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La rotta balcanica dei migranti, un problema irrisolto per l’Italia

La rotta balcanica dei migranti, un problema irrisolto per l’Italia

Un gruppo di immigrati fermati in viale Miramare a Barcola, quartiere di Trieste, in una domenica di inizio estate dinnanzi ai bagnanti, ha permesso di scoperchiare il vaso di Pandora. Seppur nel silenzio, nel nord-est d’Italia gli ingressi di migranti irregolari proseguono senza sosta, con tutte le problematiche che ne conseguono per le forze di polizia di frontiera. Un fenomeno più volte messo in luce in passato dal SAP, il Sindacato Autonomo di Polizia.

Il dramma dei migranti irregolari che varcano i confini del nord est dunque va avanti, sotto traccia, ma pur sempre alimentato da 30 o 40 profughi che, quotidianamente, dalle rotte dell’est Europa scelgono l’Italia come Eldorado, senza rendersi conto che Eldorado non è.

 

 

Una rotta balcanica mai esaurita, sicuramente meno rilevante in termini numerici rispetto agli sbarchi nel Mediterraneo, ma degna di non minore importanza per la sua pericolosità. A denunciarlo è proprio il SAP del capoluogo giuliano, che da tempo sta portando avanti una battaglia sulla carenza di organico, facendo richiesta ai vertici dell’amministrazione locale di aggregazione di personale proveniente dai reparti mobili e dai nuclei prevenzione crimine, a difesa di confini così permeabili e facilmente violabili, soprattutto nella stagione estiva.

«L’impiego di operatori di polizia delle varie sezioni e di quelli in forza alla questura locale – spiega Lorenzo Tamaro, segretario provinciale del SAP – ha di fatto distolto la quasi totalità delle pattuglie dai servizi ordinari dediti al controllo del territorio e alla sicurezza stradale. Non solo, ad aggravare la situazione c’è una continua emorragia di personale dirottato verso altre città per contrastare fenomeni legati sempre all’immigrazione clandestina o a presidi dei confini nazionali. Purtroppo non c’è abbastanza consapevolezza sul fatto che Trieste e la rotta balcanica richiedano attenzioni particolari, diverse da altre province».

Il tema è stato oggetto di un confronto anche con il presidente della commissione parlamentare slovena per la vigilanza sui servizi segreti Branko Grims, tenutosi di recente a Lubiana. «Una situazione del genere comporta l’impiego di tutte le forze dell’ordine della zona, perdendo di fatto il controllo del territorio e la città rimane scoperta – ha proseguito il segretario provinciale del SAP Tamaro – Non solo siamo pochi, ma prestiamo anche personale ad altri, dunque i poliziotti sono costretti a fare turni massacranti perché gli ingressi sono giornalieri, a volte 30, altre 40, in ogni caso sono sempre costanti e a volte pure armati. La rotta balcanica dunque non è morta, non produce grandi numeri, ma sappiamo bene da dove arriva la gente e cosa può rappresentare in termini di pericolosità. Non va sottovalutata e nel recente incontro con il presidente della commissione slovena Grims si è dibattuto sul tema ed è apparso evidente ad entrambi che il livello di guardia a Trieste deve essere elevato, perché è un nodo geopolitico di rilevante importanza».