Il summit sulla Libia nel capoluogo siciliano è oramai alle porte: il 12 novembre dovrebbe tenersi la prima delle due giornate di lavoro che, a Palermo, faranno sedere attorno uno stesso tavolo importanti attori internazionali ed alcuni tra i più importanti protagonisti dello scacchiere libico. Le ultime novità, annunciate dal ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, parlano della probabile presenza anche di Khalifa Haftar. Sullo sfondo ovviamente, la sfida con Parigi per la difesa degli interessi nazionali nella nostra ex colonia e l’importanza dell’appoggio dato in tal senso da Usa e Russia. Di questo e di altro, ne abbiamo discusso con la docente ed autrice del libro “Incognita Libia” Michela Mercuri.

Il Vertice di Palermo sulla Libia si avvicina: secondo lei, ci sono le giuste prospettive per una buona riuscita? Oppure l’indecisione su data e programma degli ultimi giorni potrebbe portare l’Italia ad affrontare situazioni critiche?

Sicuramente il silenzio che c’è in questo momento sui dettagli del vertice di Palermo non è un buon segnale. Io onestamente mi auguro che questa assenza di informazioni sia però indice di novità positive e segno di un’azione più discreta dell’Italia nel tessere la sua ragnatela diplomatica. Sicuramente la visita di Conte a Mosca è importante per ottenere dal Putin e dal Cremlino un endorsement sulla partecipazione di un esponente di spicco del governo russo al vertice siciliano, questo potrebbe essere rilevante per avere anche gli Usa e Donald Trump. Noi del resto lavoriamo per avere Trump a Palermo, ma anche la presenza del segretario Mike Pompeo sarebbe già un risultato importante per l’Italia. In sintesi, credo che il successo del vertice dipenderà da chi sarà presente e non soltanto tra i capi di Stato esteri, ma anche tra gli attori libici: non solo Haftar ed Al Sarraj, bensì anche capi tribù e capi milizie che detengono un capillare controllo del paese, ecco in che modo allora si potrà dire che il summit di Palermo sarà un successo.

In che modo il summit nel capoluogo siciliano potrebbe incidere sul futuro della Libia?

Potrebbe incidere solo se saranno presenti tutti gli attori libici e, ribadisco, non mi riferisco solo ad Haftar ed Al Serraj. Se la platea in Sicilia sarà vasta, allora si potrebbe stendere una bozza seria per un programma di disarmo, per la creazione di un esercito regolare che è fondamentale per la messa in sicurezza del paese, per serie riforme economiche quanto mai importanti per debellare l’impatto della criminalità organizzata sul sistema economico libico e, soprattutto, per dare vita ad un programma politico che porti alle tante agognate elezioni.

Aggiungo inoltre un altro elemento: bisogna considerare il ruolo di Saif Al Islam Gheddafi, figlio del rais. Lui ovviamente non sarà a Palermo, non si vede da anni e sembra rimanere in silenzio, ma in realtà è proprio in questa assenza che sta costruendo la sua rete di contatti. In Libia molti vedono a lui come una speranza, anche tanti libici presenti all’estero sarebbero pronti a sostenerlo. Saif Gheddafi potrebbe essere un futuro attore importante nel contesto libico, di questo occorre anche tenerne conto.

L’appoggio dato all’Italia da Usa e Russia sul dossier libico è realmente volto a spingere Roma ad avere un ruolo di primaria importanza sulla sua ex colonia?

Io credo che Russia e Stati Uniti stiano supportando l’Italia nella conferenza di Palermo per motivi diversi. Gli Usa non hanno a cuore il dossier Libia, ma hanno a cuore il dossier terrorismo ed in questo momento il paese africano rappresenta un hub importante per molti gruppi jihadisti, tra cui l’Isis ed Al Qaeda nel Maghreb Islamico. La Russia invece vuole continuare a perorare i suoi interessi economici e geostrategici in Libia. Entrambi questi attori vedono in questo momento nell’Italia il partner ideale per poter portare avanti le loro strategie e l’Italia, dal canto suo, potrebbe utilizzare questa convergenza momentanea tra questi due attori per avere un ruolo primario in Libia e mostrarsi anche partner per il futuro del paese.

La Francia con quale spirito sarà presente a Palermo?

Molto dipenderà da ciò che l’Italia riuscirà a portare sul tavolo delle trattative. Se davvero il nostro paese riunirà tutti gli attori internazionali più importanti e tutti i vari attori locali libici, anche quelli che non hanno preso parte ai vertici tenuti a Parigi, allora indubbiamente Macron si ritroverà nella situazione difficile di dover per forza prendere parte a questo incontro. Viceversa, il capo dell’Eliseo potrebbe sfruttare eventuali errori dell’Italia per provare a ritagliarsi un ruolo nevralgico nella stabilizzazione della Libia, cosa che la Francia cerca di fare da tanto tempo e che, devo dire, appare un progetto fino a questo momento non riuscito.

Macron ha ancora qualche carta da poter giocare nell’ottica di una contrapposizione all’Italia sulla Libia?

A questa domanda si può rispondere dopo aver visto come andrà la conferenza. Se Haftar, storico alleato della Francia, sarà presente a Palermo ed accetterà di firmare la bozza di accordo che uscirà fuori, allora Parigi rischia indubbiamente di perdere contatto con un attore libico a sé vicino. Viceversa, la Francia potrebbe vedere nuovamente aperta la partita e potrebbe giocarsi ancora la carta Haftar, che è un attore molto potente ed importantissimo nello scenario del paese perché sta sfruttando il caos che regna nella capitale per conquistare consensi ad ovest e nel sud. Quindi, laddove questa conferenza dovesse risolversi in un fallimento e non raggiungere i risultati sperati, si riaprirebbero molte chance per la Francia, la quale potrebbe rinvigorire la sua alleanza con Haftar e magari anche con Mosca.

 

Mauro Indelicato

pubblicato su Gli occhi della guerra