Gli iraniani non potranno mai avere l’atomica e lo sanno perfettamente: altrimenti sarebbero già stati bombardati. Basti pensare che per le false accuse di possedere armi distruzione di massa gli americani hanno fatto fuori Saddam Hussein. Gli Stati Uniti hanno già dimostrato di attuare guerre prive di qualunque giustificazione perché non ne hanno bisogno: se la inventano e quindi la vendono al mondo intero.
Gli iraniani possono soltanto possedere una bomba “virtuale”, cioè i mezzi per farla ma senza avvicinarsi troppo e quindi tenere sulla corda gli Usa e le monarchie del Golfo che sono le prime al mondo per spesa militare in armi americane e occidentali.
L’Iran corre su un filo sottile, non soltanto nel Golfo ma anche in Siria, in Iraq e in Yemen. Le altre poste in gioco di un eventuale conflitto contro gli ayatollah. Gli Usa sono affascinati come sempre dalla teoria del domino: se cade Teheran, pensano, ci prendiamo anche tutto il resto e poi passiamo a regolare i conti con la Russia e la Turchia, un membro della Nato che è ormai è più vicino a Putin che agli Usa e all’Occidente.
Gli Stati Uniti quindi hanno mandato il premier giapponese Abe a provare una finta mediazione con la Guida Suprema Ali Khamenei ben sapendo che questa missione suonava come una sorta di ultimatum. E anche abbastanza comico: i giapponesi pur essendo una potenza più che rispettabile non sono la Russia, la Cina, Francia, la Gran Bretagna, Stati che fanno parte del consiglio di sicurezza Onu, che hanno l’atomica e sono garanti dell’accordo sul nucleare insieme all’Onu. Il tentativo di Abe è stato preceduto da un altro della Germania. Ma si è trattato di manovre dilatorie, fumo negli occhi: Germania e Giappone sono insieme all’Italia le potenze sconfitte dalla seconda guerra mondiale e messe sotto protettorato americano. Cosa volete che contino?
Se uno manda a Teheran giapponesi e tedeschi significa che vuole dal regime iraniano una resa senza condizioni. Non una trattativa. Tanto è vero che gli Usa hanno montato l’operazione contro le petroliere nel Golfo per potere accusare l’Iran proprio mentre Abe si trovava a Teheran: il premier nipponico deve essersi sentito preso in giro e ha fatto la figura dello sprovveduto.
Non sorprende quindi che Teheran abbia annunciato che entro dieci giorni supererà i limiti delle riserve di uranio a basso arricchimento consentiti dall’accordo del 2015. Non è una minaccia ma una richiesta di aiuto. Rohani aveva dato 60 giorni ai Paesi firmatari dell’accordo per rendere concrete le promesse di aggirare le sanzioni petrolifere e bancarie americane. Una richiesta rivolta in particolare agli europei.
Cosa farà l’Europa in caso di crisi prolungata e forse di guerra? La Gran Bretagna si è già schierata con Washington, la Francia fa finta di mediare ma in realtà tiene più alle sue commesse militari nel Golfo che alla pace in Medio Oriente, la Germania resterà neutrale, dimostrando ancora una volta di essere una potenza inutile in caso di conflitto, mentre l’Italia darà le basi agli Usa, come sempre. Salvini non lascia dubbi: è filo-israeliano, quindi filo-tutto. È d’accordo con Trump su tutto, dalla guerra all’Iran alla Cina, e afferma che l’Italia deve tornare a essere il primo partner europeo degli Usa, anche se non lo è mai stata. In poche parole abbiamo mandato un altro cameriere, per di più disinformato, a Washington, il quale non vede l’ora di rifilarci gli F-35 non venduti alla Turchia.
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