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L’Italia e il Sud-Est asiatico

L’Italia e il Sud-Est asiatico

di Priscilla Inzerilli

Con 630 milioni di abitanti, un PIL complessivo in continua crescita (è previsto un +5,3% nel corso dell’anno corrente), un fabbisogno infrastrutturale di oltre 500 miliardi di euro e una crescita della spesa per beni di consumo del +105% prevista entro il 2030, l’ASEAN (Association of South-East Asian Nations) si configura come la macro area economica più interessante per le imprese italiane alla ricerca di nuove opportunità.

Questo è quanto emerso dall’incontro tra gli ambasciatori italiani accreditati presso i Paesi membri dell’Associazione, avvenuto lo scorso 18 e 19 gennaio presso la sede dell’ASEAN nella capitale indonesiana di Jakarta. «Avete il forte appoggio del governo che punta sulla nostra cooperazione in quella parte del mondo e che crede che l’Europa possa e debba fare di più», queste le parole, riportate in un comunicato della Farnesina, rivolte dal ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Angelino Alfano agli ambasciatori riuniti. Secondo il ministro Alfano, occorre «una forte postura europea verso quei Paesi». Da questa prima riunione degli ambasciatori, ha proseguito il ministro, «deve prendere il via una riflessione strategica per dare nuovo slancio al Sistema Italia perché si presenti compatto in questa area, agevolando l’affermazione delle nostre aziende».

I rapporti tra ASEAN e Italia

L’Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico è un’organizzazione fondata nel 1967 con il proposito di promuovere l’integrazione politica, economica e culturale fra i diversi attori della regione sud-est asiatica. Attualmente conta dieci Paesi membri: Birmania, Brunei, Cambogia, Filippine, Indonesia, Laos, Malesia, Singapore, Thailandia e Vietnam. L’Unione Europea rappresenta il terzo partner commerciale dell’ASEAN, subito dopo Cina e Giappone. L’interscambio tra le due aree economiche ha registrato un totale di più di 235 miliardi di euro nel 2013.

Con 630 milioni di abitanti, un PIL complessivo in continua crescita, un fabbisogno infrastrutturale di oltre 500 miliardi di euro e una crescita della spesa per beni di consumo del +105% prevista entro il 2030, l’ASEAN si configura come la macro area economica più interessante per le imprese italiane

Per quanto riguarda la presenza delle imprese italiane nell’area ASEAN, secondo i dati della Farnesina, si parla di 420 unità, sulle circa trentamila aziende italiane all’estero, per lo più localizzate a Singapore, Indonesia e Malesia. A registrare la “performance” migliore è la Regione Lombardia, il cui interscambio commerciale nell’area ha raggiunto i 5,2 miliardi di euro nel 2015.

A dimostrazione del fatto che il sodalizio economico con i Paesi dell’ASEAN rappresenta «un indirizzo politico effettivo» del governo italiano, «connotato di importanza reale e non liturgica», come affermato dal ministro Alfano, è stata costituita nel 2015 l’Associazione Italia-ASEAN, presieduta dall’ex presidente del Consiglio Enrico Letta, con il proposito di «colmare un gap informativo relativo alle potenzialità dell’ASEAN per le imprese italiane». Come sottolineato dal vice segretario generale dell’ASEAN, Lim Hong Hin, per le imprese italiane l’ASEAN rappresenta una porta d’accesso per raggiungere le più importanti economie asiatiche.

Le opportunità in Vietnman e Indonesia

Oltre alla dinamica città-Stato di Singapore, a costituire un polo di opportunità economica e finanziaria di crescente interesse per il made in Italy sono paesi come il Vietnam e l’Indonesia. Le relazioni Italia-Vietnam, formalizzate già nel 1973, hanno raggiunto un picco notevole a partire dal 2013, anno in cui l’export italiano ha realizzato un incremento del 35% e in cui due Paesi hanno proceduto alla ratifica di un partenariato strategico bilaterale e a un accordo di libero scambio.

Secondo Fulvio Albano, presidente della Camera di Commercio Italia-Vietnam, in virtù della sua posizione geopolitica privilegiata e dell’estesa rete di accordi commericiali regionali, il Vietnam può ragionevolmente assumere il ruolo di “Paese-ponte” per quelle imprese italiane interessate ad accedere all’immenso mercato asiatico. Secondo Albano, elementi come la buona stabilità della struttura socio-politica del paese, i tassi di crescita elevati ma sostenibili, i costi di produzione contenuti e le politiche fiscali business friendly, fanno del Vietnam un interlocutore particolarmente interessante per le imprese italiane, specialmente nei settori della meccanica strumentale, delle infrastrutture, del tessile e del settore manufatturiero in generale.

Secondo i dati della Farnesina nell’area ASEAN sono presenti 420 imprese italiane per lo più localizzate a Singapore, Indonesia e Malesia. A registrare la “performance” migliore è la Regione Lombardia

Altrettanto significative e di indice estremamente positivo sono le relazione tra l’Italia e l’Indonesia, unico Paese del Sud-Est asiatico a essere entrato a far parte del G-20; considerato inoltre un interlocutore fondamentale nelle tematiche inerenti la lotta al terrorismo e all’estremismo religioso: con più di 250 milioni di abitanti, l’Indonesia è infatti il Paese con il più alto numero di fedeli musulmani del mondo, per la maggior parte di carattere moderato.

Il valore dell’interscambio commerciale tra Italia e Indonesia, anch’esso agevolato da tassi di crescita sostenuti e da una relativa stabilità del sistema politico e finanziario di quest’ultima, ha conosciuto un incremento continuo a partire dal 2013. I prodotti indonesiani maggiormente importati nel nostro Paese sono costituiti da materie prime naturali come l’olio di palma e risorse minerali come il carbone; mentre l’export italiano si concentra prevalentemente sul settore della meccanica strumentale e dell’industria chimica; con un occhio anche all’agroalimentare, all’edilizio, al packaging, al tessile, al marittimo e al cantieristico come settori di opportunità crescente.