Germania al voto domenica 26 settembre per le elezioni federali tedesche. Una giornata storica per il Paese dopo quasi 16 anni di governo della Christian Democratic Union (Cdu) sotto la leadership di Angela Merkel. Alla leader tedesca Paesi Edizioni ha dedicato un libro, Angela e Demoni, scritto dal giornalista Daniel Mosseri. Ecco un passaggio dell’interessante prefazione a cura di Rosanna Pugliese, corrispondente Ansa da Berlino

Alla fine di questa straordinaria avventura – il 26 settembre lascia l’incarico e non si ricandiderà – si può concludere che, se ci volle il temperamento bonario di un renano (Helmut Kohl strinse amicizia con Bush, Mitterand, Gorbaciov, finendo anche grazie al network sui libri di storia) per riunificare la Germania, quando era divisa in due, e la credibilità (sociale) di un socialdemocratico, (quel Gerhard Schröder che mise mano al mercato del lavoro nell’agenda 2010, per riformarne l’economia), quando il Paese era «il malato d’Europa», è stato certamente positivo che fosse una donna ad affrancare Berlino dal suo «nanismo politico», per ritrovare voce fra le potenze mondiali, e prendere le misure di questa nuova leadership.

Il fatto che questa donna fosse poi Angela Merkel ha reso il risultato un capolavoro. Il suo talento trovò immediatamente un campo adatto per venir fuori: quando reagì senza battere ciglio agli attacchi del cancelliere Spd (ricordato per i suoi «basta!»), che la aggredì affermando che non sarebbe mai diventata cancelliera, nel celeberrimo Elefantenrunde sulla tv pubblica, subito dopo i risultati delle elezioni. «Furono gli attacchi massicci di Schröder e la sua reazione a farne una cancelliera», fu l’analisi del politologo Herfried Münkler. E quella capacità di tenuta è stata confermata ancora nei successivi sedici anni: Merkel non è mai inciampata in alcuna provocazione, che arrivasse dagli «amici» della Csu bavarese, da Ankara o da Mosca.

Ci si può chiedere (così, per gioco) come avrebbe reagito, in tante occasioni, un uomo. Anche se forse Vladimir Putin, tanto per dirne una, non avrebbe osato accogliere un cancelliere con un mazzo di fiori, o due cagnoni per intimorirlo. Non solo. La mancanza di vanità è fra le risorse decisive della Bundeskanzlerin, all’occhio di questo esperto della politica tedesca: quel suo modo di «rinunciare a pettinarsi», documentato dalle foto della giovinezza, «ha ancora oggi la forza di un simbolo», disse di lei, facendone un ritratto per la stampa estera in occasione dei sessant’anni. Inoltre, avvertiva – ed è questo un elemento cruciale del merkelismo – difficilmente avremo presto di nuovo un leader così capace nella mediazione.

Tratto dal libro
Angela e Demoni
di Daniel Mosseri

Dalla prefazione di Rosanna Pugliese, corrispondente Ansa da Berlino