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AQAP, Al-Qa’ida nella Penisola Arabica: Quale futuro

AQAP, Al-Qa’ida nella Penisola Arabica: Quale futuro

La Casa Bianca ha annunciato pochi giorni fa che Qasim al-Raymi, l’emiro di al-Qa’ida nella Penisola Arabica (AQAP), è stato ucciso in un’operazione di controterrorismo nello Yemen. Chi sarà il successore di al-Raymi? Quali scenari futuri per AQAP?

AQAP, evoluzione e obiettivi.

AQAP è stata costituita nel 2009 da due branche di al-Qa’ida (AQ), quella in Yemen e quella in Arabia Saudita. Dopo la destituzione del presidente yemenita Saleh all’inizio del 2012, AQAP ha approfittato della scena politica disgregata per stabilirsi stabilmente nello Yemen meridionale. Con l’inizio della guerra civile nel 2015, AQAP ha sfruttato il vuoto politico per sviluppare un proprio “pseudo-Stato” nella regione meridionale. La roccaforte principale di AQAP si trova nell’area di al-Mahfad nella provincia di Abyan, nel sud dello Yemen. I campi di addestramento sono attivi nei governatorati di Shabwa, Hadhramaut e Marib. Il numero di militanti dovrebbe variare tra i 6.000 e i 7.000. La guerra civile nel Paese ha rafforzato indirettamente l’organizzazione qaedista poiché le forze occidentali, yemenite e saudite, si sono spostate in altre aree per concentrarsi sugli oppositori ribelli Houthi.

Gli obiettivi del gruppo sono quelli stabilire un califfato islamico nell’area, ristabilire la Shari’a, espellere gli ebrei e i cristiani della penisola arabica, combattere i ribelli sciiti Houti e combattere la monarchia saudita e i governi apostati, nonché i loro sostenitori occidentali, USA in primis.

AQAP è senz’altro ramo il più attivo e pericoloso di al-Qa’ida, molti suoi membri provengono dalla leadership centrale qaedista, hanno una lunga storia di militanza in AQ, occupano doppi ruoli (quindi anche dirigenziali) ed erano vicini a Bin Laden prima e Al-Zawahiri poi. AQAP, si distingue dalle altre “filiali” qaedista poiché ricopre il ruolo di facilitatore, finanziatore, reclutatore e fornitore di contatti per la rete globale qaedista. L’importanza di AQAP è riscontrabile anche dal fatto che Nasir al-Wuhayshi, precedente emiro del gruppo, era in linea di successione per sostituire al-Zawahiri nel caso in cui l’anziano leader egiziano fosse stato ucciso. Al-Wuhayshi era stato anche il direttore generale globale di al-Qa’ida, tra i più importanti vice di al-Zawahiri. E’ probabile che anche al-Raymi, che faceva parte del senior management team di al-Qa’ida, fosse tra i probabili successori dell’anziano leader qaedista.

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Al-Qaeda in the Arabian Peninsula (AQAP) chief Nasser al-Wuhayshi is pictured in the militant stronghold town of Jaar, in the southern Abyan province, on April 28, 2012. Al-Qaeda freed on April 29 dozens of soldiers captured in battles in southern Yemen, as three suspected militants were killed in an air strike in the north of the country, local and security sources said. AFP PHOTO/STR (Photo credit should read -/AFP/GettyImages)

AQAP è organizzato in modo gerarchico, con una distinta divisione dei ruoli operativi. Ha un ramo politico, con un leader che fornisce una direzione generale, un ramo militare che pianifica i dettagli operativi, il ramo della propaganda, operativo nell’ambito del reclutamento e un ramo religioso che con video e audio giustifica gli attacchi e le operazioni dell’organizzazione da una prospettiva teologica offrendo allo stesso tempo una guida spirituale ai militanti.

I finanziamenti dell’organizzazione provengono principalmente da furti, rapine, commercio illegale di petrolio e gas, rapimenti per riscatto, donazioni da parte di organizzazioni benefiche islamiche e da sostenitori privati, la maggior parte dei quali sono cittadini sauditi.

In molte delle aree che controlla, AQAP governa con tribunali della Shari’a, si è legato alla popolazione yemenita locale, ai capi tribali e cerca di soddisfare i bisogni di base, integrandosi nella popolazione e conformandosi alle strutture di governance locali. Sin dall’inizio ha fornito servizi pubblici alla popolazione, ha scavato nuovi pozzi nell’area di Hadhramaut, ha costruito ponti, strade e fornito assistenza medica in tutta le aree sotto il suo controllo.

La maggior parte degli attacchi di AQAP, sono diretti principalmente contro le milizie appoggiate dagli Emirati Arabi Uniti, soprattutto quelle appartenenti alle forze della Cintura di Sicurezza o alle Forze d’élite di Hadrami e Shabwa. Paradossalmente, gli altri attacchi, invece che concentrarsi contro gli Houthi, sono diretti contro le forze yemenite e contro un’altra entità jihadista presente nel Paese, lo Stato Islamico, presente dal novembre 2014 con la Wilayat, “provincia”, nello Yemen (ISY). Lo Stato Islamico, ad oggi, nonostante alcuni violenti attentati compiuti, anche contro AQAP, e una forte propaganda, non è mai riuscito a imporsi nel contesto yemenita. Gli scontri armati tra i due gruppi jihadisti sono iniziati a metà del 2018, innescato da controversie e rivalità locali, concentrandosi in particolare nell’area di al-Bayda.

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I possibili successori di al-Raymi

La leadership di al-Qa’ida nella Penisola Arabica (AQAP) non ha mai diffuso un organigramma del gruppo quindi non possiamo essere certi di chi sarà il prossimo emiro a sostituire al-Raymi. Indicativamente si possono valutare profili di diversi veterani di alto profilo di al-Qa’ida e di AQAP che potrebbero essere nominati come suoi sostituti. I potenziali successori di al-Raymi potrebbero essere:

  1. Khalid Saeed al-Batarfi, noto anche come Abū al-Miqdād al-Kindī, militante saudita, veterano e importante ideologo della rete globale di al-Qa’ida. L’immagine di al-Batarfi è stata inclusa nei video prodotti da altri rami qaedisti e da video dei talebani. Ha supervisionato la rete mediatica del gruppo in Yemen. Ha guidato i combattenti jihadisti di AQAP nella conquista del Governatorato di Abyan in Yemen nel 2011. Attuale stratega militare e comandante delle forze AQAP nel Governatorato di Hadhramaut e coordinatore delle forze di AQAP nella battaglia di Mukalla. Gli Stati Uniti hanno predisposto una ricompensa permanente di 5 milioni di dollari per informazioni sull’identificazione e localizzazione di al-Batarfi;
  2. Ibrahim Muhammad Salih al-Banna, militante egiziano, veterano qaedista. Fu membro di Tala’al al-Fateh, un ramo della Jihad Islamica Egiziana, dal 1993. Fu poi inviato nello Yemen per aiutare a costruire legami con le tribù yemenite e alcuni partiti locali. Al-Banna ha addestrato Abd al-Mun’im bin Izz al-Din al-Badawi, capo dell’Intelligence per al-Qa’ida in Iraq. Al-Banna è membro fondatore di AQAP ed è stato uno dei principali funzionari per la sicurezza e l’Intelligence del gruppo. Fornisce assistenza militare e di sicurezza alla leadership di AQAP.
  3. Ibrahim Ahmed Mahmoud al-Qosi, un veterano sudanese di al-Qa’ida, è stato detenuto a Guantanámo per anni. Al-Qosi ha servito Osama bin Laden in vari ruoli negli anni ‘90. Dal 2012 è nello Yemen, si è unito ad AQAP di cui è diventato un leader senior.  Al-Qosi compare spesso nei video di al-Qa’ida e di AQAP. Gli Stati Uniti hanno offerto una ricompensa di 4 milioni di dollari per informazioni per localizzare al-Qosi.
  4. Sa‘ad bin Atef al-Awlaki, veterano qaedista yemenita, è stato leader di AQAP nella provincia di Shabwah. E’ un militante qaedista da moltissimi anni e ha più volte pubblicato messaggi contro gli Stati Uniti e i suoi alleati chiedendo ai militanti di rivolgere attacchi contro di loro. Gli USA hanno offerto una ricompensa di 6 milioni di dollari per informazioni sulla sua localizzazione. Se l’AQAP dovesse decidere per un nativo yemenita alla guida del gruppo, sarebbe sicuramente il prescelto.

 

 

La guerra contro il terrorismo nello Yemen è la più lunga condotta dagli USA (il primo attacco di droni USA effettuato contro i qaedisti nello Yemen risale al 2002). Le operazioni di antiterrorismo e controterrorismo nello Yemen non sono mai riuscite a sconfiggere completamente AQAP. I motivi della resilienza di AQAP sono da rintracciare nella difficoltà di troncare in modo permanente le forti e profonde radici locali di AQAP e nella capacità dell’organizzazione di modificare e adattare i suoi obiettivi in ​​base alle variabili condizioni sul terreno dovute anche al conflitto in atto.

Gli USA hanno stabilito una triplice strategia per lo Yemen:

  1. Combattere l’AQAP a breve termine;
  2. Aumentare l’assistenza e lo sviluppo di forze di controterrorismo nel Paese;
  3. Organizzare un fronte di sostegno internazionale per la stabilizzazione del Paese che comporti la risoluzione di problematiche socio-economiche che inducano le popolazioni e tribù locali a fidelizzare con AQAP.

La campagna statunitense di uccisioni mirate tramite droni si è ampliata con la costruzione di basi nella penisola arabica e nel Corno d’Africa. Essa tuttavia, nonostante le uccisioni di importanti leader qaedisti, ha generato un sentimenti di anti-americanismo, alienando le popolazioni dal governo yemenita e rendono i parenti e le comunità delle vittime in sintonia con AQAP, andando a gonfiare i ranghi del ramo qaedista.

A breve termine, le operazioni di controterrorismo condotte dagli USA con uccisioni mirate con droni contro AQAP, unita alla costante pressione antiterrorismo degli Emirati Arabi Uniti, potrebbe creare una potenziale debilitazione e confusione organizzativa nell’organizzazione jihadista qaedista. A lungo termine, tuttavia, il proseguimento della guerra civile, legata alle costanti accuse contro le forze sostenute dalla coalizione USA/Arabia Saudita, di violazioni dei diritti umani, potrebbero rafforzare AQAP.

AQAP ha dimostrato di essere un’organizzazione capace di comprendere e adattarsi alle condizioni sul campo, che gli ha permesso di mantenere una forte presenza in molte aree del Paese, in particolare nelle aree di Shabwa, Abyan, al-Bayda e Hadhramaut. L’organizzazione qaedista sta dimostrando la sua capacità di governare e fornire servizi di base e di approfondire e intrattenere legami con le tribù locali.