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La crisi in Iran vista dai Balcani, lo scontro con l’Albania

La crisi in Iran vista dai Balcani, lo scontro con l’Albania

Un nuovo scontro internazionale è in corso con l’Albania in seguito alla morte del generale Soleimani e alle manifestazioni iraniane. Poche ore dopo l’attacco missilistico contro le due basi statunitensi in Iraq, la Guida Suprema dell’Iran, Ali Khamenei, ha puntato il dito contro le politiche dell’Albania. Riferendosi all’asilo dato ai membri del Mujahedin-e Khalq (MEK), che trovano rifugio in un campo a non molti chilometri da Tirana, il regime iraniano ha accusato l’Albania di essere a conoscenza e di favorire piani contro l’Iran. «Diversi giorni prima della rivolta, in un piccolo e sinistro paese in Europa, un certo numero di iraniani ha redatto piani, che abbiamo visto attuarsi», ha dichiarato Khamenei, avviando lo scontro internazionale contro l’Albania. Ali Khamenei aveva accusato tale paese europeo di sostenere i manifestanti iraniani che protestano contro il regime. Le vittime delle proteste sarebbero salite a 1500, secondo un’indagine dell’agenzia Reuters. Tale paese non poteva che essere Albania, in quanto sede operativa di uno dei più importanti gruppi iraniani di opposizione, appunto il Mujahedeen-e-Khalq (Mek).

Poche ore dopo, il presidente albanese Ilir Meta ha lanciato un messaggio alla comunità internazionale, replicando alle dichiarazioni dell’Iran: «L’Albania non è un paese malvagio, ma democratico, che ha sofferto una dittatura e in quanto tale custodisce i diritti umani come un valore sacro. I missili lanciati dal regime iraniano contro due basi militari statunitensi sono un atto provocatorio con conseguenze pericolose per la regione e per la sua stabilità. L’Albania continua a sostenere con fermezza il proprio impegno a fianco degli Stati Uniti e dei paesi della NATO nella lotta contro il terrorismo internazionale e qualsiasi azione che possa mettere in pericolo la stabilità e la pace a livello mondiale».

Inoltre, rivolgendosi ai rifugiati del MEK in Albania, il Primo Ministro Edi Rama aveva recentemente dichiarato: «Abbiamo fatto qualcosa che è azione d’onore con le tradizioni dell’Albania. Sulla base di un chiaro accordo con gli Stati Uniti abbiamo aperto le nostre porte a un gruppo di persone le cui vite erano in pericolo. Abbiamo vissuto sotto la dittatura e sappiamo bene come si comportano le dittature e come agiscono per liquidare gli avversari in tutto il mondo».

L’Albania chiede fermezza all’Europa nei confronti dell’Iran, unendosi all’appello di USA. Nel tentativo di sviare l’attenzione sulle richiese che provengono da stati come l’Albania, il regime clericale iraniano continua ad attribuire alle potenze straniere, occidentali e non, le cause delle condizioni sociali esplosive interne, con le conseguenti rivolte popolari. Basti ricordare che Khamenei aveva incolpato per le rivolte del 2018 gli Stati Uniti, il gruppo del MEK e l’Arabia Saudita. Oggi torna a puntare il dito contro l’Albania che ha fatto del multiculturalismo e del dialogo tra religioni una propria bandiera per l’accesso all’Europa.

 

In foto il presidente albanese Ilir Meta