Il governo giapponese sta considerando l’ipotesi di inviare le proprie Forze di autodifesa in prossimità dello Stretto di Hormuz. Il contingente nipponico resterebbe fuori dal Golfo Persico, e precisamente nel nel Golfo dell’Oman. L’iniziativa di Tokyo dovrebbe consentire la protezione e la sicurezza delle petroliere e delle altre imbarcazioni che attraversano lo stretto, un’iniziativa che tuttavia il Giappone condurebbe per conto proprio e non come parte della coalizione voluta dagli Stati Uniti per pattugliare lo Stretto di Hormuz. Il segretario di Stato Usa Mike Pompeo e il segretario alla Difesa Mark Esper hanno fatto pressioni sul Giappone perché prendesse parte alla coalizione, il cui scopo sarebbe appunto garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz e nel Bab el-Mandeb. Il presidente americano Donald Trump ha fatto appello agli altri Paesi per assicurare la protezione dello stretto dopo una serie di attacchi alle petroliere avvenuti negli ultimi mesi, comperso quello diretto contro una petroliera giapponese. Gli Usa hanno accusato l’Iran di quegli attacchi. Ma una risposta positiva di Tokyo in questo senso non appare così scontata.
Per assicurare i rifornimenti di petrolio e per mettere al riparo i rapporti con l’Iran, Abe a giugno era volato a Teheran per incontrare Ayatollah Ali Khamenei e il presidente Rouhani. Lo scopo di Abe era mediare tra l’Iran e gli Stati Uniti e stemperare le tensioni nello stretto. Tuttavia, il tentativo del premier nipponico era apparso da subito senza speranze. La missione di Abe si era rivelata un fallimento.
Nonostante Tokyo sia un’alleata molto importante di Washington nell’Indo-Pacifico, il premier Abe Shinzō avrebbe pensato di non far parte della coalizione per evitare di deteriorare i rapporti con l’Iran, fornitore di petrolio fondamentale per i bisogni dell’arcipelago, notoriamente privo di risorse energetiche. Prendere parte alla coalizione per il premier sarebbe una mossa che complicherebbe i rapporti con Teheran. Giappone e Iran hanno conservato buoni rapporti sin dai temi della Rivoluzione iraniana. Durante la guerra tra Iran e Iraq il Giappone si è impegnato nella shuttle diplomacy. La scelta di Abe di appoggiare la coalizione Usa, come suggerisce quest’analisi, sarebbe controproducente all’immagine che il Giappone vuole dare di sé, ovvero di un attore che agisce sulla scena mondiale e che contribuisce attivamente alla pace, favorendo la libertà dei mari.
Clarice Contini
Giornalista, laurea magistrale in Relazioni Internazionali, fiorentina, classe 1986.
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