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Germania e Francia emettono mandati di cattura per ufficiali siriani. Parte I

Germania e Francia emettono mandati di cattura per ufficiali siriani. Parte I

Germania e Francia emettono diversi mandati di arresto nei confronti di alti ufficiali del regime siriano: nuovi scenari per il principio della giurisdizione universale in Europa

 

1. Lo scorso 5 novembre è stato reso pubblico il mandato di arresto emanato dalla sezione speciale della procura di Parigi nei confronti di tre alti ufficiali del regime siriano[1]; tra questi Jamil Hassan, capo dell’aeronautica militare del regime di Bashar al-Assad (‘Assad’), è già stato oggetto di un ordine di cattura emesso dall’ufficio del procuratore generale federale tedesco (Generalbundesanwaltschaft, ‘procuratore’) in data 8 giugno 2018.

Si tratta di un punto di svolta nella difficile battaglia per superare l’impunità e ottenere giustizia nel contesto del conflitto siriano. Tali provvedimenti, ed in particolare il primo firmato dal procuratore tedesco – che è fondato sul principio della giurisdizione universale “pura” – hanno implicazioni ben più ampie rispetto allo specifico caso a cui si riferiscono e sono stati accolti, come vedremo, come pietre miliari nel complesso sistema di amministrazione della giustizia penale internazionale.

Se il procedimento francese si fonda sul criterio di (doppia) nazionalità delle vittime[2], la decisione degli organi inquirenti tedeschi ha infatti il merito di riaprire il dibattito circa l’opportunità e la legittimità del ricorso al principio di giurisdizione universale, sino ad oggi sopito, perlomeno a livello europeo.

 

2. Fin dalla sua ascesa al potere nel 2000, Bashar al-Assad, attuale presidente siriano, successore del padre Hafiz al-Assad e appartenente alla minoranza alauita (sciita), ha soppresso ogni forma di opposizione al proprio regime[3]. L’esplosione della primavera araba, movimento rivoluzionario che ha attraversato il Medio Oriente a partire dalla fine del 2010, ha determinato anche in Siria lo sviluppo di manifestazioni antigovernative a partire dal 2011, a cui ha via via aderito una porzione sempre maggiore della popolazione civile. La sanguinosa guerra civile che ne è conseguita, tuttora in corso, ha visto fronteggiarsi il regime governativo da un lato e le forze di opposizione dall’altro, costituite dall’Esercito Siriano Libero, dalle milizie curde e dai gruppi islamisti. La duratura crisi politica attraversata dalla Siria ha costituito, infatti, un terreno fertile per lo sviluppo e l’instaurarsi di movimenti estremisti, quale Al-Nusra – il cd. Stato Islamico, autoproclamatosi califfato nel giugno 2014[4].

Nel contempo, l’intervento armato di terze parti ha determinato l’acuirsi del conflitto, riproponendo gli schemi di rivalità che avevano caratterizzato la Guerra Fredda. Se da un lato, infatti, Stati Uniti, Francia, Regno Unito, Arabia Saudita, Qatar e Turchia hanno supportato gli oppositori del regime, Russia, Cina, Iran, Venezuela ed il movimento sciita libanese Hezbollah si sono schierati a sostegno delle forze governative.

 

3. Il conflitto siriano è stato caratterizzato da violenti abusi nei confronti della popolazione civile, nonché da massicce violazioni dei diritti fondamentali.

I servizi siriani di intelligence hanno, infatti, adottato fin da subito un approccio di dura repressione nei confronti dei manifestanti, degli organizzatori e dei sostenitori delle proteste non violente. Sono state imposte rigide restrizioni alla libertà di assemblea e di manifestazione del pensiero, mentre gli oppositori politici e gli attivisti sono stati arbitrariamente detenuti e torturati nelle carceri militari e civili. Tra i crimini che più caratterizzano il regime siriano vi sono le torture e le sparizioni forzate, utilizzate in modo sistematico non solo quale misura di contrasto per punire gli oppositori politici ma anche come strumento per ridurre la popolazione civile in uno stato di terrore[5]. Secondo una stima prudente, tra marzo 2011 e dicembre 2015 circa 17.723 persone sarebbero state uccise mentre si trovavano in stato di custodia[6].

Nello stesso tempo, l’esercito siriano ha iniziato ad attaccare la popolazione mediante l’utilizzo non solo di artiglieria pesante, ma altresì di strumenti bellici proibiti dalla comunità internazionale, quali armi chimiche, munizioni a grappolo e barili-bomba[7].

Dalla sua esplosione nel 2011, dunque, le parti coinvolte nel conflitto siriano hanno commesso gravi violazioni del diritto internazionale, quali torture, esecuzioni, sparizioni forzate di civili, bombardamenti aerei mirati ed estesi su aree residenziali, genocidio e schiavitù a scopo sessuale. A novembre 2017 l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari ha stimato che più di 13 milioni di siriani siano bisognosi di assistenza umanitaria, di cui 5,6 milioni in situazione di grave vulnerabilità[8]. Il report diffuso nel settembre 2018 dalla Commissione Internazionale Indipendente d’Inchiesta per la Siria ha evidenziato come, sette anni dopo l’inizio del conflitto, più di 5,5 milioni di siriani si siano rifugiati all’estero, mentre più di 6,5 milioni di civili vivano da sfollati all’interno del paese[9].

 

4. Nonostante la preoccupazione della comunità internazionale circa la grave crisi umanitaria, ogni tentativo di risolvere il conflitto mediante negoziati è fallito[10].

Per quanto concerne l’intervento della giustizia penale internazionale è evidente come, allo stato attuale, la Corte penale internazionale sia completamente esautorata dall’esercizio della propria giurisdizione nel conflitto siriano[11].

Nonostante la Siria non vi abbia ancora aderito[12], lo Statuto della Corte penale internazionale (St. Cpi) prevede la possibilità di estendere la giurisdizione della Cpi in relazione a crimini commessi nei territori di paesi terzi in caso di (i) segnalazione da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (il cd. referral) ai sensi dell’art. 13 lett. b) St. Cpi ovvero (ii) di accettazione espressa della giurisdizione da parte dello stato non membro, ai sensi del combinato disposto degli articoli 12 e 13 St. Cpi.

Se una accettazione della giurisdizione da parte della Siria sembra senz’altro da escludersi, data la responsabilità del regime nella commissione di crimini internazionali, l’esercizio in diverse occasioni del potere di veto da parte di due membri permanenti del Consiglio di Sicurezza (Russia e Cina) ha bloccato la possibilità di adottare una risoluzione che avrebbe permesso di riferire la situazione siriana alla Corte penale internazionale, esercitando il meccanismo di cui all’art. 13 St. Cpi[13].

Le medesime considerazioni valgono circa l’eventualità dell’istituzione di un tribunale ad hoc, internazionale o internazionalizzato, sulla scorta delle soluzioni adottate dal Consiglio di Sicurezza a partire dagli anni Novanta, ad esempio in Ruanda e in ex Jugoslavia, per perseguire crimini che costituiscono una minaccia per la pace e la sicurezza internazionali. La stessa Commissione Internazionale Indipendente d’Inchiesta per la Siria ha concluso indicando la Cpi quale meccanismo più appropriato per giudicare i crimini internazionali commessi nel contesto siriano[14].

Quanto alla possibilità di un intervento delle corti nazionali, è stato efficacemente osservato come il rafforzamento del regime siriano attraverso l’esercizio del potere punitivo da parte del dipartimento di sicurezza e delle commissioni giudiziarie escluda la possibilità di un operato indipendente delle autorità giudiziarie, soggette alla nomina e al trasferimento da parte del Presidente siriano[15].

Maria Crippa

Articolo pubblicato su Diritto Penale Contemporaneo

 

[1] Il mandato di arresto è stato emesso nei confronti di tre alti ufficiali del regime siriano (Ali Mamlouk e Abdel Salam Mahmoud, oltre a Jamil Hassan) per crimini contro l’umanità e crimini di guerra (per il solo Mahmoud) commessi nei confronti di Mazen e Patrick Dabbagh, due cittadini siriano-francesi. Padre e figlio furono arrestati nel novembre 2013 dai servizi dell’aeronautica militare etrasferiti presso il carcere militare di Mezzeh (Damasco), il centro di detenzione con il più alto tasso di mortalità della Siria. Mazen and Patrick Dabbagh sono stati vittime di sparizione forzata e tortura; lo scorso luglio la famiglia ha ottenuto dal regime alcuni documenti ufficiali che ne attestano la morte, rispettivamente, a novembre 2017 e a gennaio 2014. Cfr. BREAKING: French judges issue international arrest warrants against three high-level Syrian regime officials, International Federation for Human Rights, 5 novembre 2018; Syria: Torture Centers Revealed, Human Rights Watch, 3 luglio 2012.

[2] Il riferimento è al criterio di personalità passiva ex art. 113(7) del codice penale francese; l’esercizio della giurisdizione in senso ‘quasi universale’, previsto a partire dal 2010 dall’art. 689 del codice di procedura penale francese in relazione alle fattispecie di crimini contro l’umanità, crimini di guerra, genocidio e tortura, è subordinato ad alcune limitazioni, quali la cittadinanza francese del sospettato o la sua presenza sul territorio nazionale.

[3] Per una analisi completa cfr. W. Kaleck e P. Kroker, Syrian Torture Investigations in Germany and Beyond: Breathing New Life into Universal Jurisdiction in Europe?, in Journal of International Criminal Justice, volume 16-1, 1 marzo 2018, pagg. 165–191.

[4] Rule of Terror: Living under ISIS in Syria, report della Commissione Internazionale Indipendente d’Inchiesta per la Siria (Independent International Commission of Inquiry on the Syrian Arab Republic), 19 novembre 2014, A/HRC/27/CRP.3.

[5] Torture Archipelago: Arbitrary Arrests, Torture and Enforced Disappearances in Syria’s Underground Prisons in March 2011, Human Rights Watch, 2012; Out of Sight, Out of Mind: Deaths in Detention in the Syrian Arab Republic, UN Doc. A/HRC/31/CRP.1, 3 febbraio 2016; ‘It breaks the Human’: Torture, Disease and Death in Syria’s Prisons, Amnesty International, 2016.

[6] M. Price, A. Gohdes e P. Ball, Technical Memo for Amnesty International Report on Deaths in Detention, Human Rights Data Analysis Group, 17 agosto 2016.

[7] Nell’agosto del 2015, ad esempio, un attacco aereo delle forze armate siriane sulla città di Duma, nei pressi di Damasco, ha provocato la morte di almeno cento civili e il ferimento di diverse centinaia di persone. Nell’agosto dell’anno seguente, le Nazioni Unite hanno confermato che elicotteri appartenenti al regime di Assad hanno usato gas venefico in occasione dei bombardamenti su due città della provincia di Idlib nell’aprile del 2014 e nel marzo del 2015. Oggetto dei bombardamenti del regime sono stati numerosissimi ospedali e scuole; secondo l’organizzazione Physicians for Human Rights, circa 700 dipendenti di strutture mediche sono stati uccisi nel corso di attacchi dell’esercito siriano. Cfr. Dossier – Human Rights Violations In Syria Part I: Torture Under Assad – Criminal Complaints In Germany Against High-Profile Members Of Syrian Intelligence Services, ECCHR, luglio 2018.

[8] 2018 Humanitarian need overview – Syrian Arab Republic, Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (United Nations Office for the Coordination of Humanitarian Affairs), novembre 2017.

[9] Report della Commissione Internazionale Indipendente d’Inchiesta per la Siria, 9 agosto 2018 – 12 settembre 2018, A/HRC/39/65.

[10] Dall’inizio della sua attività nell’agosto 2011, la Commissione Internazionale Indipendente d’Inchiesta per la Siria ha prodotto più di venti report documentando le gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani commesse dalle varie parti coinvolte nel conflitto.

[11] M. R. Manenti, I crimini commessi in Siria: prospettive di giustizia a livello internazionale, in questa Rivista, fasc. 6/2017, pagg. 211 ss.

[12] La Siria ha firmato lo Statuto della Cpi il 29 novembre 2000, senza tuttavia ratificarlo.

[13] Cfr. Referral of Syria to International Criminal Court Fails as Negative Votes Prevent Security Council from Adopting Draft Resolution, SC/11407, 2014. Nell’alveo delle Nazioni Unite sono state peraltro istituite la già citata Independent International Commission of Inquiry on the Syrian Arab Republic (UN Col Syria) e l’International, Impartial and Independent Mechanism to Assist in the Investigation and Prosecution of those Responsible for the Most Serious Crimes under International Law Committed in the Syrian Arab Republic since March 2011 (IIIM), stabilito dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel dicembre 2016. Le due organizzazioni lavorano in modo coordinato, con l’obiettivo di raccogliere ed analizzare il materiale probatorio relativo alle violazioni dei diritti umani, nonché di predisporre i documenti necessari per favorire e facilitare l’esercizio di procedimenti penali efficienti a livello regionale, nazionale e internazionale.

[14] Report della Commissione Internazionale Indipendente d’Inchiesta per la Siria, 5 febbraio 2013, A/HRC/22/59.

[15] Cfr. M. R. Manenti, I crimini commessi in Siria: prospettive di giustizia a livello internazionale, cit., nota 11.