I ministri degli Esteri di Cina e Vaticano si sono incontrati venerdì 14 febbraio durante la Conferenza sulla sicurezza di Monaco. Il vertice tra l’arcivescovo Paul Gallagher e il ministro Wang Yi rappresenta l’incontro di più alto livello dal 1951, anno in cui la Repubblica Popolare e la Santa Sede hanno rotto le relazioni diplomatiche. L’incontro è una passo imporante per portare avanti il dialogo avviato negli ultimi anni. Nel corso del vertice si è parlato dell’accordo siglato nel 2018 tra Roma e Pechino, che riconosce al Vaticano l’ultima parola nella nomina dei vescovi cattolici in Cina. «Oggi è la prima volta che i ministri degli Esteri di Cina e Vaticano si incontrano. È la continuazione dei contatti tra Roma e Pechino e aprirà a scambi futuri», ha affermato Wang Yi al giornale del Partito People’s Daily. Wang ha definito «rivoluzionario» l’accordo del 2018, che dal suo punto di vita «ha portato buoni risultati». Wang e Gallagher hanno sottolineato l’importanza dell’accordo del 2018 e hanno ribadito la volontà a proseguire il dialogo istituzionale a livello bilaterale per migliorare la vita della Chiesa Cattolica in Cina per il bene del popolo cinese. L’incontro è sintomo del disgelo fortemente voluto da Papa Francesco. L’intervista al sinologo Francesco Sisci, tra i massimi esperti della storia dei rapporti tra Santa Sede e Cina, pubblicato sull‘ulitmo numero della rivista Babilon

 

«Separare politica e religione». È questa la condizione che ha reso possibile, nel settembre del 2018, il raggiungimento di uno storico accordo sulla nomina dei vescovi della Chiesa Cattolica in Cina e sulla riammissione di quelli nominati dalla Chiesa cinese, ma senza il consenso della Santa Sede. Un’intesa ancora provvisoria, che ha però avuto l’effetto immediato di smussare le distanze tradizionali tra il Vaticano e la Cina, aprendo a una nuova stagione di dialogo. Un disgelo fortemente voluto da Papa Francesco. Che, però, non piace a quelle potenze mondiali in perenne competizione economica con Pechino, come spiega a Babilon il sinologo Francesco Sisci, tra i massimi esperti della storia dei rapporti tra Santa Sede e Cina.

Lei ha scritto che “un accordo politico con la Cina sarebbe stato infatti impossibile”. Perché?

Il problema per la Cina è la sovranità politica nel proprio territorio. Il partito non ammette di condividere tale potere politico con un’entità esterna, fuori dalla Cina stessa. Sarebbe come accettare una limitazione del proprio potere e dell’indipendenza nazionale. In effetti, Roma non vuole esercitare un potere “politico” all’estero attraverso i suoi vescovi e il suo clero. Il problema è religioso, dell’unità universale della fede che si manifesta con l’unità religiosa tra i vescovi locali e il vescovo di Roma.

Come sono cambiati i rapporti tra Vaticano e Cina da quando c’è Bergoglio?

In realtà, non c’è stato un cambiamento sostanziale rispetto a Papa Benedetto XVI. C’è una profonda continuità tra Wojtyla, Ratzinger e Bergoglio, testimoniata dalla presenza di Pietro Parolin, che fu nominato sottosegretario di stato da Wojtyla per occuparsi anche della questione cinese. Discorso simile vale per Claudio Maria Celli, il capo della delegazione vaticana a Pechino, che iniziò a seguire la Cina sempre con Giovanni Paolo II. In realtà, sia Wojtyla che Ratzinger hanno fatto aperture importanti a Pechino. Ciò che è cambiato è che all’improvviso Pechino si è resa conto del super soft power della Chiesa. E poi c’è il fatto che Papa Francesco riesce a parlare con semplicità ed efficacia al cuore dei cinesi.

 

This handout photograph taken on Feb 14, 2020 and released by the Vatican Media shows Chinese Foreign Minister Wang Yi (right), shaking hands with Archbishop Paul Gallagher, Holy See Secretary for Relations with States, on the sidelines of the Munich 2020 security conference in Munich. (HANDOUT/ VATICAN MEDIA / AFP)

 

Ci sono potenze contrarie a questo tentativo di distensione?

Non credo. Ma forze varie in tanti Paesi, certamente. Ciò per tanti motivi: chi vuole la guerra con la Cina non vuole il Vaticano tra i piedi, e chi ce l’ha con Bergoglio per questioni di carattere morale lo accusa sulla Cina perché sa che, facendo leva sulla sola questione morale, non avrebbe presa sulla gente comune.

La Chiesa fa pressioni su Pechino sul rispetto dei diritti umani?

Perché dovrebbe fare moral suasion? È una Ong per i diritti umani? Non direi. In realtà, l’accordo indica una strada: si può trovare una soluzione con la Cina purché si riesca a parlare bene. Questo è il messaggio più forte. Maggiore tolleranza con i cattolici può diventare maggiore tolleranza e comprensione anche con le altre religioni e con il mondo.

Che momento attraversa la Chiesa Cattolica in Cina e in Asia?

Bergoglio parla a tutto il mondo, ai quasi otto miliardi di abitanti del pianeta, non solo ai cattolici, come era avvenuto da secoli con altri papi. Nel fare ciò, ha scardinato tutti i recinti. Non importa se un essere umano sia cristiano o meno. Ascoltando le parole del Papa, chiunque si può sentire toccato: questa è stata la grande rivoluzione di Bergoglio, e questo per la prima volta ha davvero aperto l’Asia alla Chiesa. Bergoglio parla al cuore di tutti gli uomini, non chiedendo a loro previe professioni di fedeltà alla croce. Questo è un seme che potrebbe avere enormi frutti, se ben coltivato.

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PHOTO: AFP