L’Italia, come il resto del mondo, sta attraversando un’emergenza sociale, economica e sanitaria senza precedenti, che ha generato un livello di incertezza mai sperimentato anche nel settore del commercio internazionale, con inevitabili ricadute negative sul sistema produttivo, sulle esportazioni e sulla circolazione di persone, capitali, idee, beni, servizi.

Con l’intento di rilanciare il “Made in Italy” nel mondo nell’attuale congiuntura, su impulso del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Luigi Di Maio, è stato lanciato un percorso di idee e network, coinvolgendo non solo i membri della Cabina di regia per l’Italia internazionale, ma tutte le associazioni di categoria, i territori e gli Enti preposti al sostegno pubblico all’internazionalizzazione. Tale percorso ha generato la sottoscrizione di un Patto per l’Export.

Partecipano al Patto tutte le agenzie governative a supporto delle esportazioni, Sace, Simest e Ice, la Cassa depositi e prestiti, le associazioni imprenditoriali, bancarie e assicurative e la Conferenza delle Regioni. L’idea è quella di dar vita a un “sistema Paese”, dove tutte le istituzioni e le forze economiche facciano lavoro di squadra per promuovere e sostenere le imprese del made in Italy. Di Maio ha spiegato che il Patto si fonda su “sei pilastri”: comunicazione; formazione e informazione; e-commerce; sistema fieristico; promozione integrata; finanza agevolata.

Il documento riassume le risorse straordinarie stanziate dal governo per circa 1,4 miliardi di euro, con cui si rafforzeranno gli strumenti per l’internazionalizzazione delle imprese e si finanzieranno le azioni di promozione. Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, ha ribadito che sono state messe in campo garanzie pubbliche all’export fino a 200 miliardi di euro. Almeno dal punto di vista teorico, l’importanza del patto risiede nell’elemento legato all’innovazione, alla tecnologia e al digitale che con prepotenza viene affiancato alla buona riuscita dell’internazionalizzazione e dell’export: fiere virtuali, missioni estere on line, piattaforme internazionali digitali, e-commerce. Tutte attività che vedono l’Italia indietro, principalmente per due motivi: la frammentazione del tessuto delle piccole imprese e il ritardo nella realizzazione della banda ultralarga. Come sottolineato dal ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, il Patto è “uno strumento che recepisce le richieste emerse durante gli incontri con le associazioni di categoria e i partecipanti provenienti da tutti i settori produttivi e che hanno ispirato una nuova strategia per l’internazionalizzazione del nostro sistema produttivo”. “Una strategia di sostegno pubblico alle imprese che si affacciano sui mercati internazionali, che potrà contare su risorse straordinarie messe a disposizione dal Governo per imprimere al sistema produttivo un nuovo slancio”.

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Queste risorse straordinarie sono disponibili grazie a diversi veicoli: il Piano Straordinario per il Made in Italy, il Piano di Promozione Integrata e il Fondo 394/81, per un ammontare economico davvero considerevole. Inoltre, il Governo ha potenziato il sostegno finanziario all’export, mediante l’assicurazione statale sul 90% degli impegni di Sace in favore delle imprese italiane esportatrici. In questo nuovo scenario economico assume importanza strategica il mondo della comunicazione e dei social media per la diffusione delle potenzialità del Made in Italy e per la lotta alla contraffazione del falso italiano.

«A questo aspetto abbiamo dedicato la più grande gara pubblica in materia – puntualizza Di Maio – Dai tavoli settoriali e dal confronto con le associazioni è emerso chiaramente che la ripartenza non potrà prescindere dall’avvio di un grande re-branding nazionale, di costruzione di una nuova e più forte narrazione dell’Italia all’estero. Uno sforzo di comunicazione strategica e integrata a favore del nostro Made in Italy e di tutte le nostre filiere: un ‘saper fare’ unico, che coniuga qualità, sicurezza e innovazione, che dovrà essere messo in risalto grazie all’utilizzo massiccio di piattaforme digitali e con il coinvolgimento di personalità note al grande pubblico all’estero. Un elemento fondamentale per la ripartenza: promuovere una conoscenza ancora più estesa e approfondita dell’Italia, del suo territorio e delle sue eccellenze, in tutti i settori. E a questo proposito, proprio il 4 giugno è stata pubblicata sulla Gazzetta dell’Unione Europea e sul sito appalti innovativi.gov.it, l’avviso con cui apriamo una consultazione di mercato trasparente, inclusiva e rapida, del valore di 50 milioni di euro: da qui a settembre, selezioneranno, con un meccanismo di “dialogo competitivo”, le migliori proposte per rilanciare l’immagine dei nostri settori produttivi in 26 Paesi nel mondo».

Il Patto per l’Export punta anche sull’e-commerce, prevedendo nel breve periodo legami intensi con le piattaforme internazionali di commercio elettronico secondo la formula “più contratti, più prodotti, più paesi”. In questo senso gli accordi con dovranno includere nuovi Paesi coinvolti e nuove merci, oltre a privilegiare un approccio offline-online. Gli intermediari digitali dovranno accompagnare le imprese nell’accesso alle piattaforme di e-commerce. Per quanto riguarda il sistema fieristico, si prevede un ampliamento dell’utilizzo della finanza agevolata per rafforzare la partecipazione delle imprese alle fiere internazionali, oltre al lancio di programmi speciali per buyer e clienti facoltosi esteri che prevedano la visita delle fiere. Ci saranno campagne promozionali del calendario fieristico italiano e il coordinamento degli appuntamenti nazionali. Quello delle fiere è un settore che dovrà essere anche ulteriormente modernizzato in termini di digitalizzazione: organizzazione di eventi B2B virtuali e promozione della partecipazione di startup alle fiere internazionali. Si prevede anche la collaborazione tra poli fieristici nazionali, l’organizzazione di “mini-fierie” di settore, l’organizzazione all’estero di eventi di filiera.

Sostanzialmente, nel rispetto della complementarietà delle competenze in materia di internazionalizzazione, la Farnesina s’impegna a massimizzare l’impatto esterno complessivo delle strategie concordate, invitando tutte le Parti a collaborare con trasparenza, lealtà ed efficacia al miglioramento di norme, strumenti, schemi organizzativi e della loro attuazione. Vedremo se la strategia teorica intrapresa possa divenire autenticamente “prassi”, generando introiti, vendite quantificabili e sviluppo sostenibile monitorabile anche da parte delle società di consulenza e di internazionalizzazione.