Nella prima parte di un’analisi sui rapporti tra Russia e Italia (che proseguirà con una seconda parte dedicata al presente e al futuro) ci occupiamo della storia del legame tra Roma e Mosca fino ai giorni nostri. Le relazioni italo-russe sono storicamente cordiali, ma non sono mai state considerate eccessivamente centrali dai due Paesi. La crisi ucraina ha congelato i legami, raffreddando le ambizioni (e le illusioni) di Roma.

 

La Russia e l’Italia dagli Zar alla Seconda Guerra Mondiale

Italia e Russia hanno sempre avuto rapporti piuttosto amichevoli. Venezia e Genova stabilirono stretti legami con le città commerciali russe fin dal X e XII secolo. La storia dei rapporti diplomatici tra i due Paesi ha almeno cinque secoli: è del XV secolo la prima ambasciata russa documentata in Italia, inviata dal Gran Duca di Russia Basilio III. Tra il XV e il XVIII secolo, architetti e artisti italiani svolsero un ruolo cruciale nella costruzione delle mura del Cremlino di Mosca e nel soddisfare le ambizioni degli zar. L’ascesa al trono di Pietro I intensificò i rapporti culturali tra la penisola italiana e la Russia. A metà del XIX secolo, le vicende del Risorgimento italiano incrociarono la Russia in modo decisivo. La guerra di Crimea (1853-1856) vide infatti il Regno di Sardegna aderire allo schieramento anti-russo.

Lo scopo di Cavour, pienamente raggiunto, era quello di porre la questione nazionale italiana sul tavolo del Congresso di Parigi del 1856. L’Impero russo riconobbe il neonato Regno d’Italia nel 1862, dando il via a un miglioramento generale delle relazioni. I rapporti italo-russi si rafforzarono per tutto il resto del XIX secolo e la prima guerra mondiale vide i due Paesi alleati nell’Intesa contro gli Imperi centrali.

La rivoluzione bolscevica del 1917 interruppe le relazioni diplomatiche, ma già nel 1924 l’Italia di Benito Mussolini riconobbe l’Unione Sovietica. Non solo: l’Italia fascista fu anche il principale acquirente estero di petrolio sovietico tra il 1925 e il 1935, dimostrando come le differenze ideologiche non impedissero lo sviluppo di fruttuosi rapporti economici tra i due Paesi. Ma il secondo conflitto mondiale spinse l’Italia a combattere, con esiti disastrosi, a fianco della Germania di Hitler contro l’URSS, marcando il punto più basso delle relazioni tra Mosca e Roma.

 

La Guerra Fredda

Prima ancora della fine della seconda guerra mondiale, le sorti politiche di Italia e URSS si incrociarono (di nuovo) in modo decisivo per le sorti della penisola. Nel marzo del 1944 l’Unione Sovietica, infatti, fu il primo Paese a riconoscere il “Regno del Sud”, che, dopo l’8 settembre, era alla disperata ricerca di legittimazione internazionale. L’apertura a Mosca era, da un punto di vista italiano, un modo per rompere l’isolamento e per attirare l’attenzione di Londra e Washington. Stalin, invece, puntava probabilmente a cercare di dividere le potenze occidentali e rientrare nella partita mediterranea.

L’episodio è a suo modo sintomatico, perché suggerisce che, nonostante il reciproco interesse, l’Italia e la Russia (o Unione Sovietica) abbiano spesso visto la loro relazione come importante, ma non cruciale. Alla fine degli anni ’40, la guerra fredda costrinse l’Italia a scegliere uno dei due campi. Roma aderì, non senza alcune esitazioni, alle istituzioni euroatlantiche: l’opinione pubblica e le classi dirigenti del Paese infatti si resero conto che solo l’Occidente poteva garantire alla penisola la prosperità di cui aveva bisogno per scrollarsi di dosso arretratezza economica e instabilità politica.

Tuttavia, l’Italia, a causa delle peculiari vicende politiche interne, finì per ospitare il più forte partito comunista d’Occidente, cosa che contribuì non poco a elevare l’importanza del rapporto con l’URSS. Roma era fedele ai vincoli atlantici, ma, come e più di altri Paesi europei, cercò sempre di mantenere aperto un canale con Mosca. La classe politica italiana al contempo era però perfettamente cosciente della necessità ineludibile di un saldo legame con gli USA e con gli altri Paesi dell’Europa occidentale. Da parte sua, l’Unione Sovietica ritenne sempre prioritari, a livello europeo, i rapporti con Francia e Germania occidentale piuttosto che quelli con l’Italia.

 

Dopo la Guerra Fredda: da Pratica di Mare alle sanzioni

La fine della guerra fredda schiuse a Italia e Russia grandi opportunità. Il momento del confronto tra Mosca e l’Occidente appariva definitivamente terminato. Roma cercò subito di integrare la Russia nel sistema euroatlantico, credendo che quella fosse anche l’intenzione degli altri partner occidentali e di Mosca stessa. In particolare, Silvio Berlusconi fu molto attivo nel promuovere la causa della Russia nel mondo occidentale (Mosca entrò a far parte del G8 dal summit di Napoli del 1994). L’ascesa di Vladimir Putin alla Presidenza russa non sembrò alterare questa dinamica, anzi. Il summit di Pratica di Mare del 2002 può essere considerato l’apice dei rapporti italo-russi, che all’epoca non parevano in contraddizione con il quadro internazionale e con i sentimenti all’interno dell’Occidente, in quel momento alle prese con il terrorismo di matrice islamista.

I legami tra Roma e Mosca sembravano avere basi solide: interscambio in crescita, forniture di gas russo all’Italia, politiche estere apparentemente compatibili (o almeno non in eclatante contrasto). Tuttavia, il progressivo deteriorarsi dei rapporti tra la Russia e gli USA, ma anche con alcuni Paesi europei, fu un segnale che Roma, per esigenze di realpolitik e per una certa miopia, finì per ignorare, rifiutando di riconoscere il rischio di una divaricazione tra il mantenimento di ottimi rapporti con Mosca e la propria imprescindibile fedeltà alle tradizionali alleanze. La crisi ucraina, scoppiata tra febbraio e marzo 2014, colse l’Italia alla sprovvista e la costrinse a scegliere, una volta di più, tra il legame con l’Occidente e quello con la Russia. Roma optò, pur riluttante, per la fedeltà al consensus euroatlantico e si accodò alla politica delle sanzioni (vedi il chicco in più) promossa da USA e Germania (quest’ultima ha in seguito parzialmente ammorbidito le proprie posizioni).

Le sanzioni contro Mosca (e le relative contro-sanzioni russe, che hanno preso di mira settori importanti per l’export italiano, tra cui l’agroalimentare), la svalutazione del rublo e il rallentamento economico del gigante euroasiatico hanno determinato un drastico calo dell’intercambio commerciale italo-russo, che è passato dai 30 miliardi di euro del 2013 ai 21 miliardi del 2015 e ai 17,5 miliardi del 2016 (per poi riprendersi a partire dal 2017).

 

L’ascesa di Trump e le illusioni italiane

L’ascesa di Donald Trump alla Presidenza degli Stati Uniti aveva suscitato in Italia (nell’opinione pubblica come nelle classi dirigenti, di qualsiasi tendenza politica) malcelate speranze di un reset occidentale con la Russia. Anche qui si è scelto di chiudere gli occhi di fronte a un’agenda, quella del neo-Presidente USA, che, sulla scorta di slogan come “America First” e “Make America Great Again”, poteva facilmente entrare in conflitto con i piani del Cremlino.

Inoltre lo scandalo del “Russiagate” ha costretto Trump ad adottare un atteggiamento molto meno amichevole verso Mosca di quanto promesso in campagna elettorale, così da evitare ulteriori accuse di collusione con il governo russo. E infatti, a quasi un anno e mezzo di distanza dall’arrivo di Trump alla Casa Bianca e nonostante la palese affinità personale e caratteriale tra il tycoon newyorkese e l’ex agente del KGB, l’inerzia e le realtà della politica internazionale hanno condotto ancora più in basso i rapporti russo-statunitensi, precipitandoli a un livello, a detta degli stessi russi, raggiunto solo nei momenti più bui della guerra fredda. È chiaro che, di fronte a questo scenario, le speranze (qualcuno potrebbe dire le illusioni) italiane di conciliare tradizionale appartenenza all’Occidente e ottimi rapporti con Mosca si sono rivelate per quello che sono: una chimera.

 

Un chicco in più

In seguito all’annessione della Crimea e alle azioni russe nell’Est dell’Ucraina, l’Unione Europea ha adottato, a partire dal 2014, sanzioni sempre più dure nei confronti della classe dirigente e dei settori strategici della Russia. Le sanzioni, per rimanere in vigore, devono essere confermate all’unanimità dai 28 Paesi dell’Unione.

Di Davide Lorenzetti – Il Caffè Geopolitico