PESCO

Si chiama PESCO (Permanent Structured Cooperation), è il sistema di difesa comune europea ma sono in molti a dubitare del fatto che garantirà maggiore sicurezza all’Europa. Ciò che è certo è che l’intesa per la costituzione di questa piattaforma, a cui hanno aderito il 13 novembre a Bruxelles 23 Paesi membri dell’UE, non farà altro che inasprire le tensioni tra il Vecchio Continente e la Russia. Se a voce buona parte dei leader europei chiede un disgelo dei rapporti con Mosca, e di conseguenza un allentamento delle sanzioni inflitte al Cremlino per il suo coinvolgimento nel conflitto ucraino, nei fatti l’UE agisce in direzione opposta. E questo accordo ne è l’ennesima dimostrazione.

 

Cosa prevede l’accordo

PESCO, il sistema di cooperazione europeo nei settori della sicurezza e della difesa, è previsto dal Trattato di Lisbona. Il 13 novembre, durante il Consiglio dei ministeri degli Esteri e della Difesa degli Stati membri dell’UE, hanno deciso di aderirvi 23 nazioni: Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Croazia, Cipro, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Svezia.

Tra gli assenti, almeno per il momento, ci sono Regno Unito, Malta, Danimarca, Portogallo e Irlanda. Quest’ultimi due Paesi potrebbero decidere di entrare a far parte del gruppo già a dicembre quando l’accordo entrerà in vigore. Il no del Regno Unito era scontato. A parte il processo d’uscita dall’UE in corso, Londra è infatti sempre stata scettica rispetto alla costituzione di strutture di difesa parallele alla NATO.

In sostanza, l’accordo prevede che tutti i Paesi che hanno deciso di aderirvi effettuino degli investimenti per sviluppare capacità militari comuni. PESCO potrà disporre di un fondo economico che da qui al 2021 dovrebbe ammontare a circa un miliardo di euro. Molti osservatori vedono in questo accordo la nascita di un vero e proprio “esercito europeo”. In realtà, almeno in questa fase embrionale, si tratterà di una piattaforma comune verso la quale i Paesi firmatari faranno convergere le loro forze nel caso in cui si presentasse l’eventualità di affrontare insieme una minaccia. Le decisioni verranno decise o all’unanimità, passando per il Consiglio europeo, oppure a un livello più specifico, nel senso che sottogruppi di Stati potranno decidere di cooperare su determinati progetti.

In attesa di vedere entrare in azione PESCO, i soldi che inizieranno a essere versati per finanziarne il funzionamento serviranno per comprare armi e sviluppare quelle già in possesso, parametrare secondo gli stessi standard (costi e caratteristiche) gli armamenti dei singoli Stati (questo è uno dei punti deboli dell’attuale sistema di difesa europeo) e istituire in tutto il Vecchio Continente una serie di centri in cui effettuare esercitazioni e garantire un migliore raccordo logistico tra i vari Paesi. Su quest’ultimo punto è probabile, se non certo, aspettarsi che buona parte di questi centri di raccordo verranno disseminati a est lungo i confini che separano l’Europa dalla Russia. La partecipazione al patto di Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania va interpretata in quest’ottica.

 

Il ruolo di Francia e Germania

L’accelerazione per arrivare alla firma dell’intesa il 13 novembre è arrivata da Germania e Francia, le due potenze europee che da tempo hanno messo nel mirino l’obiettivo di dotare l’UE di un forza armata congiunta che operi in modo permanente.

Secondo l’agenzia Reuters, Parigi premeva per una soluzione elitaria che coinvolgesse in questo progetto esclusivamente i Paesi di “prima fascia”, dunque quelli più solidi sul piano economico e militare. Alla fine, però, ha prevalso l’approccio più inclusivo su cui ha puntato Berlino. Nonostante ciò, a prevalere è stata la visione dell’Europa a più velocità. Come detto, un gruppetto di Paesi membri ha deciso di tenersi fuori da questa iniziativa, segno che per quanto ci provi l’UE non riesce a ragionare e agire come un blocco unito.

Detto delle reazioni e dei timori di Mosca, c’è attesa per conoscere anche le reazioni degli Stati Uniti. Il presidente Donald Trump ha più volte chiesto a tutti i Paesi membri della NATO, compresi quelli europei, di contribuire maggiormente alle spese dell’Alleanza Atlantica. Seppur orientata a controbilanciare l’influenza russa nell’Europa dell’est, la creazione di una nuova struttura di difesa non sembra essere in linea con quanto era stato intimato dal capo della Casa Bianca.