Il quotidiano spagnolo pubblica i documenti che dimostrerebbero un finanziamento di 3,5 milioni di euro al Movimento di Grillo dal Venezuela. Il ruolo di Aissami, vicino a Hezbollah, e del consolato di Milano

Nell’estate del 2010, il regime venezuelano avrebbe finanziato il Movimento cinque stelle con 3,5 milioni di euro inviati tramite il Consolato venezuelano di Milano. La notizia l’ha data il quotidiano spagnolo Abc e confermerebbe le diverse indiscrezioni che venivano da tempo da ambienti vicini all’opposizione venezuelana. I fatti risalgono a quando il presidente era ancora Hugo Chávez e Nicolás Maduro era ministro degli Esteri. Sarebbe stato appunto Maduro a autorizzare l’invio di una valigetta che conteneva i tre milioni e mezzo di euro per finanziare in nero il Movimento, nato l’ottobre dell’anno prima. Abc dice di avere avuto l’informazione attraverso documenti classificati come segreti dalla Dirección General de Inteligencia Militar (Dgcim) venezuelana. Sarebbe stato il console venezuelano a Milano Gian Carlo Di Martino a consegnare i soldi in contanti a Gianroberto Casaleggio, definito dal documento come “promotore di un movimento di sinistra rivoluzionario e anticapitalista della Repubblica di Italia”.

Nel 2010 la Dgcim era diretta da Hugo Carvajal detto “il Pollo”: allora generale, poi diplomatico e quindi deputato governativo. Passato all’opposizione, fu arrestato in Spagna il 12 aprile 2019 su richiesta degli Stati Uniti, per narcotraffico, associazione a delinquere e fornitura di armi alla guerriglia colombiana delle Farc. Lo scorso settembre, Carvajal è stato rimesso in libertà provvisoria, ma dall’8 novembre è irreperibile, in fuga per evitare l’estradizione negli Stati Uniti.

 

Sempre secondo il documento riportato da Abc, la somma per finanziare i Cinque stelle sarebbe saltata fuori dai fondi riservati amministrati dall’allora ministro dell’Interno e oggi vicepresidente e ministro dell’Economia, Tareck el Aissami. Figlio di un emigrante siriano druso, che fu segretario della sezione venezuelana del partito Baath, quello del presidente Bashar al Assad, e di una libanese, Aissami è considerato molto vicino a Hezbollah. Nel febbraio del 2017 è stato messo sotto sanzioni dal Dipartimento del Tesoro americano per delitti connessi con il narcotraffico. Nel 2018 anche la Ue lo ha messo sotto sanzioni per essere stato supervisore del Servicio bolivariano de Inteligencia Nacional (Sebin), accusato di gravi violazioni dei diritti umani. Nell’agosto del 2019 gli americani lo hanno designato come uno dei massimi ricercati per narcotraffico e riciclaggio di denaro.

Secondo Abc, la nota della Intellicence militare è stata redatta per via di quelli che viene definito “un incidente interno”. Un funzionario vicino all’addetto militare aveva trovato la valigetta e l’aveva denunciata a Carvajal, che aveva indagato sulla faccenda. Una volta avvisati, Aissami e Maduro gli avevano spiegato a cosa serviva il denaro contenuto nella valigetta. La conclusione del documento è: “Abbiamo trasmesso istruzioni al nostro funzionario in Italia a non continuare a dare informazioni sull’affare, che potrebbe diventare un problema diplomatico”.

Abc scrive che né il governo venezuelano, né Crimi, né Di Maio, né Di Martino, né Grillo hanno risposto alle domande che il giornale aveva loro rivolto a proposito di questa storia. Il quotidiano spiega inoltre ai lettori spagnoli il modo in cui i Cinque stelle hanno condizionato la linea italiana sul Venezuela. L’Italia, assieme a Slovacchia e Cipro, è l’unico governo dell’Ue a non riconoscere Guaidó come legittimo presidente, anche se riconosce comunque l’Assemblea nazionale come unica autorità legittima.

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In particolare, nel maggio del 2019, il Foglio aveva intervistato Américo De Grazia, un deputato dell’opposizione venezuelana che subito dopo si era rifugiato nell’ambasciata italiana e che infine, è arrivato in Italia grazie a una mediazione di Pier Ferdinando Casini. La decisione dell’allora ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi di consentire l’asilo in ambasciata aveva suscitato le ire dei senatori Cinquestelle Alberto Aurola e Gianluca Ferrara. “Finora, rispetto al Venezuela, il governo italiano ha avuto il coraggio e la coerenza di mantenere una ferma posizione di neutralità a favore di una soluzione pacifica e politica della crisi in atto”, era stato il loro comunicato. “Sorprende quindi la presa di posizione del ministro Moavero, che invece di condannare il gravissimo tentativo di golpe messo in atto dalle opposizioni, si scaglia contro la reazione giudiziaria del governo nei confronti degli esponenti politici che hanno sostenuto la cospirazione sovversiva”.

De Grazia aveva risposto: “C’è sicuramente non conoscenza dei fatti, in molta gente che parla di Venezuela. Ma forse c’è anche complicità in affari. Specialmente da parte di elementi dei Cinque stelle”. Segretario generale della Commissione di Energia, Miniere e Petrolio dell’Assemblea nazionale e membro della sottocommissione speciale mista che indaga sulle irregolarità amministrative verificatesi nel fondo pensioni della Pdvsa, De Grazia al Foglio aveva spiegato che stava indagando sulle possibili correlazioni tra traffici illeciti di esponenti del regime venezuelano e eventuali finanziamenti a forze politiche straniere. In particolare aveva accennato a conti a Andorra e al misterioso carico di coltan sequestrato a Trieste. Il Foglio ovviamente è garantista fino in fondo, ma riassumendo: i senatori Cinquestelle Alberto Aurola e Gianluca Ferrara avevano chiesto di fare arrestare il deputato venezuelano che stava indagando sulla possibile esistenza di finanziamenti del regime ai Cinque stelle che sarebbero ora dimostrati nel documento alla base dell’articolo di Abc.

Il governo bolivariano è stato accusato di distribuire petrodollari in quantità un po’ in tutto il mondo: fomentando agitazioni sociali, aiutando campagne elettorali e governi amici e organizzando lobby di simpatizzanti. L’origine di gran parte di questi fondi è rimasta opaca, ma ci sono stati due casi in cui la cosa è trapelata. La prima volta fu il 4 agosto del 2007, quando l’imprenditore venezuelano-statunitense Guido Antonini Wilson, poco dopo essere arrivato su un volo privato all’Aeroparque Jorge Newbery di Buenos Aires proveniente dall’Aeropuerto Internacional de Maiquetía Simón Bolívar, venne fermato alla dogana con una valigia piena di dollari non dichiarati: 790.550 per la precisione, destinati a finanziare la campagna elettorale kirchnerista. Il secondo caso risulta da un documento ufficiale del 2008 firmato dall’allora ministro delle Finanze, Rafael Isea, secondo cui l’esecutivo di Chávez avrebbe pagato almeno 7 milioni di dollari ai futuri fondatori della spagnola Podemos Pablo Iglesias, Juan Carlos Monedero e Joge Verstrynge.

Dopo quelli di Cristina Kirchner e di Podemos, quello dei Cinque stelle sarebbe il terzo caso.

Pubblicato Sul Foglio

Maurizio Stefanini, uno dei più enciclopedici giornalisti che abbiano mai trattato la materia, è autore di Adiós Venezuela. La fine del chavismo da Maduro a Guaidò, edito da Paesi Edizioni. Il libro racconta del Venezuela prima, durante e dopo la comparsa di Hugo Chávez, dai sogni di una rivoluzione bolivariana con e per il popolo ai disastri sociali ed economici, fino alla disperata comparsa di Juan Guaidó. La storia, le vicende private e pubbliche dei leader e degli oppositori, il mosaico di partiti politici, le elezioni truccate, il dilemma del petrolio, e le ardite relazioni internazionali di uno dei Paesi maggiormente devastati dell’America Latina.