Il 2 dicembre il presidente cinese Xi Jinping e quello russo Vladimir Putin hanno inaugurato, in videoconferenza, il gasdotto Power of Siberia, il primo che collega tra loro i due Paesi e anche la più grande infrastruttura dell’estremo oriente russo per il trasporto di gas naturale. Power of Siberia consentirà al gas russo di arrivare dalle aree più orientali della Federazione Russa fino a quelle più settentrionali della Repubblica Popolare Cinese. L’inaugurazione è stata celebrata come un momento storico per le relazioni tra i due vicini e come una tappa di importanza fondamentale nell’evoluzione dei rapporti bilaterali. E in effetti lo è.

Il progetto era nato anni fa, nel maggio del 2014 la compagnia statale russa Gazprom aveva firmato un contratto con la società cinese China’s National Petroleum Corp (Cnpc) della durata di 30 anni e dal valore di 400 miliardi di dollari per la fornitura di 38 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Ma solo nell’ultimo biennio, con l’approfondirsi dei rapporti tra Mosca e Pechino in funzione anti americana, la costruzione di Power of Siberia ha visto un’accelerazione e il gasdotto è stato completato anche alcuni giorni prima del previsto, e in tempo utile per andare incontro alla domanda di carburante dei consumatori cinesi durante l’inverno. “Forza della Siberia” si estende per oltre 3 mila chilometri e a cominciare dal 2 dicembre permette al gas russo di arrivare ai consumatori cinesi attravero la cosiddetta “rotta orientale”. Da Kovyktinskoye e Chayandinskoye la pipeline arriva fino a Blagovehensk, la città russsa sul fiume Amur al confine con la Cina. La firma del contratto tra Russia e Cina per la cooperazione in campo energetico era successiva all’annessione della Crimea da parte della Russia, avvenuta appunto nel 2014. Con tale accordo Mosca definiva la volontà di appoggiarsi a Pechino dopo il peggioramento dei rapporti con l’Occidente dovuto alle fasi iniziali della crisi in Ucraina.

Power of Siberia permette a Mosca e Pechino di intersecare le rispettive esigenze. Da una parte, consente alla Russia di allargare le esportazioni di risorse naturali, in primo luogo petrolio e gas, che rappresentano una quota molto rilevante delle entrate statali. Dall’altra, permette alla Cina, il maggiore consumatote di fonti energetiche al mondo, di rispondere alla crescente domanda interna di gas e di perseguire l’obiettivo di passare a fonti di energia pulita rimpiazzando il carbone. Uno scopo che la Cina ha definito attraverso il Three-Year Action Plan for Winning the Blue Sky War 2018-2020, pubblicato nel 2018 e che punta alla riduzione dell’uso del carbone in particolare nella Cina settentrionale. La Cina è diventata il terzo maggiore consumatore di gas a livello globale. La domanda di gas per l’ex impero celeste potrebbe raddoppiare entro il 2030, secondo le stime di Forbes.

Dal punto di vista americano, “Forza della Siberia” si aggiunge alle preoccupazioni causate dal raddoppio di Nord Stream, il controverso gasdotto che dovrebbe pompare gas russo all’Europa, che nonostante le tensioni è ancora il principale consumatore di gas russo. Per gli Usa, la Russia aumenta il proprio peso geopolitico, mentre il gas naturale liquido LGN degli Stati Uniti risulta un’alternativa sempre meno conveniente. La guerra commerciale tra Washington e Pechino ha colpito le esportazioni di gnl americano. PetroChina prende gas da Australia, Qatar, Canada e Stati Uniti. Tuttavia, come risposta alle tariffe statunitensi sui propri prodotti, Pechino ha deciso di imporre dazi del 10% a settembre 2018 passate poi al 25% da giugno 2019 sul gas naturale liquido gnl statunitense.

US LNG shipments to China fall through trade war, Reuters

Oltre a Power of Siberia, tra i progetti della Russia c’è anche il lancio di altri due gasdotti. Lo scopo è portare il gas russo all’Europa baipassando l’Ucraina. Uno di questi è il TurkStream, la pipeline che il presidente russo Putin e il turco Recep Tayyip Erdogan sperano di inaugurare il prossimo gennaio e che permette al gas proveniente dalla Russia di arrivare in Turchia. L’altro, Nord Stream-2, che invece punta a raddoppiare il volume di gas pompato alla Germania, dovrebbe essere operativo a partire da metà 2020. Andrew Hill analista esperto di questioni energetiche ha affermato: «In questo modo la Russia non solo crea un nuovo flusso di entrate ma rafforza la propria posizione strategica». Nei progetti di Mosca e Pechino ci sarebbe un progetto parallelo: Power of Siberia 2 dovrebbe passare attraverso la Mongolia.

Versione aggiornata di un articolo pubblicato su Il Mattino, pubblicata dietro autorizzazione.