Macedonia, caos sul referendum per il nome

Macedonia, caos sul referendum per il nome

Il nome doveva essere “Repubblica della Macedonia Settentrionale”, il governo aveva invitato i cittadini a votare facendo molta propaganda, mentre le opposizioni avevano invitato a disertare le urne, e ha funzionato. Nonostante ciò il processo potrebbe non fermarsi: se la maggioranza trovasse altri sette voti in parlamento potrebbe riuscire a ratificare l’accordo.

Gli elettori erano stati invitati a rispondere a l seguente quesito: “Sei favorevole all’adesione alla NATO e all’Unione europea accettando l’accordo tra la Repubblica di Macedonia e la Repubblica di Grecia?”

I sondaggi di opinione mettevano la risposta SI in vantaggio con il 70% dei voti . Ma la legge macedone richiede un’affluenza di almeno il 50% più un voto per il referendum valido e una campagna per far scendere l’afflusso tra gli 1,8 milioni di elettori registrati intrapresa dai politici dell’opposizione e “persino lda oscure fonti online” ha dato i suoi frutti.

Grande quanto il Piemonte, con una popolazione pari alla metà di quella di Roma se i circa due milioni di cittadini della Macedonia fossero andati in maggioranza a votare avrebbero consentito al paese sia di abbandonare definitivamente il limbo politico dove la Macedonia è finita dall’indipendenza sia di proporre la sua candidatura per divenire un paese membro della NATO e dell’’Unione Europea.

Una storia lunga vent’anni quella tra Grecia e Macedonia, due nazioni confinanti che non hanno mai intrattenuto buoni rapporti proprio per il nome dello stato balcanico. Quando la Macedonia faceva parte della Yugoslavia il suo nome era Repubblica di Macedonia, lo stesso nome della regione della Grecia settentrionale.

I greci hanno quindi sempre incolpato i “macedoni del nord” di essersi appropriati di nome che nella realtà si frferiva al mondo greco. Per questo, quando la nazione è entrata nelle Nazioni Unite nel 1993 fu costretta ad scegliere il nome attuale FYROM ovvero Former Yugoslav Republic of Macedonia. Un nome che ora più che mai sembra anacronistico. Così, tra mille proteste, il governo di Alexis Tsipras ha concordato con il governo macedone di cambiare il nome dello Stato, permettendo così di entrare nell’UE e nella NATO senza opporre veto.

Tutto questo si era palesato positivamente nonostante che i Presidente degli Stati Uniti Trump avesse avanzato nel recente Summit di Brussels le sue riserve sull’Alleanza definendola “ in crisi. Questa sera il capo della Commissione elettorale statale, Oliver Derkoski, ha dichiarato che il tasso di affluenza si è attestato al 34% mezz’ora prima della chiusura dei sondaggi, sulla base dei dati dell’85% dei seggi elettoraliLa grande astensione nell’andare alle urne e non sostenere a grande maggioranza l’adesione alla NATO da parte della Macedonia potrebbe essere interpretata come una vittoria di Mosca che aveva fortemente contrastato tale eventualita’, come, si ricorda , avvenne nella fallita opposizione all’adesione di Montenegro all’Alleanza avvenuta lo scorso anno.

 

L’ambasciatore di Mosca a Skopje aveva criticato le ambizioni della ”Nord Macedonia” di aderire alla NATO, affermando pubblicamente che , a quel punto, lo stato balcanico potrebbe diventare un “obiettivo legittimo” qualora le relazioni tra NATO e Russia peggiorassero ulteriormente. Il Segretario della Difesa USA Mattis e il Ministro della Difesa italiano Trenta erano stati gli ultimi di una serie di leader occidentali a visitare Skopje. Le loro visite sono seguite a quella della Cancelliera tedesca Merkel.Importante rilievo va dato, inoltre, alle visite del Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg ( seconda visita in un anno – evento straordinario di assoluta valenza geostrategica e politica) e del cancelliere austriaco Sebastian Kurz. Entrambi gli uomini di stato avevano esortato i macedoni a votare a favore del nuovo nome. In particolare, Stoltenberg ha promesso la porta aperta della NATO in caso di esito positivo e Kurz aveva affermato che avrebbe “spianato la strada” affinché il paese si unisca rapidamente al gruppo dell’ Unione Europea.

 

Tutto inutile, i Macedoni non sono andati alle urne facendo esultare i nazionalisti – incluso il presidente del paese – che avevano sollecitato un boicottaggio del referendum.Dopo la chiusura delle urne, il primo ministro Zoran Zaev ha dichiarato: “Mi aspetto che l’enorme maggioranza dei cittadini che hanno votato abbia scelto la via europea per la Macedonia”. Zaev ha esortato l’opposizione nazionalista a sostenere il cambiamento e ha subito minacciato di indire elezioni anticipate se non lo avessero fatto. “Se, come tutti noi ci aspettiamo, avremo veramente una grande maggioranza del SI tra coloro che hanno votato, il futuro è chiaro. “Il voto dei parlamentari in parlamento deve essere risolutamente a favore di un’accelerazione responsabile dei processi verso la NATO e l’Unione europeaAnche la Turchia, membro della NATO e ormai definitivamente fuori da ogni ragionevole possibilita’ di accordo con la UE, sembrava essere un sostenitore del positivo esito referendario. Infatti, nei primi anni ’90, la Turchia fu uno dei primi paesi a riconoscere la Macedonia sotto il suo attuale nome costituzionale in aperta polemica e contrasto con la Grecia.

 

Da allora la Turchia è diventata uno dei più importanti partner politici ed economici regionali della Macedonia e un sostenitore dell’ingresso di Skopje nella NATO. I legami eccezionalmente stretti sono stati ulteriormente rafforzati nel 2008 con un trattato per un partenariato strategico ed esponenti di peso del governo di Ankara si sono recentemente affrettati ad affermare l’amicizia tra i due paesi appena si e’ palesato , con i sondaggi, il possibile esito del referendum. Quanto precede anche a fronte del fatto che oltre 70.000 turchi vivono in Macedonia dall’inizio di questo millennio. Tuttavia, il sostegno della Turchia all’adesione della Macedonia all’UE è meno credibile delle affermazioni ufficiali in quanto l’adesione all’UE potrebbe essere interpretata come lo spostamento di Skopje lontano o addirittura al di fuori dell’orbita di Ankara. Se l’esito dell’astensione al referendum non bastasse a fermare il processo di integrazione è probabile che la Turchia raddoppierà gli sforzi per acquistare ulteriore influenza in Kosovo e Bosnia-Erzegovina, entrambi stati balcanici con significativa presenza di popolazioni di confessione mussulmana.

 

In sintesi , al momento , con la quasi certa grande maggioranza, tra i votanti , dei favorevoli al cambio del nome e all’integrazione Euro – Atlantica, il primo ministro Zoran Zaev intenderebbe cercare in parlamento il sostegno per confermare l’accordo con la Grecia. Il primo ministro ha definito il referendum sul cambiamento del nome del paese come “un successo per la democrazia e per una Macedonia europea”, e prevede di rivolgersi nuovamente ai cittadini una volta che i risultati e le cifre dell’affluenza finale saranno stati pubblicati. La scarsa partecipazione potrebbe rendere più difficile per Zaev raccogliere abbastanza sostegno in parlamento per gli emendamenti costituzionali e se non riuscira’ a raggiungere la cambio costituzionale, Zaev probabilmente cerchera’ immediatamente di andare a elezioni anticipate. Chi si opponeva all’accordo aveva esortato gli elettori a boicottare il referendum e tra loro il presidente Gjorge Ivanov, che aveva definito l’accordo con la Grecia una “flagrante violazione della sovranità”.

Ore e giorni “infuocati” aspettano Skopje e sara’ quantomeno impegnativo mantenere la dialettica e il confronto sui binari di pacifica contrapposizione democratica.