Pittsburgh STRAGE EBREI

«All jews must die», «tutti gli ebrei devono morire». Urlando queste parole d’odio antisemita Robert Bowers, cittadino americano bianco di 46 anni, ha compiuto una strage ieri, sabato 27 ottobre, all’interno di una sinagoga a Pittsburgh in Pennsylvania. Il bilancio è di 11 morti e 6 feriti. Solo l’intervento di agenti delle squadri speciali delle polizia americana SWAT (Special Weapons Assault Team) hanno impedito che ci potessero essere altre vittime.

Dunque, pochi giorni dopo l’allarme dei pacchi bomba recapitati ad alcuni esponenti di vertici dei democratici americani tra cui Barack Obama e Hillary Clinton, gli Stati Uniti devono fare i conti con l’ennesima mattanza. Un segnale inquietante a meno di dieci giorni dal voto di midterm in programma il prossimo 6 novembre.

Bowers non ha scelto a caso luogo, giorno e orario in cui entrare in azione. Ha puntato sulla “Tree of Life”, una delle più note sinagoghe della zona e ha deciso di farvi irruzione di sabato, il giorno santo della settimana per gli ebrei, proprio mentre era in corso una cerimonia religiosa. Era armato di un Ar-15, un fucile semiautomatico utilizzato in molte delle stragi che hanno insanguinato gli Stati Uniti negli ultimi anni, di una pistola Glock e di altre due pistole. Senza l’intervento della polizia, nel giro di pochi minuti avrebbe potuto uccidere altre decine di persone. Il sabato nella sinagoga “Tree of Life” si tengono infatti tre funzioni: una nella sala principale, una nel seminterrato e la terza nello studio del rabbino. In totale sono circa 100 le persone che vi prendono parte.

Pittsburgh STRAGE EBREI immagine killer
Robert Bowers

Il caso è stato categorizzato dall’FBI come crimine d’odio per il quale Bowers dovrà rispondere di 29 capi d’accusa che potrebbero significare per lui la pena di morte. Si è scoperto che l’uomo era molto attivo su Gab, un social media popolare negli USA fra i militanti dell’ultra-destra perché non applica alcuna censura a messaggi d’odio. La piattaforma è stata fondato nell’agosto del 2016 da Andrew Torba e da allora ha accolto tutti gli estremisti che sono stati espulsi dagli altri social network.  Tra i messaggi ancora visibili nell’archivio della pagina di Bowers diversi erano indirizzati contro gli ebrei definiti «figli di satana».

Recentemente il killer si era scagliato anche contro l’organizzazione ebraica no profit Hebrew Immigrant Aid Society che si occupa di dare aiuto ai rifugiati e ai migranti in America: «le piace portare invasori che uccidono la nostra gente. Non posso stare fermo a guardare mentre il mio popolo viene massacrato». Bowers ne aveva anche per il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, definito un finto conservatore ma in realtà sia asservito alle lobby ebraiche, e per il magnate ungherese George Soros, accusato di aver mosso la massa umana di migranti partita dall’Honduras per arrivare ai confini meridionali degli Stati Uniti.

 

Le reazioni di Trump e Netanyahu

Il presidente Trump ha espresso immediatamente solidarietà alla comunità ebraica americana ed evocato la revisione delle leggi sulla pena di morte per casi come questo. A chi ha imputato la causa di questa ennesima strage alla libera circolazione di armi negli USA, Trump ha risposto che se ci fossero state guardie armate all’interno della sinagoga si sarebbe potuta prevenire la tragedia. Da Israele il premier Benyamin Netanyahu ha dichiarato di essere «solidale con la comunità ebraica di Pittsburgh e con il popolo americano di fronte a questa violenza antisemita orribile».

 

L’allarme lanciato dall’Anti-Defamation League

Quello che sta accadendo negli USA non è un vortice di violenza che arriva dal nulla, come sottolineato pochi giorni fa da un rapporto diffuso dall’Anti-Defamation League, organizzazione ebraica per la difesa dei diritti civili che segnala che nel 2017 gli attacchi contro gli ebrei sono cresciuti del 60% rispetto all’anno precedente. «Le elezioni di midterm – si legge nel dossier – sono diventate un momento di raccordo per i gruppi dell’estrema destra, generando un’ondata di assalti antisemiti contro giornalisti, candidati politici e privati cittadini». Il documento chiede anche maggiori controlli sull’attività dei seminatori d’odio sul web, specificando che «la sfera pubblica online è diventata progressivamente inospitale per gli ebrei-americani».