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“American Jihad” 2. La rete uzbeka

“American Jihad” 2. La rete uzbeka

Se la rete jihadista centro-asiatica non aveva finora raggiunto la lontana America, è pur vero che gli USA sono sempre stati al centro delle rivendicazioni di quanti, specie in Asia Centrale, hanno visto nell’intervento in Afghanistan del 2001 la giustificazione per dirigere il Jihad direttamente contro il paese a stelle e strisce.

In Uzbekistan, paese a maggioranza musulmana uscito malconcio e impoverito dal crollo dell’Unione Sovietica, i gruppi islamisti lavorano per rovesciare il governo e imporre la Sharia sin dai primi anni Novanta: tra i più attivi, oggi figurano il Movimento islamico dell’Uzbekistan (IMU), l’Unione della Jihad islamica e il Movimento islamico del Turkestan orientale. Tutti loro hanno fatto parte della grande famiglia di Al Qaeda sin dalla fine degli anni Novanta, quando il Jihad ha iniziato a diffondersi grazie all’appoggio e ai finanziamenti ricevuti dal saudita Osama Bin Laden.

Presenti soprattutto nella valle del Fergana a cavallo tra Uzbekistan, Kirghizistan e Tagikistan, con gli anni Duemila questi gruppi hanno espanso la propria rete e compiuto il salto di qualità che li ha condotti dalla regione caucasica fino al Medio Oriente. Dove, infatti, molti di loro li abbiamo osservati combattere, ora nelle fila della qaedista Al Nusra ora per lo Stato Islamico di Al Baghdadi. Quest’ultimo ha quindi inglobato i più esperti tra loro in tecniche di guerra, grazie alla maggior disponibilità di denaro e alla forza del brand jihadista, che ne ha favorito la scissione interna per ciascuno di questi gruppi.

Parte di questi miliziani sono stati impiegati anche per il terrorismo internazionale, soprattutto in Europa: un’indagine del 2008 ha rivelato l’esistenza di un network ben radicato in Olanda, Francia, Germania e Turchia, con connessioni in Afghanistan e Pakistan. Due uzbeki erano parte del commando che ha fatto strage di civili all’aeroporto di Istanbul-Ataturk nel giugno del 2016. E sempre un uzbeko, Abdulkadir Masharipov, ha colpito Istanbul nella notte del capodanno 2016. Così pure era uzbeko l’autore della strage di Stoccolma del 7 aprile 2017, Rakhmat Akilov, il quale peraltro ha usato la medesima tecnica del camion contro la folla come a New York. Così, anche la Grande Mela ha infine sperimentato il barbaro progetto di morte del radicalismo islamico coltivato in Asia Centrale, che oggi punta ai civili e non più alle forze militari USA.

 

Islamic Movement of Uzbekistan

 

Il leader dell’IMU Ghazi giura fedeltà allo Stato Islamico

L’Islamic Movement of Uzbekistan (IMU), il più intraprendete tra i gruppi di fuoco locali, ha diretto numerosi attacchi contro le forze americane e l’Alleanza del Nord sostenuta dall’America, in seguito all’invasione dell’Afghanistan.

Specializzato in assalti suicidi e uso di autobombe, tra i suoi più recenti attacchi terroristici si ricordano: l’attacco kamikaze del dicembre 2011 al funerale di un ufficiale del governo afghano (19 morti); l’attacco alla prigione federale pakistana di Bannu del 2012, che ha portato alla liberazione di oltre 400 prigionieri, compiuta insieme ai militanti di Tehrik-i-Taliban Pakistan (TTP); l’attacco all’aeroporto internazionale pakistano di Jinnah a Karachi del 2014, che ha ucciso 36 persone.

IMU è stato fondato nell’agosto del 1998 da Tahir Yuldashev e Juma Namangani, entrambi di etnia uzbeka, per promuovere l’unità di tutti i musulmani sotto un unico Stato Islamico. Inizialmente, sono stati reclutati esclusivamente giovani uzbeki, per lo più provenienti dalla popolosa regione del Fergana. In seguito, però, il gruppo ha allargato i propri orizzonti iniziando a includere afghani, turkmeni, arabi e persino occidentali. Come nota il Mackenzie Institute, «l’obiettivo iniziale dell’IMU era rovesciare il governo dell’Uzbekistan e stabilire uno stato islamico sotto la legge della Sharia. Da allora, ha ampliato il proprio scopo includendo l’espulsione degli interessi occidentali dal Medio Oriente allargato».

Leader militare e fondatore dell’IMU è stato Juma Namangani, mujaheddin e veterano della guerra contro i sovietici in Afghanistan, dove è stato ucciso nel 2001. Il suo successore Tahir Yuldashev è stato invece ucciso nel 2009 e nell’agosto 2012 la leadership è passata all’emiro Usman Ghazi. Se a fine anni Novanta, l’IMU si ritiene fosse infiltrato dai servizi segreti pakistani (ISI), dai quali riceveva finanziamenti lavorando a stretto contatto anche con i Talebani dell’Afghanistan, il gruppo oggi si finanzia attraverso attività criminali, in primis il contrabbando di droga (oppio). Dopo aver mantenuto aperti i canali con Al Qaeda, da cui in passato ha ricevuto finanziamenti, nel 2015 il suo attuale leader Ghazi ha giurato fedeltà allo Stato Islamico.

 

La rete tedesca e gli obiettivi americani

 

Membri dell’Islamic Jihad Union in un video di propaganda

L’Islamic Jihad Union, invece, è un’organizzazione islamista nata nel 2002 dalla scissione di una parte dei membri dell’Islamic Movement of Uzbekistan (IMU). Oggi il suo centro di gravità è nelle aree tribali del Pakistan e in particolare nella regione del Waziristan, dove il gruppo mantiene legami con leader locali di Al Qaeda, come Abu Kasha Al Iraqi, e dei Talebani, come Hafiz Gul Bahadar.

Fino al 2007 l’organizzazione ha operato in totale clandestinità. Ma la situazione è cambiata dopo l’11 settembre 2007, quando in un comunicato il gruppo ha rivendicato la responsabilità del complotto sventato in Germania contro obiettivi americani e uzbeki, che ha portato all’arresto di un nucleo di cospiratori. Questo salto di qualità improvviso è dovuto proprio all’affiliazione del gruppo alla rete globale di Al Qaeda.

In questo modo è emersa la ramificazione in Germania, particolarmente nella regione del Sauerland, dov’era attiva una cellula terroristica. Da qui, si sono progressivamente uniti all’Islamic Jihad Union numerosi volontari: asiatici, turchi, persino americani e tedeschi. Come Eric Breininger, proveniente proprio dal Sauerland e poi convertito all’Islam, che è stato ucciso durante l’assalto a un avamposto militare pakistano nel Waziristan del Nord, il 28 aprile 2010.

Le forze di sicurezza tedesche hanno sventato più complotti degli islamisti volti a colpire interessi americani in Germania, come l’aeroporto di Francoforte e la base aerea di Ramstein. Dal 2008 in avanti, le operazioni d’intelligence americane contro i dirigenti del gruppo si sono susseguite senza sosta: uno dei comandanti dell’Islamic Jihad Union, Najmuddin Jalolov, è stato ucciso da un drone americano nel settembre del 2009. Mentre nel 2015 l’organizzazione ha diffuso un video in cui l’Islamic Jihad Union sanciva un’alleanza strategica con il leader dei Talebani Mullah Akhtar Mohammad Mansour, a sua volta ucciso nel 2016 da un drone USA in Pakistan.

Dunque, in definitiva, non dovremmo stupirci se prima o poi le indagini del Federal Bureau of Investigation americano dovessero scoprire connessioni dirette tra l’attentatore di Halloween, Sayfullo Habibullaevic Saipov, e il network jihadista dell’Asia Centrale.

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