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Jihadisti in Francia: come fermarli?

Jihadisti in Francia: come fermarli?

Secondo il ministro dell’Interno francese Gérard Collomb in Francia sono stati sventati 32 attentati nei quasi due anni di stato d’emergenza decretati dopo gli attacchi terroristici avvenuti a Parigi il 13 novembre del 2015. Nonostante in questo lasso di tempo l’allarme sia rimasto altissimo, dal primo novembre le leggi speciali che erano stato introdotte dall’ex presidente Francois Hollande hanno lasciato il posto a una nuova legge antiterrorismo, approvata in via definitiva dal Senato il 18 ottobre scorso.

Effetto indesiderato della fine dello stato di emergenza è la riapertura di alcune moschee salafite. Tra queste c’è la moschea Salle de Indes, situata in Rue Maurice Audin a Sartrouville, comune di 51.000 abitanti del dipartimento degli Yvelines nella regione dell’Île-de-France. La moschea era stata chiusa il 2 ottobre dal prefetto Serge Morvan, il quale aveva vietato «qualsiasi attività nel luogo di culto» poiché la struttura «rappresenta una grave minaccia per la sicurezza e l’ordine pubblico», comminando ai suoi responsabili il pagamento di una sanzione amministrativa di 7.500 euro.

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La moschea “incriminata” Salle de Indes, situata a Sartrouville nel dipartimento degli Yvelines nella regione dell’Île-de-France

 

La decisione del prefetto ha provocato reazioni violente e a Sartrouville, nei giorni seguiti alla chiusura della moschea, sono stati bruciati cassonetti dei rifiuti e date alle fiamme decine di auto parcheggiate nella zona. Disordini sono scoppiati anche in altre città del dipartimento degli Yvelines come Mantes-la-Jolie, Chanteloup-les-Vignes, Rosny-sur-Seine e Poissy. A Sartrouville gli agenti di polizia intervenuti per sedare i disordini sono stati accolti con bottiglie incendiarie lanciate verso le auto di pattuglia.

Sono stati 32 gli attentati sventati in Francia nei quasi due anni di stato d’emergenza decretati dopo gli attacchi terroristici avvenuti a Parigi il 13 novembre del 2015

Scorrendo il decreto del prefetto, la moschea viene descritta come «una vecchia casa dell’Islam radicale dove alcuni fedeli sono stati segnalati nel 2013 per essere partiti per la Siria mentre altri sono stati accusati e incarcerati per la cospirazione criminale e per la preparazione di atti terroristici». Ma non solo. Il prefetto ha inoltre constatato nel luogo di preghiera «la diffusione di prediche radicali» i cui contenuti sono in aperta «opposizione ai principi repubblicani», e la distribuzione di «testi che incitano all’odio e alla discriminazione contro i cristiani e gli ebrei, giustificando la violenza e l’uso del jihad». Il carattere a dir poco “particolare” della moschea Sartrouville non ne ha impedito la riapertura dal 31 ottobre scorso insieme a tutte le altre moschee che erano rimaste chiuse in Francia negli ultimi mesi.

I punti della nuova legge

Ci vorrà ovviamente del tempo per capire cosa comporterà questa riapertura e, più in generale, quali saranno gli effetti della nuova legge antiterrorismo. La legge è divisa in sette parti principali:

  1. perimetri di protezione
  2. chiusura dei luoghi di culto
  3. arresti domiciliari
  4. perquisizioni e sequestri
  5. dipendenti pubblici radicalizzati
  6. monitoraggio dei dati informatici e raccolta dei dati
  7. controlli alle frontiere

Favorevoli e contrari

Come era prevedibile, il pacchetto è stato criticato dal Front National con una dichiarazione della sua leader Marine Le Pen: «Questa legge è una truffa, è un sotto-stato di emergenza, non voteremo questo testo deleterio. Sarà ancora meno efficace dello stato di emergenza perché è meno applicabile. Questo testo non disciplina la specifica dimensione islamica del terrorismo né l’ideologia islamista che ci ha dichiarato guerra». Critiche sono arrivate anche dal fronte opposto all’estrema destra francese, vale a dire da ong come Amnesty International che ha dichiarato in una nota stampa: «Anziché ristabilire le libertà e le libertà civili, la legislazione rischia di fare l’esatto contrario integrando una serie di misure repressive nel diritto comune».

Eppure, secondo un sondaggio pubblicato da Le Figaro, il 57% dei cittadini francesi intervistati è favorevole alla legge. Recentemente l’opinione pubblica è stata colpita dalla notizia, pubblicata il 26 ottobre sempre da Le Figaro, secondo cui almeno un quinto dei circa 15.000 elementi considerati vicini ad ambienti dell’estremismo islamista in Francia abbia ricevuto aiuti sociali dallo Stato. Del totale, secondo l’ultimo rapporto dell’UCLAT (Unité de coordination de la lutte antiterroriste), il 95% si è convertito alla causa jihadista attraverso il web, così come accaduto soprattutto in Belgio, Germania e Svezia.

Secondo l’ultimo rapporto dell’Unité de coordination de la lutte antiterroriste, il 95% dei 15mila estremisti presenti in Francia si è convertito alla causa jihadista attraverso il web

Intanto, polizia e servizi di intelligence transalpini sono impegnati nel monitoraggio di circa quattromila persone sospettate di essere pronte a passare dal proselitismo ad azioni violente. Oltre che con loro, l’Esagono deve fare i conti anche con molti foreign fighters rientrati in patria da Siria e Iraq, in molti casi accompagnati da mogli e figli piccoli avuti durante gli anni di permanenza nei territori del Califfato.

Nel commentare la nuova legge antiterrorismo, il presidente Emmanuel Macron ne ha lodato l’impianto che «offre un giusto equilibrio fra la sicurezza e il rispetto delle libertà individuali». Sono molti però a chiedersi se queste misure basteranno per evitare nuove stragi come quella del Bataclan.

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