Esce nelle edicole il libro sul tema del Coronavirus: «Covid-19 – Il virus della paura»

Oggi in edicola un inserto speciale in abbinamento al quotidiano Libero: «Covid-19 Il Virus della Paura», il primo libro espressamente dedicato all’argomento, a cura dell’infettivologo Massimo Andreoni e dello psicoterapeuta Giorgio Nardone. Uno strumento di riflessione, utile a dare una fotografia precisa di quanto accaduto in questi ultimi mesi nel mondo. Quando, cioè, il tema Coronavirus ha preso il sopravvento su tutto. Dal «paziente zero» alla città di Wuhan epicentro della pandemia; dalle testimonianze degli operatori sanitari italiani alle speranze per la ricerca di un vaccino; dalla storia dei virus a precedenti come Ebola, Sars; dai pipistrelli alle «fakenews»; dalla geopolitica alle speranze per il futuro.

Il volume, come leggerete, è dedicato in particolare a Brescia, Bergamo, Cremona, Lodi, Milano e a tutte le province italiane colpite dal virus. Ma, più in generale, rappresenta un omaggio a tutta la popolazione italiana. Al momento in cui esce il libro, l’emergenza da Coronavirus appare in fase calante. Ma il panico suscitato dall’allarme sanitario globale, rimane. E ha creato serie conseguenze in ordine a più fattori: sociali, politici ed economici. Oltre che sanitari, ovviamente.

Sociali, perché l’isteria collettiva ha prodotto pregiudizi irrazionali e distorsioni xenofobe. Politici, perché ha fatto traballare persino le leadership del gigante comunista, degli Stati Uniti, Francia, Regno Unito e di molti altri Paesi, per non parlare delle roventi polemiche interne al nostro governo. Economici, perché essendo il virus globale come l’economia, le ricadute negative si sono sentite ovunque e in ogni settore, scuotendo nelle fondamenta le strutture del moderno ordine commerciale e finanziario, mentre il futuro prossimo non appare roseo.

Alcune certezze, però, le possediamo. Come il fatto che il rischio pandemico è affrontabile e contenibile. Cosicché oggi, grazie soprattutto ai sacrifici delle nazioni più colpite – Cina, Italia, Iran e Corea del Sud – i governi di tutti i Paesi hanno a disposizione gli strumenti per studiare e contenere il morbo, e far sì che niente di tutto questo accada più. O, almeno, non in questa misura.

Ma non è solo questo ciò che conta. Nelle pagine di «Covid-19» si affrontano e analizzano le fasi e gli episodi che hanno portato a un caos internazionale del tutto inaspettato, che ha pesantemente condizionato la vita di miliardi di persone, rischiando di sfuggire dal controllo di quelle stesse società contemporanee che, pur vivendo nell’era tecnologicamente più avanzata, hanno vacillato di fronte a quella che in definitiva è stata la «tempesta perfetta»: una violentissima influenza che ha scardinato certezze e abitudini della popolazione mondiale.

Siamo allora tutti noi i «pazienti zero» in questa storia. Ovvero quelli che, dopo aver subìto l’attacco del virus e dell’incertezza, abbiamo inconsapevolmente contribuito a diffondere una pericolosa paranoia per i cinque continenti, complice il comportamento irresponsabile di pochi a fronte del coraggio di molti, medici in primis. Siamo tutti noi, dicevamo, i «pazienti zero». Una generazione che sta sperimentando sulla propria pelle cosa significhi non avere più il controllo del proprio quotidiano a causa di un male invisibile. Una generazione che rischia di retrocedere inspiegabilmente la scienza a un ruolo marginale, in nome di cattive abitudini dure a morire. E che rischia, senza volerlo, di anteporre alla salute propria e del pianeta un «anno zero» culturale, in ragione dell’arroganza e della supponenza tipica dell’«homo deus», cioè di colui il quale si crede demiurgo, quando invece è soltanto un essere altamente influenzabile. Buona lettura.

 

In copertina, «L’Infermiera con l’orecchino di perla», opera dell’artista Lady Be, che ha donato il ricavato alla Croce Rossa.