Benin

Africa
Ottenuta l’indipendenza dalla Francia nel 1960, la Repubblica del Benin viene scossa negli anni successivi da diversi colpi di stato, cambi di regime e conflitti interetnici. Nel 1972 Mathieu Kerekou si impone al potere con un regime ispirato ai principi marxisti-leninisti, tanto da rinominare il Paese Repubblica Popolare del Benin. Solo nel 1990 la nuova costituzione sancisce il ritorno al nome di Repubblica del Benin. L’anno successivo Kerekou viene sconfitto alle elezioni da Nicephore Soglo. Il 1996 segna il ritorno di Kerekou, il cui mandato dura fino al 2006. Gli succede Thomas Yayi Boni, riconfermato anche alle ultime presidenziali del 2011. Politico indipendente, Boni ha concentrato gli sforzi recenti nel risollevare l’economia del Paese e nel contenere la corruzione (secondo l’Indice di Corruzione 2012 di Transparency International, il Benin si colloca al 94esimo posto su 176 paesi). Oggi il Benin, nonostante la preoccupante crisi economica e il sottosviluppo, risulta uno dei Paesi africani più stabili e democratici.
In crisi a causa della dilagante corruzione e dell’accumulo di debiti interni, il Benin si è avviato verso il risanamento economico solo agli inizi degli anni Novanta dopo l’approvazione di una nuova Costituzione, seguendo i diktat del Fondo Monetario Internazionale. Nel 2011, sulla spinta dei Paesi creditori è stato varato un programma di privatizzazioni nella gestione delle telecomunicazioni, dell’acqua potabile, dell’elettricità e nel settore agricolo. Nonostante questi sforzi, nel 2012 l’inflazione ha raggiunto l'8%, la disoccupazione resta altissima e l’economia continua a dipendere dall’andamento della vicina Nigeria. L’agricoltura si basa prevalentemente sulla coltivazione e commercializzazione del cotone e della palma da olio. Il Paese non è particolarmente ricco di risorse minerarie: vi sono alcune cave di marmo e giacimenti di petrolio, lignite, fosfati, ferro e cromo. Oltre la Nigeria, i principali partner commerciali sono Francia, Brasile, Marocco e Portogallo.
Pur essendo stabile da un punto di vista politico e non presentando elementi di pericolosità legati al terrorismo internazionale, il livello di diffusione della criminalità in tutto il Paese resta preoccupante. Non risulta la presenza di gruppi terroristici operanti all’interno del Paese, ma a causa dello scarso controllo sui confini è possibile che il territorio venga utilizzato come punto di appoggio dalle reti del terrorismo internazionale di matrice islamica. Inoltre, il Benin è un nodo di transito per alcune organizzazioni criminali, attive nell’ambito del traffico di stupefacenti e del contrabbando di auto rubate, che hanno come base il Togo, la Nigeria, il Ghana e il Burkina Faso. Sul fronte delle malattie, il rischio di contrarre la malaria è molto alto.
Capitale: Porto Novo
Ordinamento: Repubblica presidenziale
Superficie: 112.622 km²
Popolazione: 9.877.292
Religioni: cattolica (27%), islamica (24%)
Lingue: francese, dialetti fon e yoruba
Moneta: franco (CFA)
PIL: 1.700 USD
Livello di criticità: Medio
Ottenuta l’indipendenza dalla Francia nel 1960, la Repubblica del Benin viene scossa negli anni successivi da diversi colpi di stato, cambi di regime e conflitti interetnici. Nel 1972 Mathieu Kerekou si impone al potere con un regime ispirato ai principi marxisti-leninisti, tanto da rinominare il Paese Repubblica Popolare del Benin. Solo nel 1990 la nuova costituzione sancisce il ritorno al nome di Repubblica del Benin. L’anno successivo Kerekou viene sconfitto alle elezioni da Nicephore Soglo. Il 1996 segna il ritorno di Kerekou, il cui mandato dura fino al 2006. Gli succede Thomas Yayi Boni, riconfermato anche alle ultime presidenziali del 2011. Politico indipendente, Boni ha concentrato gli sforzi recenti nel risollevare l’economia del Paese e nel contenere la corruzione (secondo l’Indice di Corruzione 2012 di Transparency International, il Benin si colloca al 94esimo posto su 176 paesi). Oggi il Benin, nonostante la preoccupante crisi economica e il sottosviluppo, risulta uno dei Paesi africani più stabili e democratici.
In crisi a causa della dilagante corruzione e dell’accumulo di debiti interni, il Benin si è avviato verso il risanamento economico solo agli inizi degli anni Novanta dopo l’approvazione di una nuova Costituzione, seguendo i diktat del Fondo Monetario Internazionale. Nel 2011, sulla spinta dei Paesi creditori è stato varato un programma di privatizzazioni nella gestione delle telecomunicazioni, dell’acqua potabile, dell’elettricità e nel settore agricolo. Nonostante questi sforzi, nel 2012 l’inflazione ha raggiunto l'8%, la disoccupazione resta altissima e l’economia continua a dipendere dall’andamento della vicina Nigeria. L’agricoltura si basa prevalentemente sulla coltivazione e commercializzazione del cotone e della palma da olio. Il Paese non è particolarmente ricco di risorse minerarie: vi sono alcune cave di marmo e giacimenti di petrolio, lignite, fosfati, ferro e cromo. Oltre la Nigeria, i principali partner commerciali sono Francia, Brasile, Marocco e Portogallo.
Pur essendo stabile da un punto di vista politico e non presentando elementi di pericolosità legati al terrorismo internazionale, il livello di diffusione della criminalità in tutto il Paese resta preoccupante. Non risulta la presenza di gruppi terroristici operanti all’interno del Paese, ma a causa dello scarso controllo sui confini è possibile che il territorio venga utilizzato come punto di appoggio dalle reti del terrorismo internazionale di matrice islamica. Inoltre, il Benin è un nodo di transito per alcune organizzazioni criminali, attive nell’ambito del traffico di stupefacenti e del contrabbando di auto rubate, che hanno come base il Togo, la Nigeria, il Ghana e il Burkina Faso. Sul fronte delle malattie, il rischio di contrarre la malaria è molto alto.