I temi del secondo e ultimo dibattito presidenziale tra i due candidati in corsa per la Casa Bianca, l’attuale presidente Donald Trump e l’ex vicepresidente di Obama, Joe Biden

Inaugurati nel 1960 con lo storico scontro tra John F. Kennedy e Richard Nixon, che condusse alla vittoria del primo, i faccia a faccia in diretta tv rimangono un appuntamento importantissimo nella politica americana. Oggi però, a differenza che in passato, viviamo in un’epoca in cui le informazioni, che si susseguono ininterrottamente 24h su 24, conducono ad una maggior polarizzazione nella scelta dei cittadini e quindi ad un minor potere di influenza lasciato a questi confronti. Gli indecisi sono progressivamente molti di meno: secondo l’Nbc News/Wall Street Journal, ad oggi solo l’11% dei potenziali elettori non ha ancora deciso per chi votare.

Per ora, osservando la media dei sondaggi fornita da RealClearPolitics, i due candidati si presentano divisi da 7,9 punti: 50,7 per Biden, 42,8% per Trump. Biden sembra mantenere un vantaggio significativo e costante sull’avversario, con una probabilità di elezione data all’85%. Una stima che si è modificata di poco da quando, ad aprile, è stato scelto come l’unica alternativa possibile ad un secondo governo Trump.

Negli stati in bilico considerati cruciali, comunque, il distacco si ridurrebbe a 4,1%. Rispetto ad altri, molti di questi stati dispongono di un gran numero di voti nei collegi elettorali (ad esempio, il Texas ne ha ben 38).

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Il primo dibattito per le elezioni 2020, tenutosi il 29 settembre alla Belmont University di Nashville – Tennessee, ci ha mostrato uno scontro piuttosto aggressivo tra i due concorrenti, i quali non sono riusciti ad evitare di sovrapporre le voci e lasciarsi andare ai toni alti, soprattutto per quanto riguarda Trump. Nel secondo ed ultimo raffronto prima delle elezioni del 3 novembre, quindi, la commissione per i dibattiti presidenziali ha stabilito che sarebbero stati assicurati due minuti di tempo senza alcuna interruzione a ciascuno sfidante per rispondere alle domande, trascorsi i quali il microfono sarebbe stato spento per rendere possibile una replica ugualmente priva di interruzioni.

A moderare il secondo confronto è stata Kristen Welker, anchor woman di Nbc, la quale parrebbe risultare l’unica “vincitrice” della serata, nel complesso un po’ spenta. La giornalista ha saputo, tutto sommato, mantenere i toni pacati e gestire al meglio i lassi di tempo dati a ciascun candidato usando un linguaggio gentile ma al contempo fermo. Trump stesso, che più volte si era espresso negativamente nei suoi confronti, ha affermato di rispettare molto il suo modo di coordinare la situazione.

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I temi principali

Emergenza Covid-19

Secondo i dati della John’s Hopkins University, all’inizio del dibattito si contavano più di 8.404.000 contagi e oltre 223 mila decessi. Trump, prevedibilmente, ha puntato molto sulla sua evidente ripresa: «Io ho avuto il coronavirus e sono guarito, il 99,9% delle persone guarisce» e sulle buone probabilità di avere presto una cura. Come di consueto, ha spesso sottolineato come la colpa della diffusione del virus sia, a suo avviso, della Cina, che ha nominato spesso durante l’intero dibattito.

Biden ha trovato terreno fertile ricordando una delle ultime ammissioni del presidente: «Sapeva da gennaio che il virus era mortale e non lo ha detto agli americani per evitare di creare panico. Lui è andato in panico ma non lo ha detto». Ha ribadito la necessità di indossare la mascherina, mostrando la sua e parlando direttamente in camera, una strategia consueta. Al famoso «abbiamo imparato a convivere con il virus» di Trump, Biden ha risposto che la realtà è che abbiamo imparato a morirne. Alle accuse di Trump sul suo essersi «chiuso in cantina» e sul suo piano di chiudere l’America, invece, Biden ha risposto che riaprire si deve, ma che è necessario farlo in sicurezza. Ha insistito molto sul fatto che, a suo avviso, l’attuale presidente non abbia alcun piano concreto per sconfiggere il virus, né per quanto riguarda la sanità in generale.

Sanità

Trump ha affermato in modo diretto, ancora una volta, di voler smantellare l’Obamacare una volta per tutte, mentre l’intento di Biden è quello di ampliarlo. Per tutta la durata del confronto su questo tema il presidente in carica ha tirato in ballo Bernie Sanders, sostenendo che il vero obiettivo del suo sfidante sia aprire ad una «sanità socialista» e che la sua vice, Kamala Harris, si troverebbe ancora più a sinistra di quest’ultimo. Il discorso si è ingarbugliato più volte nel tentativo, da parte di Biden, di dichiarare la sua differenza rispetto a Sanders. Il democratico ha sottolineato prevalentemente come la sanità debba essere un diritto, non un privilegio, e come sia necessario creare un’alternativa pubblica di cui i cittadini possono, se vogliono, usufruire. Il mantra del presidente è stato: «Perché non l’hai fatto durante gli otto anni nei quali sei stato al governo? Sei solo parole e niente fatti».

Sicurezza nazionale

Sembra che Iran e Russia, quest’anno, siano attivamente coinvolte nel manovrare le elezioni americane. In almeno quattro stati in bilico gli elettori democratici dichiarano di aver ricevuto e-mail intimidatorie attribuite al gruppo di estrema destra Proud Boys, in cui si minacciano ritorsioni nel caso di mancati voti al presidente. L’avvertimento sulle interferenze arriva sia da parte del trumpiano Ratcliffe, che sostiene che l’Iran sia intenzionato ad indebolire il presidente, sia dal direttore dell’Fbi Christopher Wray.

Trump non ha perso l’occasione per accusare Biden di corruzione, riferendosi allo scandalo appena uscito sulla posizione del figlio Hunter nell’azienda energetica Burisma e sulle sue eventuali influenze nella politica della nazione. Questo è stato il momento probabilmente meno ben gestito da parte di Joe, com’è stato chiamato spesso dal tycoon durante il botta e risposta, che è riuscito a difendersi ma in modo piuttosto generico: «Io ho sempre presentato le dichiarazioni dei redditi, Trump non l’ha fatto. Trump fa affari con la Cina, non io. Trump ha problemi con l’Ucraina – in riferimento all’impeachment – non io. Lui ha fiducia nel leader della Corea del Nord e lo ha legittimato». In risposta, l’attuale presidente ha sottolineato quanto questi rapporti fossero finalizzati ad evitare una guerra nucleare e quanto dovrebbe essere positivo avere buoni rapporti con i leader degli altri Stati.

Il cavallo di battaglia di Biden è stato, comunque, la scoperta del New York Times dei conti cinesi del presidente. L’accusa si è condensata nel fatto che Trump, a conti fatti, pagherebbe più tasse in Asia che negli Stati Uniti ed è una situazione piuttosto complessa da spiegare per l’imprenditore, che ha sempre dipinto l’avversario come troppo “morbido con la Cina”.

Immigrazione

Entrambi i candidati hanno cercato di dipingersi come il meno razzista tra i due. Trump ha sottolineato come gli immigrati si trovino oggi in strutture pulitissime, paragonandole alle “gabbie” che Obama ed il vice costruirono all’epoca al confine, fallendo nella loro proposta di gestione dell’immigrazione. Biden ha assicurato che non appena sarà eletto presidente, non più quindi nella posizione di vice, farà una proposta per regolarizzare i “dreamers” (circa 11 milioni di persone) entro i primi cento giorni del mandato. Un’altra occasione data a Trump per ribadire quanto lo sfidante sia «solo parole e niente fatti».

Questione razziale

Partendo dalla definizione data da Trump del movimento Black Lives Matter come simbolo di odio, Welker ha chiesto al presidente come intenda rispondere agli elettori che ritengono che il suo linguaggio, usato anche in altre circostanze, contribuisca ad un clima di conflitto razziale. È stato difficile per Trump dare  motivi per non considerarlo razzista, che si riducono a un generico «non so cosa dire, potrebbero dire qualsiasi cosa» e ad una lista di provvedimenti che a suo dire avrebbero favorito la comunità di colore. Il confronto si può sintetizzare così:

Biden: «C’è un razzismo istituzionale negli Stati Uniti, Trump è fra i presidenti più razzisti della storia moderna».

Trump: «Nessuno ha fatto più di me per i neri, ad eccezione, forse, di Abraham Lincoln. Io sono la persona meno razzista in quest’aula».

Cambiamento climatico

L’attuale presidente è da sempre fortemente schierato contro l’eccessiva attenzione data, a suo dire, a questo problema che può sì essere reale, ma di importanza estremamente inferiore rispetto al danno economico che si verrebbe a creare ponendo dei limiti alle industrie.

Trump ha detto: «Adoro l’ambiente, abbiamo le emissioni di carbonio migliori degli ultimi 35 anni. Guardate la Cina, la Russia, l’India quanto sono sporche, fetide. L’Accordo di Parigi era molto ingiusto, sacrificava le nostre aziende. Abbiamo salvato l’industria petrolifera e la benzina costa pochissimo». Per l’ex vicepresidente, invece, abbiamo tutti l’obbligo morale di affrontare la crisi climatica e l’unico modo per farlo è ripensare le industrie scegliendo di investire, ad esempio, nell’elettrico e nelle rinnovabili. «Creeremo posti di lavoro e saremo sempre meno dipendenti dal carbone e dal petrolio – ha sostenuto Biden – è necessaria una transizione dall’industria petrolifera: ci vorrà tempo. Dobbiamo ritornare nell’Accordo di Parigi e fare sì che anche la Cina lo rispetti».

Trump ha ascoltato i suoi consiglieri ed è rimasto molto più pacato rispetto alla prima occasione di confronto, non rinunciando però alla sua classica strategia, che consiste nell’uso di una confidenza delegittimante, ad esempio rivolgendosi spesso all’interlocutore con il nome proprio e nella ripetizione di slogan dal sicuro impatto. Biden ha insistito sul fatto di rappresentare l’unica via per un ritorno alla normalità dopo questi anni tormentati e di essere il candidato ideale per una scelta pacificatrice, senza sbilanciarsi troppo.