E’ con simpatia e affetto che dobbiamo guardare alla Brigata Cubana, il manipolo di medici che si è messo al lavoro all’ospedale allestito dall’Esercito italiano a Crema. Potrete pensare che è anche un modo per rompere l’isolamento dell’isola ma Cuba non ha molto da guadagnarci in termini politici nell’aiutare l’Italia. Non siamo noi che possiamo rompere l’embargo reimposto da Donald Trump.

La medicina cubana è all’avanguardia mondiale nello studio dei virus, soprattutto africani; i suoi medici sono fra i più esperti del mondo. Poi all’Avana la gente non riesce a trovare l’aspirina e i cerotti, ma nessun paese come Cuba ha creato antidoti contro la malaria. Fare un po’ di pubbliche relazioni nazionali e sollevare qualche pugno chiuso, insieme alla solidarietà, non fanno male a nessuno e non ci saranno conseguenze politiche.

Possiamo dire la stessa cosa di russi e cinesi? Beninteso il grazie è doveroso, la porzione di solidarietà è implicita. Ma per chi studia relazioni internazionali, è cresciuto negli anni della Guerra fredda, ha vissuto in Unione Sovietica e segue Vladimir Putin con una certa apprensione, colpisce vedere un generale russo – sia pure medico – che svolge mappe e pianifica mosse –sebbene contro il virus – in un paese Nato. Decidendo l’aiuto all’Italia, Putin non poteva resistere alla sottile provocazione di mandarci dei militari.

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“Dalla Russia con amore”, il nome dato alla missione, non ricorda tanto James Bond quanto “Il compagno Don Camillo”: uno di quei viaggi ideologici del vecchio Pci. Questa volta non siamo noi a partire ma loro a portarci la propaganda a casa. Fino a due giorni fa sembrava che la Russia fosse su Marte riguardo alla pandemia del Covid-19. Pochi casi, tutto a posto, trasparenza quasi zero. In attesa d’intervenire di nuovo a loro modo nella campagna elettorale americana, i trolls di stato delle “Russian Web Brigades” erano al lavoro per spiegare che il virus era un prodotto del debosciato sistema omosessuale d’Occidente. Putin apparso d’improvviso con maschera antigas e divisa gialla anti-contagio, è il tentativo di eroicizzare un’emergenza che nemmeno il suo regime ora può più nascondere.

E cosa dire della Cina, che ci sta riempiendo di mascherine, esperti e speranze? Comunque grazie alla gente generosa di laggiù che ci ama, quali siano i propositi reconditi del suo regime. Quel regime che ci aiuta e contemporaneamente sta cercando di scaricare altrove origine e responsabilità del virus. In questi giorni di clausura molti amici mi mandano filmati di uno strano canale televisivo e di un tale professore, italiani, che citando un luminare della Liberia, accusano gli americani: il virus viene da un laboratorio militare Usa. Altre fonti della propaganda dicono invece che il virus l’avevano portato i soldati americani andati a Wuhan per un raduno internazionale.

L’informazione controllata dal regime ora insinua che il corona potrebbe essere partito dalla Lombardia. Lo scopo delle falsificazioni è duplice. Vogliono guadagnare un po’ di simpatia internazionale per un virus che con ogni evidenza scientifica è partito dal mercato del pesce di Wuhan. Nella loro forsennata modernizzazione, in un ventennio sono riusciti a sfruttare e stressare la natura, tanto quanto noi occidentali in poco meno di 200 anni.

Alla fine la colpa è di tutti: loro e nostra. Ma loro non ci stanno e, arruolando ciarlatani, tentano di scaricarla sugli altri. Anche perché –e questo è il secondo scopo del loro aiuto “disinteressato” all’estero – il regime deve ora guardarsi dalla sua stessa popolazione: anche ai cinesi deve nascondere i suoi errori. E’ possibile che in Italia, 60 milioni di abitanti, e Spagna, 47, ci siano più morti che in Cina, 1,3 miliardi? Non è forse plausibile che la tardiva trasparenza di Xi Jinping abbia ignorato i primi mesi di contagio e omesso parte del bilancio delle vittime?

Pur riconoscendo la giusta quota di solidarietà, se vogliamo pensar male come faceva Andreotti (si fa peccato ma a volte ci si azzecca), ci sono anche ragioni politiche nell’aiuto di russi e cinesi all’Italia. Riguardo alle sanzioni economiche a Putin, governi e imprenditori italiani sono un anello debole del fronte occidentale. Per volontà dell’ex ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio, di questo fronte siamo anche l’unico paese del G7 che ha aderito alla Via della Seta, il piano di espansione economica e presto politica della Cina nel mondo.

Amici diplomatici mi dicono che Di Maio, ora agli Esteri, ascolta e impara: è un buon approccio alle complessità della diplomazia. Solleva tuttavia qualche perplessità il suo ottimismo per l’aiuto dei due grandi paesi. Alla Farnesina avranno spiegato al ministro quanto serva la sobrietà: ringraziare, ricordare chi ha teso la mano (nei giorni peggiori del contagio italiano chi l’ha vista l’America di Trump?) e mantenere l’equilibrio fra il realismo dettato dall’emergenza e i valori assunti per scelta.

Pubblicato sul blog di Ugo Tramballi Slow News de Il Sole 24 Ore