulla superficie dei sismografi che hanno funzionato fino al 1977 registrando impatti di meteoriti e terremoti lunari che la comunità scientifica attribuisce all’interazione della gravità terrestre con quella del satellite. L’intero programma Apollo è costato agli Stati Uniti una cifra stimata attorno ai 109 miliardi di dollari del 2010, i sei allunaggi circa 18 miliardi ciascuno (sempre in dollari del 2010). L’intera organizzazione, tra NASA, altre agenzie governative, l’USAF (United States Air Force – Aeronautica militare degli Stati Uniti), appaltatori e subappaltatori ha coinvolto decine di migliaia di persone ed è arduo, se non impossibile, metterle a tacere tutte nel caso si trattasse di una farsa. Per finire, i sovietici subirono lo smacco di essere sconfitti nella corsa alla Luna, con il loro programma che si risolse nel nulla (a causa soprattutto del fallimento del razzo N-1 che avrebbe dovuto trasportare i loro cosmonauti dalla Terra al nostro satellite) e costò loro ingenti risorse. Il loro apparato d’intelligence avrebbe sicuramente scoperto il bluff se presente. Il silenzio è un’altra indicazione del fatto che il programma Apollo sia stato una realtà. Per non trascurare nulla: laboratori della NASA e di molti Paesi in tutto il mondo hanno diverse quantità di campioni di roccia lunare ancora allo studio. Chissà come ci sono arrivati.

moon landing foto

Fig. 1 – Il sito dell’allunaggio dell’Apollo 11 fotografato dal Lunar Reconnaissance Orbiter

Quando si parla del settore spaziale, l’opinione comune è «perché spendere tutti quei soldi quando potrebbero essere usati per risolvere altri problemi?». Tralasciando il lato “romantico”, ossia l’innato istinto umano all’esplorazione, il settore spaziale garantisce ritorni economici superiori rispetto agli investimenti, sotto forma di nuove tecnologie applicate in diversi campi della vita quotidiana. Su queste pagine abbiamo già analizzato alcune applicazioni satellitari, come l’agricoltura di precisione, la guida e la navigazione e il monitoraggio dei cambiamenti climatici; tuttavia anche l’esplorazione spaziale vera e propria ha grandi riflessi tecnologici sul nostro pianeta. Elencare tutte le applicazioni terrestri di tecnologia spaziale sarebbe eccessivo, perciò ci si limiterà ad analizzarne alcune:

  • il telescopio spaziale Hubble, in orbita dal 1990, oltre a darci immagini dei confini dell’Universo, ha permesso di riutilizzare tecnologie ottiche in campo medico per le biopsie e le artroscopie;
  • il programma Apollo ha permesso di migliorare le macchine per la dialisi, le procedure per la purificazione dell’acqua, sviluppare sensori sofisticati per segnalare la presenza di gas nocivi nell’aria testare nuovi metodi di produzione di energia come le celle a combustibile;
  • il programma Space Shuttle ha portato in dote tecnologie, tra l’altro, per la cardiochirurgia, la lotta ai tumori, la produzione di farmaci e la lotta alle mine antiuomo;
  • la ISS (International Space Station – Stazione spaziale internazionale) in orbita oggi ha fatto compiere un salto in avanti nello sviluppo dei pannelli solari per la produzione di energia e dei sistemi di riciclo dell’aria e dell’acqua. Inoltre, sono state rese disponibili tecnologie nell’ambito della robotica per aiutare l’uomo in diverse attività, tra cui la chirurgia in remoto.

hubble space telescope foto

Fig. 2 – Il telescopio spaziale Hubble

Concludiamo con leggerezza con un classico: Grande Muraglia Cinese non può essere vista dall’orbita a occhio nudo. Da quell’altezza infatti non è possibile scorgere alcunché di artificiale, tranne sorvolando la parte notturna della Terra quando è possibile vedere le luci dei centri abitati. Si può verificare facilmente: basta aprire il programma Google Earth, alzare la quota d’osservazione fino a 400 chilometri (l’altezza dove orbita la ISS) e provare a scorgere la Muraglia osservando la Cina.

Di Emiliano Battisti, autore di Storie Spaziali