L_ Iran funesto

L’Iran ha ottanta milioni di abitanti ed è pertanto di fatto una presenza rilevante nella regione mediorientale. Ma la sua economia è gestita così male dai religiosi e dalle guardie rivoluzionarie che, puntando a sopravvivere solo di petrolio e gas, hanno creato un danno incolmabile a qualsivoglia prospettiva di sviluppo. La loro massima capacità di produzione di idrocarburi in teoria si aggirerebbe intorno ai 3,5 milioni di barili al giorno, eppure a oggi non riescono a raggiungerne neanche uno. Inoltre, anche esportando tre o più milioni di barili, ottanta milioni di persone non potrebbero viverci. In Iran, insomma, c’è un’economia improduttiva, parassitica e basata esclusivamente sul petrolio. Ma questo approccio unidirezionale può funzionare ad Abu Dhabi, il cui governo si trova a dover gestire appena ottocentomila persone. Con cento volte i suoi abitanti, l’Iran non ha neppure tentato di diversificare sul serio la propria economia, preferendo perseverare sul solo petrolio. Un atteggiamento cieco, che mina i suoi fondamentali e ogni prospettiva di ripresa economica.

Il risultato? Con le nuove sanzioni comminate dagli Stati Uniti, la condizione economica della popolazione è da fame. Eppure, il regime continua a usare i soldi di cui dispone per missili balistici e per le avventure militari dove prevale l’ideale di Qassem Suleimani di espansione sciita: così in Yemen, in Iraq, in Siria e in Libano. Ma un Paese dove si muore di fame può continuare a investire nelle guerre in altri Paesi?

Quando nel recente passato gli israeliani hanno fatto una «passeggiata» a Teheran e hanno trovato gli archivi nucleari del regime, hanno noleggiato dei camion pieni di documenti e li hanno consegnati all’IAEA, l’agenzia internazionale per l’energia atomica di Vienna, dove attualmente si stanno studiando quelle carte, dalle quali è già emersa qualche certezza.
In particolare …

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