Kofi Annan, ex segretario generale dell’ONU, è morto oggi sabato 18 agosto all’età di ottant’anni in Svizzera dopo una breve malattia. Nato in Ghana a Kumasi nel 1938, si era laureato al Macalester College di St. Paul in Minnesota. In seguito si era perfezionato in economia all’Institut Universitaire des Hautes Etudes di Ginevra e in management al prestigioso Massachusetts Institute of Technology.
Ha iniziato a lavorare per le Nazioni Unite dal 1962. Nel 1993 ha assunto l’incarico di responsabile delle missioni di pace. Tre anni più tardi, nel 1996, è stato nominato segretario generale venendo confermato anche per un secondo mandato scaduto nel 2006. Dopo di lui l’incarico è passato prima al sudcoreano Ban Ki-moon e, dal 2017, al portoghese António Guterres. Nel 2001 insieme all’organizzazione ha ricevuto il premio Nobel per la pace.
Negli anni trascorsi ai vertici delle Nazioni Unite Kofi Annan ha gestito, non senza difficoltà, una serie di dossier internazionali ‘caldi’, a cominciare dal post 11 settembre 2001 e dall’intervento militare di USA e Regno Unito, nel 2003, in Iraq. Non sono mancate le critiche nei suoi confronti, in particolare per il caso del genocidio in Rwanda – dove, secondo le stime di Human Rights Watch, dal 6 aprile alla metà di luglio del 1994, vennero massacrati almeno 800mila Tutsi e Hutu moderati – e per l’uccisione di 8mila musulmani a Srebrenica nel 1995 durante la guerra in Bosnia ed Erzegovina, in quello che sulla carta sarebbe dovuto essere un rifugio per civili sotto la protezione dell’ONU.
Nel 2004 è stato travolto dallo scandalo noto come “oil for food”, enorme giro di tangenti alimentatosi all’ombra di un programma di aiuti umanitari a sostegno del popolo iracheno e che ha visto coinvolto anche suo figlio Kojo Annan.
Dal 2006, dopo la fine del suo secondo mandato, ha proseguito il suo impegno diplomatico. Nel 2007 ha creato la Kofi Annan Foundation. Nel 2012 è stato nominato dall’ONU inviato speciale per la Siria senza però ottenere risultati tangibili. Poco fortunato è stato anche il suo tentativo di porre fine nel 2016 al massacro dei Rohingya in Myanmar. È stato inoltre presidente di The Elders, organizzazione internazionale fondata da Nelson Mandela.
Nel ripercorrerne la carriera il Corriere della Sera cita un episodio che lo ha legato all’Italia, avvenuto nel 2006 subito dopo la fine del secondo mandato da segretario generale dell’ONU: «Quando lasciò la guida dell’ONU e si nascose con la moglie in Italia, raccontò di essere uscito un giorno a comprare il giornale sperando di restare in incognito. Ma fu subito circondato da una folla che chiedeva l’autografo: “Mi avevano preso per l’attore Morgan Freeman”».
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