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Il popolo d’Europa chiede il cambiamento

Il popolo d’Europa chiede il cambiamento

Il popolo d’Europa si è espresso. E la sentenza è chiara: l’Europa non si discute, ma si deve cambiare. L’indicazione più forte in tal senso, al netto del Regno Unito, arriva proprio dai tre Paesi che ne costituiscono l’ossatura per storia e per rappresentanza. Roma, Parigi e Berlino, ovvero i principali azionisti dell’Unione Europea intorno ai quali ruotano le politiche e le economie di tutti i 28 (o 27) gli stati membri, vedono infatti l’affermazione netta di forze politiche alternative, che per la prima volta s’impongono alla ribalta: Lega, Front National e Verdi.

L’ottima performance della Lega in Italia in questa tornata elettorale era attesa, ma non scontata, ed è perciò un inedito assoluto. Il suo leader Matteo Salvini è riuscito nel difficile compito di trasformare un partito settentrionale in una realtà trasversale, non già solo nazionale ma persino sovranazionale: la Lega è il primo partito e tra i più forti d’Europa. A consolidare la vittoria leghista è in tal senso anche il risultato di Parigi, dove la sua collega e amica Marine Le Pen s’impone sul partito del presidente e la destra sovranista del Front National diviene prima forza politica.

Invece, in Germania l’exploit dei Verdi conferma tanto la tendenza della politica nazionale alla moderazione tipica dell’era Merkel, quanto la ricerca di un nuovo equilibrio. Il risultato tedesco serve anche a diluire la spinta sovranista, ma non modifica il sentimento diffuso del popolo europeo che chiede con forza discontinuità.

Contribuisce a rendere ancor più eclatante e solido il risultato di Lega e Front National, l’Ungheria del presidente Viktor Orban, dove il suo partito Fidesz incassa un plebiscito e ottiene un risultato superiore addirittura al 50%. Insieme, dunque, il centrosud e l’est dell’Europa potranno ora incidere sul serio nel dibattito sul futuro dell’Unione. Orban, Salvini e Le Pen, sia pure in gruppi diversi nell’europarlamento, hanno adesso un canale ancor più diretto diretto e una leva politica che faciliterà il compromesso politico tra le forze sovraniste d’ora in avanti. Specie nelle nomine dei Commissari.

Discorso a parte vale per Londra, dove il Brexit Party dà un sonoro schiaffo politico ai due partiti tradizionali Labour e Tories, e spedisce all’inferno i conservatori e il governo. Questo inciderà di riflesso sull’Europa, in quanto i seggi che i suoi e gli altri eurodeputati andranno a occupare, presto saranno di nuovo vacanti per via dell’uscita caotica dei sudditi di sua maestà dall’Unione.

I populisti-sovranisti, in conclusione, ottengono nei Paesi chiave e più rappresentativi d’Europa un risultato storico e, insieme alla realtà dei Verdi tedeschi, proveranno a scuotere la società europea, anche se ciò non stravolgerà le regole del gioco, che non cambiano per via del numero relativo che, in ogni caso, essi rappresentano a Bruxelles.

Quanto a Roma, dove come sempre le elezioni europee servono anzitutto a pesare e valutare le forze politiche al governo, la Lega di Salvini ha davanti a sé una chance e al contempo una sfida cruciale: realizzare quanto promesso. Questa prova di maturità ci dirà presto se il fenomeno che abbiamo sinora descritto sia destinato a durare o se rappresenti soltanto un episodio isolato e a tempo determinato, nella travagliata storia dell’Unione Europea. Di certo, qualcosa è cambiato.