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C’è una talpa nei servizi tedeschi?

C’è una talpa nei servizi tedeschi?

Pochi giorni fa a Francoforte è iniziato il processo a carico dell’islamista Bilal Gümüs. Il predicatore salafita, leader del movimento “We Love Muhammad”, era stato fermato all’aereoporto internazionale della città dove si stava per imbarcare su un aereo per raggiungere la Turchia, suo Paese natale.

Le modalità dell’operazione che ha portato al suo fermo fanno però ancora discutere. Il viaggio di Gümüs in Turchia non era programmato. L’uomo si preparava infatti a fare un altro viaggio, in Arabia Saudita, dove avrebbe dovuto fare da guida a un gruppo di pellegrini per mostrare loro i luoghi santi dell’Islam a La Mecca e Medina per conto dell’agenzia di viaggi per la quale lavorava, chiamata “Bakka Reisen”.

 

Qualcuno ha avvertito Gümüs?

È probabile che Gümüs abbia provato a cambiare programma perché avvertito delle intenzioni della polizia tedesca. Le intercettazioni alle sue telefonate e ai suoi scambi di email e chat lo hanno però messo nei guai, e al gate del volo Francoforte-Istanbul per lui sono scattate le manette.

Ma chi lo ha avvisato che stavano per arrestarlo? È possibile che delle informazioni così sensibili, e per reati di tale gravità, possano arrivare a indagati in procinto di essere fermati?

Sono domande che gli inquirenti si pongono e che non fanno che complicare le già delicate indagini sulla rete salafita che opera in Germania. Una rete che puo’ evidentemente contare su talpe nei gangli dell’amministrazione tedesca, compresi i servizi segreti. E il danno potrebbe essere molto piu’ vasto se a essere “sporcate” da informazioni soffiate agli ambiente islamisti sono state anche operazioni concordate con forze di polizia di altri Paesi, come ad esempio l’Italia. Qualora ciò si dovesse verificare, per la Germania ricucire i rapporti di fiducia con i suoi partner europei non sarebbe affatto semplice. Chi, tra gli alleati di Berlino, potrebbe ancora pensare di affidarsi alle strutture di intelligence o di polizia tedesche?

 

Chi è Bilal Gümüs

Il 29enne Bilal Gümüs è noto per essere uno degli attivisti islamisti piu’ conosciuti che operano in Germania. L’uomo ha alle spalle un periodo di detenzione per tentato omicidio (è in carcere che ha scoperto l’Islam salafita) e una lunga militanza nei circoli radicali tedeschi, prima con il gruppo “Die Ware Religion- LIES!”, poi con “We Love Muhammad”, un clone dell’organizzazione guidata dal predicatore Ibrahim Abou Nagie, messa fuori legge in Germania e Austria.

Il ruolo di predicatore non si addice però molto a Gümüs. Anche per via dell’enorme gap culturale che paga nei confronti di altre personalità della galassia islamista ben più autorevoli di lui, Gümüs negli ultimi anni si è distinto piuttosto come un aggregatore, un movimentista capace di convertire molte persone all’islam estremo, sia nelle carceri che nelle piazze.

Capacità che ha dimostrato di possedere anche mettendosi al servizio di alcune ong, come la IHED (Islamischer Humanitärer Entwicklungsdienst) finanziata dall’Arabia Saudita e attiva in Paesi come la Somalia, il Bangladesh e la Siria, Paesi in cui ogni sacco di farina o bottiglia d’acqua donati alle popolazioni sofferenti viene accompagnato da una copia del Corano.

Forse, però, la dote “migliore” di Gümüs è quella di essere l’uomo di facciata dietro il quale si nasconderebbe Ibrahim Abou Nagie. Oggi il predicatore palestinese con passaporto tedesco è caduto in disgrazia e, di conseguenza, è molto limitato nelle sue attività in Germania. Motivo per cui è stato Gümüs, fino al giorno del suo arresto, a curarne gli interessi in territorio tedesco.

Il 9 aprile, nel corso del processo a suo carico, si è compresa la portata delle gravi accuse che gli sono state mosse. Il pubblico ministero di Francoforte ha accusato Gümüs «di essere intento nel prepararsi per un grave atto di violenza che minaccia lo Stato». Ma non è tutto. Secondo gli inquirenti tedeschi Gümüs ha anche «convinto, nell’autunno 2013, uno studente di soli 16 anni a partire per la Siria procurandogli biglietti aerei e documenti». Il ragazzo, che si era addestrato all’uso delle armi, è morto in combattimento all’inizio del 2014 in Siria. Gümüs non ha risposto alle accuse mosse dai magistrati, lasciando che a difenderlo fossero i suoi avvocati. Il processo adesso potrebbe subire un’improvvisa accelerata. La sentenza definitiva potrebbe già essere pronunciata a giugno.