Turchia e Libia, l'accordo che minaccia il Mediterraneo

La Turchia «concederà le licenze e comincerà le trivellazioni nel 2020, come previsto dall’accordo stipulato con la Libia». Lo ha annunciato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, secondo quanto riporta l’agenzia Anadolu. La Turchia pianifica dunque di procedere con le «attività di esplorazione e perforazione» nel Mediterraneo nelle zone indicate dall’accordo sulla definizione dei confini marittimi con la Libia. Recentemente Ankara ha stipulato appunto un accordo economico-militare con il Governo di Tripoli di al-Serraj. «Mandiamo i nostri militari per rafforzare la stabilità della Libia e per sostenere un governo legittimo. Faremo di tutto per garantire la sicurezza della Turchia, anche al di fuori dai nostri confini», ha affermato ancora Erdogan. L’eventualità di una Turchia sempre più “ingombrante” nel Mediterraneo ha fatto preoccupare i suoi vicini, come l’Unione Europea.

1. LA NATURA DELL’ACCORDO TRA ANKARA E TRIPOLI

Il 27 novembre la Turchia e il Governo libico di Tripoli hanno siglato un accordo che definisce i confini marittimi tra i due Paesi. Mentre l’accordo è stato elogiato in lungo e in largo in Turchia, alcuni Stati mediterranei si sono fermamente opposti a questa iniziativa turco-libica, in particolare Grecia, Cipro ed Egitto. Ad Ankara, invece, gli esperti sostengono che grazie a questo storico accordo, la piattaforma continentale turca nel Mediterraneo orientale aumenterà del 30%, oltre a indebolire la Grecia. L’area in questione collega la sponda sud-occidentale della Turchia a quella nord-orientale della Libia, e attraversa una zona rivendicata da Cipro e dalla Grecia, in cui erano già iniziati dei lavori per sviluppare un gasdotto che avrebbe collegato in maniera più efficiente i mercati europei con i giacimenti presenti lungo le sponde orientali del Mediterraneo.
Francia, Cipro, Egitto e Grecia hanno firmato un documento in cui dichiarano nullo il Memorandum of Underestanding tra Turchia e Libia, che violerebbe di fatto il diritto internazionale del mare e che non può dunque produrre conseguenze per Paesi terzi. La Convenzione ONU sul diritto del mare (art. 56) stabilisce una zona economica esclusiva di non più di 200 miglia nautiche, in cui ogni Stato costiero ha diritti economici sovrani per esplorare, sfruttare e gestire le risorse naturali. L’articolo 121 afferma chiaramente che le isole hanno il diritto legale di una zona economica esclusiva. Il diritto internazionale prevede, inoltre, che la conclusione di accordi sui confini terrestri e marittimi sia una questione di sovranità regionale e che tali accordi non possano essere conclusi se uno degli Stati sta vivendo un periodo di guerra, conflitto armato interno o circostanze interne eccezionali.
L’accordo sui confini marittimi tra Turchia e Libia è stato suggellato anche da un patto militare che garantisce al Governo di al-Serraj il sostegno turco nella guerra civile che quest’ultimo sta combattendo contro il Generale Haftar. Dopo aver siglato l’accordo militare, il Presidente turco Recep Tayyep Erdogan ha dichiarato che Ankara è pronta a inviare qualsiasi tipo di sostegno al Governo di Tripoli, ovvero quello riconosciuto dall’ONU. Tutto ciò ha suscitato le preoccupazioni di quegli Stati che si sentono minacciati da una Turchia più intraprendente a livello economico nel Mediterraneo, ma anche e soprattutto della comunità internazionale che vede le mire egemoniche turche continuare a crescere, prima in Siria e poi in Libia.

Fig. 1 – Il Presidente del Governo Libico di Tripoli, Fayez al-Serraj

2. LA RISPOSTA DEGLI STATI MEDITERRANEI

Come anticipato, tra gli Stati mediterranei più preoccupati da quest’iniziativa di Ankara c’è sicuramente la Grecia. Infatti il Governo greco ha espulso l’ambasciatore libico ad Atene non appena l’accordo è stato siglato. Secondo Atene, infatti, l’accordo tra Turchia e il Governo di Tripoli ignora in maniera palese la presenza dell’isola di Creta, che si troverebbe proprio nel mezzo dell’area marittima contemplata dal patto. Storicamente, le relazioni tra Turchia e Grecia sono sempre state piuttosto tese, principalmente a causa della questione riguardante Cipro, che rimane tuttora divisa in due, con la parte settentrionale amministrata dalla Turchia e quella meridionale apertamente filo-ellenica. Un altro Stato estremamente allarmato dall’accordo turco-libico è l’Egitto. Anche il Cairo, infatti, non ha esitato a definire il patto come illegale. Ciò che preoccupa il Governo egiziano è un eventuale intervento turco nella guerra in Libia, poiché l’Egitto fa parte della coalizione che sostiene il Generale Haftar nella sua lotta contro il Governo di al-Serraj, sostenuto dalla Turchia. Infine, anche l’Unione Europea si è espressa in maniera negativa nei confronti della Turchia all’indomani dell’accordo. Secondo Bruxelles, Turchia e Libia hanno siglato un patto non valido e che interferisce in maniera pericolosa con i diritti degli altri Stati mediterranei, in particolare con i diritti di esplorazione nell’area orientale del Mar Mediterraneo lungo le coste cipriote. Alcune fonti sostengono anche che l’Unione Europea abbia già pronte delle sanzioni nei confronti della Turchia a causa di questo accordo.

Fig. 2 – Forze Fedeli al Governo di al-Serraj durante gli scontri con il Generale Haftar a Tripoli

3. LE RIPERCUSSIONI GEOPOLITICHE DELL’ACCORDO

All’inizio del 2019 i Governi di Cipro, Egitto, Grecia, Israele, Giordania, Territori Palestinesi e Italia si erano accordati per dare vita al Forum del Gas del Mediterraneo Orientale, per facilitare il commercio e il transito di gas naturale dagli Stati mediorientali all’Europa. Questo accordo aveva escluso la Turchia. Ankara, anche e soprattutto alla luce della vexata quaestio cipriota, ha dichiarato che gli abitanti dell’aerea filo-ellenica dell’isola non potranno procedere con le esplorazioni e le eventuali esportazioni di gas naturale verso i Paesi europei senza il consenso del Governo pro-turco. Di conseguenza la Turchia ha deciso di mettere, letteralmente, il bastone tra le ruote a questo grande progetto mediterraneo che non la vedeva coinvolta, accordandosi con la Libia per la ridefinizione dei confini marittimi tra i due Stati. L’accordo tra Ankara e Tripoli, oltre a separare gli Stati che avevano dato vita al Forum del Gas, permetterà alla Turchia di iniziare le proprie esplorazioni nelle acque mediterranee. Da tenere in stretta considerazione c’è anche l’accordo strategico-militare che vede coinvolte Libia e Turchia. Infatti, molti esperti sostengono che la Turchia, così come ha fatto per la Siria, si stia muovendo al fine di poter allargare la propria sfera di influenza anche in Libia. Ankara, oltre a voler competere con le maggiori potenze europee per il livello di influenza in Libia, ha interesse a indebolire i suoi rivali regionali, soprattutto Egitto ed Emirati Arabi, strenui sostenitori del Governo di Haftar. D’altro canto però, il recente cessate il fuoco firmato da Russia e Turchia, che entra in vigore il 13 gennaio, segnala la volontà di Mosca di limitare, per quanto possibile, le mire espansionistiche turche nel mediterraneo.

Emanuele Mainetti, Il Caffè Geopolitico