Duda viene riconfermato alle elezioni presidenziali polacche, ma la sua vittoria, data per scontata nelle previsioni elettorali, è stata tutt’altro che semplice. Trzaskowski, si rivela un temibile avversario politico, il suo risultato elettorale evidenzia la perdita di consensi per Diritto e Giustizia. Si consolida quindi l’opposizione europeista.

Le elezioni polacche sono state seguite con forte interesse da parte di Bruxelles e dagli Stati membri europei. Una lunga attesa: le elezioni erano inizialmente programmate per il 10 maggio e, non senza incertezza, erano state spostate al 28 giugno a causa dell’emergenza Coronavirus. La grande attesa era dovuta principalmente al confronto dei due principali candidati, Duda e Trzaskowski. L’elezione di quest’ultimo avrebbe potuto significare per la Polonia una svolta europeista dopo anni di allontanamento da Bruxelles e radicalizzazione nazionale avuta con Duda.

Il primo turno, quello del 28 giugno, non è stato sufficiente a determinare un vincitore. I risultati hanno visto il presidente uscente Andrzej Duda fermarsi solo al 44% di consensi, mancando quindi la maggioranza assoluta, nonostante le previsioni lo dessero per favorito. Per questo motivo è stato necessario un secondo turno elettorale, di ballottaggio, avuto il 12 luglio, tra Duda e Trzaskowski. Il ballottaggio ha visto vincere il presidente uscente, ovvero una figura distintasi per le sue posizioni conservatrici e per la vicinanza ideologica, nonostante la dichiarata indipendenza, a Diritto e Giustizia, un partito di destra radicale che ha la maggioranza in Parlamento. Al ballottaggio, Duda ha trionfato sul rivale europeista con la risicata percentuale del 51.2%. Il candidato del Po, il sindaco di Varsavia Rafal Trzaskowski, si è fermato invece al 49%.

I risultati sono stati confermati dalla Commissione Elettorale Nazionale polacca, ma rimangono legittimi dubbi di brogli elettorali. La Piattaforma Civica (Po), principale partito di opposizione in Polonia, ha annunciato che presenterà un ricorso alla Corte Suprema per chiedere l’annullamento delle elezioni presidenziali, scrive adnkronos. La legge elettorale è stata cambiata in corsa per volontà di Jaroslaw Kaczynski, leader del partito Diritto e Giustizia, senza che questo avesse cariche istituzionali per procedere al cambiamento legislativo. Le modifiche alla legge elettorale sono state inserite in un pacchetto di decreti da varare per contenere il fenomeno Coronavirus. Di fatto, la legge è stata approvata dalla Camera bassa polacca, Sejm, controllata a maggioranza da Diritto e Giustizia, con 222 voti favorevoli e 214 contrari.

Le nuove modifiche hanno agevolato i positivi al virus, ma soprattutto la categoria degli ultrasessantenni, vale a dire lo zoccolo duro di Diritto e Giustizia. Il cambio in corsa per rendere possibile il voto postale è stato giudicato incostituzionale dall’esperto di diritto costituzionale Wojciech Hermelinski, già presidente della Commissione nazionale elettorale polacca. Questo perché la modifica, avvenuta ad elezioni in corso, viola la Costituzione polacca: le modifiche alla legge elettorale sono legali solo se avvengono con un minimo di sei mesi prima del voto. Come se non bastasse, è sorto il mistero della scomparsa di molte schede elettorali provenienti dai polacchi residenti all’estero, specialmente in Gran Bretagna. La parte polacca espatriata, stando ai poll, avrebbe preferito votare un esponente europeista come Trzaskowski.

Di fatto, Trzaskowski rappresentava la speranza europeista polacca e aver portato Duda ad un secondo turno di ballottaggio è indice della presenza di una reale opposizione, che gradirebbe maggiori legami con Bruxelles. Trzaskowski è membro del partito Piattaforma Civica, che rappresenta il centro destra polacco con vocazione europeista. Nel 2018 è diventato sindaco di Varsavia, sormontando il candidato di Diritto e Giustizia. In poco tempo, ha introdotto un programma gratuito di asilo nido e ha potenziato i trasporti pubblici della città, acquistando veicoli più ecologici. A livello nazionale, ha acquisito popolarità anche grazie alla firma della dichiarazione di sostegno alla comunità LGBT. Infine, nel suo programma elettorale ha insistito sull’importanza dello stato di diritto, della Costituzione, delle riforme giuridiche e della promozione della comunità LGBT.

Duda si trova su posizioni politiche completamente agli antipodi e la sua riconferma fa della Polonia un Paese sempre più radicale e sovranista. Nel suo primo mandato si è già reso protagonista di azioni volte a minare i diritti umani e le pari opportunità. Preoccupa quindi la direzione politica che potrà ora prendere la Polonia, mentre Viktor Orban, Primo Ministro ungaro, non ha esitato a congratularsi con il collega anti europeista.

Con la riconferma della linea nazional-populista, i temi cari agli elettori più conservatori rimarranno capisaldi dell’agenda governativa: leggi per la tutela della famiglia tradizionale, i limiti ai diritti sull’aborto e sulla fecondazione assistita, oltre che l’attacco alla comunità LGBT, etichettata come pericolosa e sovversiva, tanto quanto l’ideologia comunista. Tra le leggi a tutela della famiglia tradizionale, uno degli assi nella manica di Duda è sicuramente stata la proposta di sovvenzione economica di 500 zloty, 110 euro, mensili per ogni figlio non ancora maggiorenne. Altra colonna portante della politica di Duda è l’orgoglio nazionale e la tutela della patria, valori diramati tramite le vie mediatiche nazionali, grazie alla forte influenza governativa su di esse. Infine, il continuum politico tra Duda e Morawiecki spingerà a ulteriori riforme giudiziarie, volte ad indebolire il potere e l’indipendenza della magistratura.

Del resto, in tempi recenti la magistratura è già stata colpita dalle mire di Diritto e Giustizia. Dal Gennaio 2020 è infatti possibile punire la classe giuridica, tramite multe e sollevamento dagli incarichi, nel caso in cui questa critichi le riforme giudiziarie e le nomine di cariche pubbliche. Inoltre, con questa legge viene proibito ai giudici lo svolgimento delle attività pubbliche a valenza politica. Un ulteriore attacco alla magistratura è stato registrato nel 2018, quando il governo Morawiecki ha proposto una legge che avrebbe previsto l’abbassamento retroattivo dell’età pensionabile dei giudici, da 70 a 65 anni. Questo con lo scopo di costringere 27 dei 74 giudici presenti a ritirarsi dalla carica prima della scadenza del proprio mandato, in maniera che il governo potesse selezionarne di nuovi a sua discrezione. Questo attacco però è stato interrotto dall’intervento della Commissione Europea, che ha presentato un ricorso alla Corte di Giustizia Europea in virtù delle violazioni del principio di indipendenza della magistratura.

Nonostante queste premesse, la direzione politica della Polonia potrebbe non essere esente da scossoni o possibili cambi di fronte. Lo testimoniano i risultati elettorali che hanno visto Duda vincere con molta fatica, e con dei possibili brogli elettorali. È di questo avviso anche Sophie in ‘t Veld, deputata liberale olandese, che ha dichiarato su Twitter quanto fosse incoraggiante e di buon auspicio che così tanti, soprattutto giovani, si siano mobilitati per una Polonia aperta e inclusiva nel cuore dell’Unione Europea, sottolineando quanto sia preoccupante che un politico abbia vinto le elezioni in Europa nel 2020 grazie a una campagna fondata sull’omofobia. La presenza di una solida opposizione popolare è stata testimoniata dal 49 % ottenuto da Trzaskowski al ballottaggio. Diritto e Giustizia è in declino, non godendo più delle stesse percentuali di consenso degli anni precedenti. I prossimi 3 anni di Morawiecki potrebbero quindi aprire nuove chance all’opposizione polacca, grazie anche la spinta dell’Unione Europea nel condannare gli atti incostituzionali di questo governo.