Il primo ministro britannico Boris Johnson dopo tre settimane è tornato al numero 10 di Downing Street, la residenza dei premier britannici, ed è di nuovo alla guida del governo di Londra dopo essere guarito dal Covid-19.

Johnson nel discorso tenuto nel primo giorno di rientro al lavoro ha parlato del lockdown, di economia e del sistema sanitario e della capacità del Regno Unito di superare la crisi sanitaria, provando a rassicurare i cittadini britannici di essere tornato saldamente alla guida del Paese. Il premier ora si trova ad affrontare le critiche per la gestione dell’emergenza nel Regno Unito. Nel Paese sono stati raggiunti ormai i 20mila morti e Johnson è chiamato a trovare una soluzione valida per la Fase Due, cercando di accontentare gli industriali che sostengono i conservatori ma evitando il rischio di una seconda ondata di contagi.

 

 

Boris Johnson era stato ricoverato in terapia intensiva dopo che le sue condizioni erano peggiorate nella giornata di lunedì 6 aprile. Johnson era stato ricoverato presso St. Thomas’ Hospital la domenica sera precedente, dieci giorni dopo la diagnosi che aveva evidenziato l’infezione da Covid-19. Conservatore, 55 anni, è stato il primo leader mondiale di spicco ad aver contratto la malattia. Il Segretario agli Esteri Dominic Raab era stato nominato premier ad interim quando le condizioni del primo ministro sembravano peggiorate. Erano risultati positivi al coronavirus altri membri del governo, tra cui il consigliere Johnson Dominic Cummings e il ministro della Sanità Matt Hancock.

Il discorso della Regina

La sera di domenica 5 aprile la regina Elisabetta II del Regno Unito aveva parlato alla nazione. Nel discorso, che passerà alla storia come il discorso del «We will meet again», la sovrana ha lodato i cittadini britannici per gli sforzi compiuti per contrastare il coronavirus. In 68 anni di regno, Elisabetta II ha parlato solo per quattro volte al popolo britannico, a conferma del momento particolarmente difficile per il paese e per il mondo intero.

«Un momento di turbamento nella vita del nostro paese: un turbamento che ha causato dolore ad alcuni, difficoltà finanziarie a molti ed enormi cambiamenti alla vita quotidiana di tutti noi», così si espressa la regina in riferimento all’epidemia. «Spero che negli anni a venire tutti siano orgogliosi di come hanno risposto a questa sfida. E che quelli che verranno dopo di noi diranno che i britannici di questa generazione sono stati forti come ogni altra», aveva aggiunto. Alla fine del suo discorsoe e dopo l’augurio di vivere momenti migliori, la regina aveva citato una celebre canzone del 1939 di Vera Lynn, una canzone che era stata motivo di speranza per i soldati impegnati a combattere durante la Seconda guerra mondiale.

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Il cv di Boris Johnson

Boris Johnson è diventato primo ministro nel luglio del 2019. Figlio di un diplomatico e di un’artista, Alexander Boris de Pfeffel Johnson, questo il nome completo, è nato a New York ed è cresciuto a Bruxelles. In seguito ai problemi di salute della madre, all’età di 11 anni, venne mandato in collegio ad Eton. Ad Oxford studiò lettere classiche e divenne il presidente della Oxford Union debate society. Venne licenziato dal giornale Times di Londra per aver inventato una citazione riportata in un suo articolo. Ma successivamente venne assunto dal Telegraph come corrispondente da Bruxelles e in quegli anni fu l’editorialista preferito di Margaret Thatcher. Era anche il periodo in cui Johnson iniziò ad abbracciare l’euroscetticismo, che poi sarebbe diventato una caratteristica della sua carriera politica. Continuò a dedicarsi al giornalismo e nel 1999 divenne direttore di Spectator magazine. Nel 2001 fu eletto per la prima volta in parlamento. Fu per due mandati sindaco di Londra, nonostante la città sia tradizionalemente votata a sinistra. Johnson fu un sindaco molto popolare, a prescindere dalle sua dichiarazioni, non sempre felici. L’Olimpiade di Londra nell’estate del 2012 lo trasformò in una sorta di celebrità a livello mondiale. In quegli anni Boris Johnson si allontanò dalle posizioni più conservatrici del suo partito, ponendosi a favore dell’immigrazione. In uno dei suoi primi atti da sindaco, vietò l’alcol nella metro di Londra, suscitando le proteste dei giovani londinesi. Una delle riforme più conosciute è la creazione del servizio di bike sharing a Londra, un’idea che tuttavia aveva preso da un suo predecessore. Secondo alcuni, parte del successo della campagna per Brexit nel 2016 si deve alle sue indiscusse doti carismatiche. Era stato il favorito per succedere al primo ministro David Cameron, quando questi diede le dimissioni dopo il voto su Brexit. A quel punto fu Theresa May che prevalse quale figura chiamata a diventare leader del partito conservatore e primo ministro. Fu il primo ministro degli Esteri a visitare Mosca nell’arco di 5 anni. In seguito, Johnson avrebbe accusato il Cremlino di aver pianificato l’attacco con il gas nervino nella città britannica di Salisbury. Si dimise da ministro degli Esteri del governo May nel luglio del 2018, lamentandosi del piano della premier per Brexit che a suo dire avrebbe fatto del Regno Unito una colonia dell’Europa. Il Partito Conservatore scelse Johnson quale suo leader, aprendogli la strada per la guida del governo.

Il 12 dicembre 2019 Il Partito Conserbatore ha stravinto le elezioni per il rinnovo del Parlamento. Grazie a questo risultato elettorale, che ha consentito a Johnson di poter contare su una maggioranza assoluta, i Conservatori possono governare da soli, senza l’appoggio di altri partiti. Una delle conseguenze principali della grande vittoria di Johnson dello scorso dicembre è stata l’approvazione da parte del parlamento britannico del piano per Brexit raggiunto con Bruxelles ad ottobre 2019. Il premier aveva promesso di andare fino in fondo con Brexit e di portare il Regno Unito fuori dall’UE entro il 31 gennaio 2020 e ci è riuscito, portando a casa il divorzio con l’UE e mosrando polso lì dove i suoi predecessori avevano fallito.

Britain’s Prime Minister Boris Johnson meets with Military Service Chiefs at Downing Street in London, Thursday Sept. 19, 2019. (Henry Nicholls/Pool via AP)